373 giorni in luna di miele per dimostrare che il mondo è meraviglioso

Dom, 09/12/2018 - 12:00

“Quello che stiamo per fare non è un atto egoistico nè tanto meno folle, se non di lucida follia. Vogliamo conoscere le meraviglie del mondo per poter raccontare ai nostri figli una bella storia e dimostrare che il mondo non è quello che si vede attraverso i telegiornali”. Con queste parole il 1º settembre 2017, durante il ricevimento di nozze, Matteo e Simona hanno annunciato ad amici e parenti la loro intenzione di intraprendere una luna di miele che li avrebbe visti gironzolare per il mondo con zaino in spalla, mano nella mano, per un anno intero, anzi per 373 giorni. Quattordici i paesi visitati: Stati Uniti, Messico, Perù, Bolivia, Cile, Argentina, Nuova Zelanda, Australia, Indonesia, Malesia, Myanmar, Tailandia, Cambogia, Giappone.
Una domanda che vi avranno fatto in tanti: quanto vi è costato girare il mondo per un anno?
In effetti è la domanda che tutti ci pongono ma nessuno conosce la risposta, neanche noi! Ne daremo notizia attraverso il nostro blog ma prima vogliamo farci bene i conti. Non vogliamo che un intero anno di viaggio venga assimilato a uno sterile numero. Vogliamo motivare tutte le decisioni che hanno portato al risultato finale, così da far capire cosa intendiamo con “viaggiare costa meno di quanto si creda, a patto di scendere a compromessi”. Però possiamo dirvi che torniamo a casa con una vittoria: non solo siamo riusciti a rispettare il budget che ci eravamo prefissati ma siamo riusciti persino a risparmiare. E anche l’esame di economia di viaggio è superato!
Non vi siete lanciati in quest’avventura per scampare alle visite post-matrimonio dei parenti, vero?
Temevamo le loro incursioni e per questo abbiamo giocato sporco: in previsione del viaggio anziché acquistare una casa abbiamo acquistato… uno zaino! Ci è piaciuto vestire per un po’ i panni dei fuggitivi. Purtroppo il gioco è finito e, ahinoi, adesso che siamo rientrati non abbiamo più modo di sfuggire alle loro grinfie. Aiutateci!
La tappa che vi ha fatto sentire più a casa e quella in cui vi siete detti “ma chi ce l’ha fatta fare”?
Il posto che mi è piaciuto (Matteo) di più in assoluto è stato il Messico. Che tu sia in Italia o negli Stati Uniti, tutti descrivono il Messico come il posto più pericoloso del mondo. Non ci ho mai creduto. E infatti quando sono arrivato lì mi sono sentito tranquillo, accolto da persone che mi hanno fatto sentire a casa. E poi diciamolo, il cibo spacca!
Però siamo d’accordo nel dire che ci farebbe piacere andare a vivere in Giappone. Lì è un mondo completamente diverso. È difficile descriverlo, è una sensazione che abbiamo provato sulla nostra pelle. Certamente la nostra è un’impressione da turisti e non è detto che poi viverci si riveli diverso dalle aspettative.
Il posto più disgraziato? Los Angeles! Dietro le luci dei riflettori e la facciata della grande città si nasconde una tendopoli nel più completo degrado. Siamo sopravvissuti per raccontarlo e possiamo dire che mai abbiamo provato paura come in quel momento.
Avete toccato 4 continenti. L’insegnamento che avete tratto da ognuno?
L’Europa è il continente di partenza e che per questo viaggio abbiamo deciso di accantonare, rinviandolo a quando sarà più facile visitarlo. Dopo aver viaggiato in lungo e in largo abbiamo avuto la conferma che l’Europa è piccina ma possiede talmente tanto che una vita non basta.
Abbiamo visitato entrambe le Americhe. Gli Stati Uniti sono il Paese delle opportunità. Abbiamo avuto l’impressione che qui ci sia spazio per chiunque abbia delle buone idee e non nascondiamo di averci fatto un pensierino. Quella Latina ci ha invece consentito di entrare in contatto con realtà più povere. Si dice che i soldi non fanno la felicità e da queste parti ci credono davvero. Basta osservare i loro sorrisi per rendersene conto. Qui ne abbiamo visti di talmente calorosi da esserne rimasti affascinati.
Il Sudest asiatico è stato fe-no-me-na-le. Qui si vive “alla giornata”, un concetto molto distante da quello a cui siamo abituati. Accumulare ricchezze per un ipotetico futuro è inutile, meglio tornare a casa e sapere che ci sono un piatto caldo e una famiglia ad attenderli. Questa filosofia di vita li rende più spensierati e certamente più felici. Non sappiamo se riusciremmo a vivere in questa maniera ma una cosa è certa: loro stanno bene così, forse meglio di noi.
E l’Oceania? Beh, è una terra strana. Abbiamo visitato Nuova Zelanda e Australia, entrambe colonie inglesi. Ci è infatti sembrato di essere nel Regno Unito, con la differenza che qui siamo stati accolti come amici di vecchia data. Ecco, forse l’Oceania ci ha insegnato che non bisogna andare dall’altra parte del mondo per scoprire che la meraviglia è intorno a noi.
