Alla Corte di Nik Spatari

Mar, 08/08/2017 - 18:42
Il Musaba potrebbe diventare l'ideale punto di riferimento turistico, culturale e artistico della fascia jonica meridionale, una moderna Arcadia capace di dare nuova linfa alla Calabria che sceglie di crescere. La politica riuscirà a rimuovere i suoi ingiustificabili paletti?

Lo sapeva fin da subito che su quell'altopiano avrebbe inciso la sua firma per l'eternità, a costo di rimetterci ogni guadagno. Nik ha dato ascolto a quella mente di Hiske, illuminata al punto giusto dalla follia, ed è rimasto in Calabria preferendola all'Olanda e agli Stati Uniti, dove di certo la sua arte non sarebbe stata snobbata.

A Santa Barbara ha creato il suo microcosmo a colori, frullando nelle sue opere temi biblici, cosmici, mitologici. Devoto a quella Bellezza che non toglie nulla alla Natura ma, al contrario, la esalta, ha incasellato sapientemente tra le tessere dei suoi mosaici il Mediterraneo, re delle forme e della luce, senza disdegnare innesti artistico-culturali internazionali, dando vita a piacevoli invasioni di mondi.

L'Olimpo creato da Nik e Hiske ha tutte le carte in regola per diventare la reggia di un'arte in continuo divenire, uno spazio vivo, incubatore di novità, che abbia come obiettivo principe una trasformazione, che è soprattutto evoluzione, in chi l'attraversa, e non il mero svago del visitatore. In realtà, il Musaba ha già dato prova di esserlo. Si è, infatti, distinto per essere un laboratorio fecondo, lontano da musei asettici e da gallerie espositive che danno un'idea "ospedaliera" dell'arte, data la loro suddivisione in "reparti" in cui custodire le varie manifestazioni artistiche, ben ordinate e classificate come fossero patologie. Il Musaba ha dimostrato di essere non custode dell'arte bensì angelo sterminatore.

Ci sono, però, ancora spazi vergini in quel parco di fervida allegria. Vuoti malcontenti che potrebbero essere riempiti di nuova arte. Altri pennelli e scalpelli potrebbero contribuire a dare vita al Musaba, così com'è stato fatto in passato da Nik che ha negato e abolito l'antico nulla, il triste abbandono e muri di gomma.

E non solo pennelli e scalpelli: il Musaba potrebbe accogliere l'arte in ogni sua forma. Alla corte di Nik potrebbero accorrere tutti i musicisti, cantanti, attori, registi e scrittori della Locride. Penso a Lele Nucera, ad Antonio Tallura, a Bernardo Migliaccio Spina, a Gioacchino Criaco, a Mimmo Gangemi, a Francesco Loccisano, a Peppe Voltarelli, a Ettore Castagna, a Lisa, a Shark&Groove, a Cavallaro, a Papandrea e a tutta la balda gioventù degli artisti della Locride. Il Musaba sarebbe l'ideale punto di riferimento turistico, culturale e artistico della fascia jonica meridionale, un laboratorio di confronto capace di dare nuova linfa alla Calabria che sceglie di crescere. Santa Barbara potrebbe diventare davvero una moderna Arcadia. Qui si respira l'aria giusta per creare, in stretto rapporto con la natura, un'aria disponibile per tutti, anche a chi è stata negata la notorietà, ma non il soffio dell'arte.

Il Musaba dovrebbe essere inserito tra le tappe obbligate per l'arte mondiale. In fondo è questo che si augurò Nik sin dal primo istante: vedere sorgere su quell’acrocoro, tra il torrente Torbido e la fiumara Neblà, un centro per permettere alla Calabria di incontrarsi con le altre culture. Augurio ribadito qualche anno fa dal critico d'arte Achille Bonito Oliva: "La fondazione Spatari-Mass dovrebbe avere la funzione di costringere gli artisti a un soggiorno obbligato. Non basta cioè promuovere delle mostre trasportando quadri e sculture da un luogo a un altro; sarebbe questa una funzione riduttiva rispetto al vuoto culturale in cui il sud si trova. Se, invece, si porta l'artista nel territorio, in maniera che questi produca la sua opera nell'impatto geografico e culturale che si trova a vivere, si può svolgere un lavoro molto più profondo e autentico". Bonito Oliva si riferiva, è chiaro, solo a pittori e scultori ma la magia che irradia il Musaba è terreno fertile per qualsiasi forma d'arte.

Eppure l'Olimpo di Nik continua a essere boicottato dalla politica, una politica che sembra venire da un passato in cui è stata insegnata l'immensa inutilità di essere seri, di fare appello al buon senso nei momenti di crisi culturale di un territorio. La classe politica calabrese, governatore in primis, resta fedele al suo nonsense, perennemente in modalità "strafottenza senza fondo", e procede in direzioni non consigliabili in nessuna circostanza, costringendo questa terra alla putrefazione delle putrefazioni.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
Rubrica: 

Notizie correlate