“In Calabria avete ogni ben di Dio”

Dom, 18/08/2019 - 12:40

Mi chiama il sindaco di Bianco Aldo Canturi: confermato, quest’anno suonano i Nomadi. I Nomadi sono uno dei gruppi storici che hanno cantato l’Italia. Chiedo se è possibile intervistare prima del concerto Beppe Carletti che insieme al compianto Augusto Daolio sono stati i fondatori del gruppo nel 1963. Grazie a Maurizio Blaso della Iacopino Team, mi ritrovo prima del concerto in un ristorante a parlare con loro e con il sindaco, finché lo stesso Beppe mi dice di sederci in un altro tavolo. Vedo subito il viso di una persona che ha vissuto, che mostra nelle piccole rughe l’esperienza e la conoscenza.
Siete il terzo gruppo italiano per vendita di dischi. È una cosa che colpisce, ciò significa che rimarrete nella storia della musica italiana. Cosa pensate di aver trasmesso?
Domandona questa. Penso che noi abbiamo raccontato la vita e la stiamo raccontando ancora con le nostre parole, con la semplicità, che non è facile. Ma se siamo ancora qua è sicuramente per la nostra normalità e semplicità che ci ha permesso di arrivare a 56 anni di storia. Non siamo speciali, non abbiamo inventato niente. Certamente il nostro è stato un gruppo da sempre indipendente, oggi produciamo noi stessi la nostra musica, ma anche quando abbiamo iniziato le case discografiche non ci hanno mai limitato.
Augusto è stato il fondatore del gruppo insieme a te, cosa porti di lui in giro per il mondo?
Siamo diventati uomini insieme, siamo partiti che avevamo 16 anni, poi purtroppo al compimento dei 45 anni Augusto se ne è andato. Per me è stato un compagno di viaggio incredibile, ineguagliabile. Siamo stati un duo molto forte, ognuno con le proprie capacità. È sempre presente, perché in tutti i nostri concerti Augusto viene citato, mi sembra giusto farlo. Non si può scindere il nome dei Nomadi da quello di Augusto. Lui mi diceva sempre che noi siamo come dei menestrelli del medioevo, che ascoltato un racconto lo suonavamo in giro nei paesi per farlo conoscere a tutti.
Sicuramente avete cantato in molte parti della Calabria e quindi conoscete molto bene questa Regione. Cosa vi ha colpito di più di questa nostra martoriata terra?
Martoriata mica tanto, avete una terra bellissima, avete il mare e la montagna, avete ogni ben di Dio in Calabria. Siete, per certi versi, un po’ da invidiare; per altri un po’ da condannare, perché credo che con questo patrimonio che vi trovate tra le mani dovreste avere molto di più, pretendere molto di più. Io è da tanti anni che vengo in Calabria per suonare e ogni volta dico: “Ma guarda questi qua che hanno tutto”. Il vostro è un paradiso. Negli anni mi sono fatto tanti amici, penso che l’amicizia con un calabrese è un’amicizia che dura per sempre. Ai ragazzi che sono con me, che sono più giovani, racconto che negli anni ‘80 suonavamo in Calabria da metà agosto fino a metà settembre, piantavamo le tende, stavamo sempre qua, questo per dirti quanto siamo sempre stati amati dai calabresi. Questa terra la portiamo sempre nel cuore.
Come la canteresti?
Credo con una canzone di speranza, abbiamo una canzone che si chiama “Il paese”, quella lì sicuramente. Non ci sono le immagini della Calabria, in quanto nella canzone si racconta di risaie e di filari di pioppi, però parla del paese, di persone molto laboriose. Quindi io direi che “Il paese” è la canzone che descrive bene la Calabria.
Come nasce il nome Nomadi?
Quando io ho cominciato ci chiamavano “I monelli”, perché avevamo 14 anni, dopo io e Augusto ci siamo incontrati all’età di 16 anni, e a 16 anni dovevamo cambiare nome, non eravamo più bambini. Ho letto su un settimanale che c’era un gruppo chiamato Nomadi che suonava dischi e si era sciolto. Allora ho pensato: “Nomadi è il nome più bello che ci possa essere”, anche perché ho pensato alla mia povera mamma, se le avessi detto un nome difficile da pronunciare. Allora abbiamo cercato un nome che fosse comprensibile a tutti e poi alla fin fine ho pensato che portasse bene. All’inizio ci chiamavamo i 6 nomadi, poi i Nomadi adesso siamo alla terza, quarta formazione, siamo sempre in 6 ma Nomadi e basta. Abbiamo cercato di essere sempre veri, cioè noi stessi.
C’è stato un fenomeno particolare nella Locride in questi giorni: il Jova Beach Party. La cosa strana è che Jovanotti decide di fare un concerto di pomeriggio che è finito a mezzanotte, ed è riuscito a portare 30 mila persone, che quando sono andate via non hanno lasciato una bottiglia o una cicca di sigaretta per terra, insomma ha fatto scoprire un altro tipo di concerto. Ha fatto scoprire noi più civili. Jovanotti è un guru vero?
Lorenzo è sempre stato avanti rispetto agli altri, ha sempre avuto delle idee geniali, ha anche avuto dei periodi d’ombra. Io ho suonato la fisarmonica con Lorenzo, in Piazza dello Zoccolo, a Città del Messico quindi siamo in un altro mondo. Per me è un ragazzo molto intelligente e questa idea del Jova Beach Party è molto bella. Lui ha queste idee qua e le può realizzare, non tutti lo possono fare, ma lui può.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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