Addio ad Ilario “Ubitti”, imperatore dello stile italiano

Dom, 29/04/2018 - 12:20

Riecheggiano in me i versi manzoniani che esprimono quel restare attoniti per una ferale notizia, quel restare muti “pensando all’ultima ora” di un caro amico.
Se per le tante persone accorse al suo funerale, celebrato nella Chiesa degli Artisti, Ilario era l’arbiter elegantie della Roma dei grandi imprenditori, dei Vip, dei calciatori, dei professionisti e dei politici, per noi della Locride, Ilario era semplicemente “U Bitti”. Un nomignolo affettuoso che identificava chiaramente l’originale, eclettico, fantasioso e coraggioso ragazzo roccellese che ascoltava musica beat, si vestiva come i Teddy boys, scorazzava con macchine e lambrette d’epoca, apriva le piste da ballo dal mitico Blu70 al Lido Flora e già a vent’anni dava lezioni di stile.
Nell’arco dei 50 anni vissuti a Roma, Ilario ha trasformato il suo stile in una vera e propria griffe internazionale. Il marchio “Ilario Alta Sartoria Italiana” aveva varcato i confini del Mediterraneo per approdare, proprio qualche settimana fa, in Cina. Divenuto nel 2015 Presidente dell’Antica Accademia Nazionale dei Sartori, lo abbiano vista, nella sua ultima intervista del nove aprile, a TG2 Costume e Società, aprire le porte di Rebibbia per portare ai detenuti la dignità del mestiere di sarto. Insieme ai figli aveva creato anche una linea di accessori di lusso, dai guanti agli occhiali, dai gemelli ai tabar di cachemire, dalle scarpe alle sacche da golf, tutti pezzi unici cesellati da sapienti artigiani ed innovativi designer.
Ilario aveva costruito con fatica e sacrifici il suo il successo. La notorietà è solo stata la normale conseguenza della sua passione per l’alta moda, della sua amabilità, del suo fiuto per gli affari, della sua intraprendenza.
Il suo atelier romano era un punto di riferimento per tutti, amici e clienti a cui Ilario garantiva non solo eleganza ma sinergie, sincronie ed alchimie di arte e bellezza. È in questo atmosfera di esclusività e lusso che Paul Cayard, il grande velista americano, nel 2011 fonda con il Ilario e per Ilario, il Club dell’Eleganza: un luogo per digital & young gentleman, che non solo condividono abiti, profumi e cravatte ma discutono di arte politica e affari degustando vin, distillati e prodotti calabresi.
Nessuno chef stellato fa dimenticare ad Ilario i sapori della sua Terra: neanche il più raffinato caviale eguaglia il sapore dello stocco di Mammola o delle polpette di melanzane. Nessun mare salpato è per Ilario più azzurro e più spensierato del mare di Roccella. Nessun viaggio impedisce ad Ilario di tornare a Sud, perché niente e nessuno può impedirci di “tornare sempre all’amore.
Tacciato di megalomania, ammirato o invidiato come un grande Gasby, Ilario alle inutili chiacchiere preferiva il silenzio e la concretezza dei fatti, ai galà sofisticati ed esclusivi l’intimistica semplicità della suo terrazzo e del suo orto.
Le sue robuste radici calabresi costituivano il segreto della sua tenacia, del suo non arrendersi mai, del suo ricominciare daccapo.
A chi come me lo conosceva intimamente e lo aveva anche assistito come legale nelle sue grandi imprese, Ilario non è mai apparso un folle ma solo un saggio visionario: come nella famosa metafora di Antony De Mello, Ilario, non ha ceduto alla tentazione di credersi un pollo. Pur essendo nato e cresciuto tra i polli, aveva creduto al messaggio di essere aquila e aveva osato volare alto.
Sorretto da ali d’aquila e talento, cercando la Grande Bellezza, ha sancito i canoni della eleganza maschile, abolendo per se per chi aderiva al suo club le camice con le maniche corte, le camice a tinta unita, i nodi di cravatta allentati, i sandali e l’eccesso di attività sportiva.
Forse Sorrentino lo avrebbe voluto nel suo film ma a quel set cinematografico che più che alla bellezza, rendeva omaggio alla decandenza di Roma, Ilario con la sua vecchia Vespa 50 ha scelto di restare fedele all’intramontabile charme di Gregory Peck, evocando con il suo sorriso una eterna e lunga allure da Vacanze Romane.
Come accade sempre nel misterioso palcoscenico della Vita, Ilario ha scelto di interpretare quella realtà che supera la fantasia, quella Vita che gli altri non potranno mai sapere, capire, vedere o bere fino in fondo.
Come Adriano, l’imperatore, è sceso nella morte ad occhi aperti, ossia vivendo intensamente.

Autore: 
Antonella Sotira
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