“La Città Metropolitana non è il bancomat di Reggio Calabria”

Dom, 10/06/2018 - 11:00

È trascorso oltre un anno dalla nascita della Città Metropolitana, un nuovo Ente che ha consentito all’intera provincia di Reggio Calabria di sedere nelle stanze dove si disegna il futuro del Paese. Per capire cosa è stato abbozzato in questo primo anno di vita abbiamo intervistato il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà.
Cosa ha significato la nascita della Città Metropolitana?
La nascita della Città Metropolitana ha segnato davvero un passaggio storico per il nostro territorio. Abbiamo acquisito uno status che oggi ci consente di programmare e di relazionarci direttamente con il Governo, dall’interno di un sistema di Città Metropolitane che supera la contrapposizione tra i diversi territori. Abbiamo chiuso l’epoca del campanile, dimostrando di saper fare squadra, di ragionare come sistema: le città metropolitane possono essere il motore dello sviluppo dell’intero paese. Questo ci ha consentito di attingere a risorse cospicue, cambiando anche l’ottica della programmazione, secondo un metodo omogeneo che guarda al territorio nel suo insieme, secondo le sue caratteristiche e peculiarità. È questo il vero cambiamento. Siamo partiti in ritardo, è vero, non per colpa nostra. Ma questo ci ha consentito, di evitare gli errori e le lungaggini vissute in altre Città Metropolitane e di procedere spediti sul percorso che avevamo fissato. Oggi possiamo affermare che in poco più di un anno di lavoro effettivo, quel gap sia stato ampiamente recuperato, grazie soprattutto all’ottimo lavoro promosso dal consiglio metropolitano. Anzi su diversi aspetti siamo avanti ad altri Enti metropolitani partiti molto prima di noi.
Tra le priorità che vi eravate prefissati per questo primo anno vi erano le strade, l’edilizia scolastica e il dissesto idrogeologico. Siete riusciti a realizzare quanto previsto?
Sì, sono i tre pilastri dell’azione amministrativa dell’Ente, insieme alla nuova visione della programmazione strategica. In questo, posso dirle, è stato fatto un buon lavoro. Sulla viabilità abbiamo dovuto fare i conti con una riduzione sostanziale, addirittura 30 milioni in meno, dei contributi dello Stato. Un taglio generalizzato che ha comportato una serie di problematiche nell’erogazione dei servizi. Dopo un lungo lavoro diplomatico, portato avanti insieme ai colleghi sindaci delle altre Città Metropolitane, siamo riusciti a ottenere in quest’ultima finanziaria una quota di 17 milioni aggiuntivi da spalmare nei prossimi anni. È sempre meno di quello che ci serve. Non è un caso che l’intera quota di avanzo di bilancio sia stata destinata alle strade. Situazione simile per ciò che riguarda l’edilizia scolastica, uno degli obiettivi strategici del nostro lavoro, egregiamente coordinato dal delegato Demetrio Marino. Qui abbiamo programmato investimenti per un totale complessivo di 52 milioni di euro, attraverso bandi regionali e ministeriali. E sul dissesto idrogeologico, la cui competenza è regionale, abbiamo avviato un’interlocuzione stringente con i dipartimenti a Catanzaro, grazie anche all’ottimo lavoro portato avanti dal consigliere delegato Nino Nocera, che ci ha consentito di aprire una serie di cantieri importanti, tanto sulla jonica che sull’area grecanica. Complessivamente su questo tema siamo riusciti ad attivare un finanziamento regionale di ben 40 milioni di euro per la messa in sicurezza del territorio e la mitigazione del rischio di dissesto idrogeologico.
A marzo scorso è stato annunciato l’avvio del Piano Strategico della Città Metropolitana che lei ha definito una “sfida epocale”. Di che si tratta e come si intende agire?
