“Il capo-locale”

Dom, 25/11/2018 - 18:40
Giudiziaria

Sul ruolo del Capo Locale, nell’ambito del più volte richiamato processo Crimine – si fa riferimento in particolare alla sentenza 11256 nr. 106/12 R.Sent. emessa il 08.03.2012 dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Gip/Gup - è stato accertato che all'interno del comparto denominato “società maggiore”, alcuni dei “maggioranti” rivestono delle cariche (temporanee o vitalizie) e svolgono funzioni ben determinate: il Capo Locale, detto anche “capo bastone”, è al comando del locale.
A differenza delle altre cariche, il capolocale svolge il suo mandato senza limiti temporali: salvo problemi di salute o familiari, la carica di capo locale è dunque vitalizia.
Il ruolo di centralità del Capo Locale/Società nell’affiliazione/concessione di gradi/doti/cariche viene chiarito anche nell’ambito del p.p. 1389/08 RGNR DDA RC Crimine laddove emerge che «…solo il capo locale o il capo società può concedere l’assenso affinché uno ‘ndranghetista sia elevato al grado superiore…».
Elemento, questo, emerso in tutta evidenza da una conversazione tra Oppedisano Domenico e tale Nesci il quale spiegava che «poi è arrivato qua… quello si presenta, come devo dire, con la cosa sopra della "barvara" (testuale)… che teneva la barra ed ora gli hanno dato sopra della barra… questo manco ha chiesto niente qua a noi… non è che questo aveva chiesto e noi glielo abbiamo rifiutato…» rivendicando che «avrebbe dovuto sapere preventivamente e, quindi, fornire consenso affinché questo personaggio, ricevesse l’elevazione del grado ovvero, ricevesse un “fiore” … con le parole “se uno si merita un fiore, devo saperlo io” egli in maniera esplicita afferma che in quel contesto criminale le decisioni spettano a lui; è lui il personaggio deputato al conferimento di gradi nella replicazione della “società” di “ndrangheta a Singen, è lui il “capo” a lui spettano certe decisioni (come quella fondamentale del conferimento di gradi). Da questo punto di vista il Nesci, secondo gli investigatori, è da individuarsi come “capo locale”.
Inoltre, viene ricavato che il predetto grado (fiore) potrà anche non essere riconosciuto dal Nesci in qualità di “capo locale” della locale di riferimento dell’interessato (“Non riconoscete li a lui? Eh … più di questo … volete fa? …” Comunque voi potete fare pure non … finché non chiarite non gli date confidenza a … a quel riguardo …) fino a quando la posizione di questi non sarà chiarita. …».
La regola che dunque si ricava prevede che «il capo società cui appartiene il proposto debba essere interpellato al fine di esprimere un parere (“se glielo ha dato, Totò gliel'ha dato, noi non gliel'abbiamo dato a noi non hanno chiesto per niente…”) ed eventualmente dare il suo assenso (c'è però ricordatevelo che c'è chi gli ha dato la liberatoria…, qualcuno il permesso gliel'ha dato credo io… eh, eh…).
È quindi norma che prima di elevare il grado a uno ndranghetista è obbligatorio chiedere il parere al capo società o al capolocale cui questi appartiene (“lo dovevano fare obbligatoriamente… loro che cosa sanno di una persona…”) al fine di sapere “… come si comporta e come non si comporta…”)».
Ulteriori conferme in tal senso pervengono dalle intercettazioni eseguite all’indirizzo di Oppedisano Domenico, il quale sul punto specificava che «anche per quelli fuori territorio bisogna parlare con i responsabili e che sono i responsabili a doverli portare avanti e non che uno viene da un altro mondo…».

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