Siete riusciti anche a fare volontariato per due settimane in Perù. Di cosa vi siete occupati?
E stata un’esperienza meravigliosa a cui dobbiamo lo splendido ricordo del Perù. Meravigliose le Ande, superlativa Machu Picchu, grandiose le escursioni. Però non siamo riusciti a entrare in sintonia con i peruviani, di indole schiva e spesso razzista nei confronti dei turisti. In questa comunità latto-vegana di orientamento indù abbiamo incontrato viaggiatori di tutto il mondo ed è stato come tornare a casa. Del resto avevamo programmato di rimanere una sola settimana e poi, innamorati, abbiamo chiesto una settimana in più.
La mattina impastavamo il pane che veniva cotto nel forno comune e nel pomeriggio facevamo i venditori ambulanti. Il ricavato veniva utilizzato per sostenere le spese della comunità. Infine la sera, quando tutti eravamo rientrati dal lavoro, si pregava. Era un inno alla vita piuttosto che un sermone. Si cantava e suonava insieme, generando vibrazioni positive che riusciamo a sentire ancora adesso quando vediamo le foto e i video. È stato bellissimo. Hare Krishna!
Che ci dite del Breaking Bad Tour?
La metanfetamina è tutta colpa di Matteo. È un patito della serie e fin dall’inizio, quando si pianificava l’itinerario del coast-to-coast statunitense, Albuquerque era stata fissata come tappa imprescindibile. In questa città è stata girata la serie ed è possibile visitare i luoghi delle riprese. Alcuni di questi – per esempio l’autolavaggio o il fast-food Los Pollos Hermanos – svolgono la medesima attività, seppure sotto nome diverso. È stato bellissimo perché ad accompagnarci è stata una ragazza che lavora nel settore cinematografico e che, oltre ad aver lavorato con alcuni attori della serie, ne conosce i retroscena. Ovviamente mentre Matteo era gasatissimo, Simona faticava a capire cosa ci fosse di tanto entusiasmante. “Ma è soltanto una casa!” diceva, non sapendo che quella casa è appartenuta a Mr. White!
Cosa avete scoperto l’uno dell’altra grazie a questo viaggio?
Vivere 24 ore insieme non è facile e per certi versi è una forzatura. Non ci sono vie di fuga, quando subentrano gli attriti bisogna affrontarli e subito. Questo ci ha portato a essere più comprensivi e anche più rispettosi nei confronti dell’altro, in una maniera diversa dal comune. Per noi rispetto non è solo assecondare le attitudini dell’altro, significa apprezzare i pregi ma soprattutto i difetti. E, perché no, anche le stramberie. Perché dobbiamo modificare tutto a nostro piacere quando possiamo riderci su?
Avete lasciato il lavoro per questo viaggio. E adesso che l’avventura è finita?
Riprendiamo da dove eravamo rimasti ma con le idee più chiare. Non è ancora tempo di fare progetti di lungo termine perché non sappiamo cosa il futuro abbia in serbo per noi e dove andremo a vivere. Certamente tornare in Calabria è stata una scelta mossa non solo dalla vicinanza con la famiglia ma anche e soprattutto dall’esigenza di portare avanti le nostre aspirazioni. Stiamo studiando, ciascuno nel suo ambito, per costruirci una professione. Ovviamente ricominciare daccapo è dura ma sarebbe stato peggio vivere col rimorso. Come abbiamo detto a più di uno scettico nei giorni precedenti “un lavoro dura, forse, 30 anni ma un’esperienza del genere dura una vita”.
“Avvicinati all’altro, parlagli, incontralo, conoscilo, meticciati!... Fatti una cultura, non solo di libri ma anche di persone”. Questo quanto dichiarate nel vostro video-manifesto in cui spiegate le ragioni del progetto. Cosa vi ha insegnato l’altro?
Ci ha insegnato che le favole della buonanotte, i film fantasy e quelli di fantascienza avevano ragione: c’è ancora una speranza per l’umanità.
Qualche anticipazione sul prossimo viaggio, è già in cantiere?
Non abbiamo tempo. Studio, lavoro, a pranzo un panino e adesso non possiamo più mollare tutto e partire. Oppure no?
A diverse persone che ci hanno ospitato abbiamo promesso di tornare a trovarle. Nel frattempo ne stiamo ospitando altre a nostra volta. Ci sentiamo in debito con l’universo e vogliamo fare il possibile per aiutare e conoscere altri viaggiatori. Vogliamo provare che è possibile viaggiare anche rimanendo fermi.
L’Europa è dietro l’angolo e la notte ci viene a chiamare in sogno, tentatrice come una sirena dell’Odissea. E poi abbiamo un conto in sospeso con l’Africa, che abbiamo dovuto rimandare. E a noi non piace avere debiti.

 

Insomma, il viaggio continua! Siete curiosi di conoscere le prossime tappe? Seguiteci sul nostro blog SimuMatti (www.simumatti.com) e su Facebook, Instagram e YouTube.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
Rubrica: 

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