Questo che lei richiama è davvero il cuore del nostro lavoro, che segna la vera mission della Città Metropolitana. Nonostante il ritardo iniziale siamo stati tra i primi in Italia ad approvare le linee guida del piano strategico. È stato fatto davvero un ottimo lavoro che sta ancora proseguendo. Le riunioni e gli incontri con i rappresentanti del territorio, le associazioni, i portatori d’interesse positivi, si susseguono quotidianamente. Il consigliere metropolitano Fabio Scionti sta seguendo la partita in maniera stringente. Possiamo affermare che entro la fine della consiliatura consegneremo a questo Ente il piano della programmazione strategica che segnerà le linee di sviluppo per i prossimi decenni.
Il Piano Strategico consentirà di percepire la Città Metropolitana non come il frazionamento dei 97 comuni ma come un insieme di grandi quartieri di un’unica area omogenea. Una visione che sembra promettere bene per la Locride…
L’obiettivo è quello di generare un cambiamento nell’approccio che i cittadini hanno nei confronti del territorio. Considerare la Città Metropolitana come un unico territorio omogeneo, seppur nelle peculiarità delle diverse aree, significa pensare una programmazione comune, una progettazione unitaria e armoniosa. Per farlo è chiaro che dobbiamo superare i gap che ancora esistono. A cominciare da quello delle infrastrutture. Fino a quando i cittadini della “periferia metropolitana” impiegheranno due ore a raggiungere il centro non si comprenderà la reale portata di questo processo. Dobbiamo insistere su questo. È il presupposto essenziale in grado di generare quel senso collettivo di comunità che sta alla base di una comune identità metropolitana.
Qualcuno sostiene che la Città Metropolitana sia stata “usata” come bancomat dal comune di Reggio Calabria. Proviamo a smentire le malelingue illustrando cosa è stato fatto per i 42 Comuni della Locride?
Mi viene da sorridere quando sento queste cose. Io suggerirei di guardare i dati e gli investimenti reali. Noi ci siamo dati un metodo, che è quello di guardare alle esigenze delle persone, alla popolazione, abbattendo le bandierine di appartenenza, le simpatie e le antipatie. Insieme ai consiglieri metropolitani, al Vicesindaco Riccardo Mauro e al delegato al Bilancio Nino Castorina, che ringrazio per il decisivo apporto che hanno dato in questo primo anno di lavoro, ci siamo dati questa regola. È una responsabilità istituzionale e come tale va affrontata. Per gli investimenti il criterio è sempre stato primariamente quello proporzionale, rispetto alla popolazione. Il comune di Reggio ha un terzo della popolazione e ha avuto un terzo delle risorse, anzi direi molto meno. Abbiamo dato priorità alle situazioni più critiche. È chiaro che chi è più indietro necessità di investimenti superiori. Si spiega anche così il lavoro che è stato fatto in tanti Comuni, grandi e piccoli, della Locride come delle altre aree omogenee.
Secondo lei, i sindaci della Locride sono riusciti a ritagliarsi degli spazi all’interno del Consiglio Metropolitano? Hanno saputo approfittare di quest’opportunità?
Guardi c’è da dire una cosa in modo molto franco. Questo è un impegno nient’affatto semplice. Non è facile fare il sindaco e al tempo stesso occuparsi delle attività metropolitane. La Legge Delrio ci mette di fronte a questa doppia responsabilità. Gli amministratori si trovano quindi a dover affrontare il doppio delle questioni, senza avere per questo impegno nemmeno un gettone di presenza. Le distanze poi non aiutano. Come dicevo, non è possibile che un sindaco della Locride debba impiegare un’intera giornata per arrivare a Reggio per svolgere il suo ruolo in chiave metropolitana. Io sono molto soddisfatto del lavoro che è stato svolto fino ad oggi. Penso ad esempio al lavoro egregio portato avanti dalla consigliera Caterina Belcastro che viene proprio da quel territorio. Ma in generale non posso che fare un plauso a tutti i consiglieri che hanno agito con grande impegno e dedizione. Nulla era scontato. Eppure se oggi abbiamo fatto dei passi in avanti è dovuto proprio a loro.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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