“L’elisir d’amore” di Donizetti apre il Locri Opera Festival

Dom, 14/07/2019 - 17:00

Il Comune di Locri, in sinergia con l’Associazione Traiectoriae, l’Orchestra e il Coro del Teatro Cilea di Reggio Calabria, propone, come primo appuntamento del Locri Opera Festival, inserito all’interno del Calabriae Opera Musica Festival, “L’elisir d’amore”, melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani per le musiche di Gaetano Donizetti.
Sul podio dell’Orchestra sarà il Maestro Alessandro Tirotta mentre la messinscena dell’opera a Locri è affidata a Franco Marzocchi, coadiuvato da Annunziato Gentiluomo. L’ambientazione sarà la Locride degli inizi del Novecento per una produzione “glocal” che sarà in grado di far sognare il pubblico.
I solisti, sostenuti dal Coro del Teatro Cilea, istruito da Tirotta, saranno: Antonio De Gobbi (Dulcamara) cantante che vanta una grande carriera. Ralitza Ralinova (Adina) Bulgara, seconda classificato alla terza edizione del Concorso lirico Beppe De Tomasi, Massimiliano Silvestri (Nemorino), Cuneyt Unsal (Belcore) Turco, Antonio De Gobbi (Dulcamara) e Ilenia Morabito (Giannetta).
Il trucco e le acconciature sono curate da Alfredo Danese mentre le luci da Matteo Service.
“Da una lettura attenta dell’opera - precisa il regista Franco Marzocchi, - appare evidente come il tutto si basi da una parte sulle schermaglie amorose, tipiche della commedia settecentesca, quella di Goldoni per intenderci dove notiamo la relazione tra Locandiera e Fabrizi o tra padrona e servo, dall’altra sul giocare con i sentimenti, sul far finta, caratteristica della Commedia del Novecento, e che troviamo in particolare nella figura di Adina che, ad un certo punto, consiglia a Nemorino dei seguir l'usanza mia ogni di' cambiar d'amante, elemento di assoluta modernità per il tempo. Ho voluto quindi concentrarmi, inserendole nella cornice popolare, legandomi alla tradizionale, sulle dinamiche e sulle relazioni tra i personaggi, caratterizzando Adina come una Mirandolina dell’Ottocento qualche volta vince, altre perde e altre ancora ci rimette. Con Annunziato Gentiluomo si è pensato di ambientare l’allestimento nella Locride di inizio Novecento, cercando di riproporre scenicamente uno spaccato di quella zona, con elementi indigeni, assolutamente inequivocabili, e di curare l’effetto vox populi e le pressioni sociali di paese”.
“Se da quasi duecento anni è l’opera più rappresentata di Donizetti, assieme a “Lucia di Lammermoor”, lo si deve a qual genio creativo che lo contraddistingueva - precisa invece il direttore d’orchestra, Alessandro Tirotta, - quell’estro per il bel canto che lo portò in sole due settimane di lavoro a cristallizzare sul pentagramma quel connubio di musica sublime e poesia che affascina da sempre. “L’elisir d’amore” è una trama semplice, come dice Donizetti, “la storia di un amore non corrisposto di un sempliciotto per una fittavola capricciosa e irraggiungibile….”, orchestrata tuttavia in modo sempre brillante e ragionato, in cui la musica accompagna, come un cuscino, il canto, spesso vivo e brillante, a volte appassionato e commovente, come il fa minore di “Adina credimi” che assegna allo spartito uno spessore diverso da quello a cui siamo abituati assistendo ad un opera buffa. In effetti, Dulcamara a parte, che è il personaggio buffo, ispirato probabilmente a “Il ciarlatano” di Giuseppe Gioachino Belli, gli altri personaggi si muovono su un tessuto musicale smagliante e caratteristico del repertorio buffo, passando da questo genere al serio in modo sempre graduale e mai stucchevole. Importantissimo per quest’opera è il sesto personaggio in scena: il coro, sempre partecipe a seguire le vicende e a viverne le emozioni. Quando si affrontano partiture di questo calibro è da presuntuosi affermare, come spesso accade, di voler “dare un’interpretazione nuova” o “restituire al pubblico l’essenza della partitura”; è un processo insito nel lavoro stesso del direttore d’orchestra quando affronta il lavoro con un cast che è sempre diverso per le proprie caratteristiche, come cosi lo è l’orchestra e il coro. Ogni compagine ha una sua specificità, cosi come ogni solista; se così non fosse le orchestre e le masse corali sarebbero tutte uguali e ogni esecuzione simile all’altra. La lettura musicale della partitura di un direttore è sempre interconnessa con gli artisti coinvolti e mai identica. L’orchestra del Teatro Cilea e il Coro lirico Cilea, realtà più che solide, sicuramente saranno protagonisti assieme ai solisti, un cast di affermati professionisti provenienti da vari paesi d’Europa, nonché italiani e anche calabresi, di una nuova versione del melodramma giocoso di Donizetti, fluido e coinvolgente che sono sicuro farà sorridere e commuovere”.
“Se ne parlava già l'estate scorsa col maestro Tirotta de "L'elisir d'amore" a Locri - conclude Annunziato Gentiluomo, collaboratore alla regia e alla messinscena, - e alla fine siamo riusciti a concretizzare questo progetto grazie alla direzione artistica di Domenico Gatto quest'anno. Il melodramma giocoso di Donizetti, espressione raffinata del belcanto, una delle opere più rappresentate al mondo giunge nella nostra terra proseguendo un percorso che è iniziato con "La traviata" prima e con "Rigoletto" e "Il barbiere di Siviglia" poi. Siamo animati dal desiderio di rendere a portata di tutti, sia economicamente sia logisticamente, il grande repertorio operistico, favorendo un sano processo di socializzazione nei confronti della lirica, autentico made in Italy”.
Si ricorda che i biglietti, il cui costo è 30 e 20 euro, sono acquistabili presso “La gru” di Siderno, l’agenzia di viaggi Persefone e il Bar Riviera di Locri, e online all’indirizzo www.inprimafila.net.
Si segnala che i media-partner dell’evento sono ArtInMovimento Magazine e Studio54Network mentre “La gru” è uno sponsor tecnico.

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