Antonio Pelle, emigrante e gentiluomo

Dom, 14/12/2014 - 09:54
Dopo chilometri di calunnia, l'albergatore tedesco campione del mondo, originario di San Luca, ha sconfitto le bettole del pregiudizio. Condannati per diffamazione Francesco Forgione e l’ex direttore di Calabria Ora

Achtung mafia.
Attenzione alla mafia.
Ha titolato così il Die Zeit. Era il 2009, in Italia e nella provincia di Reggio Calabria, dove la giornalista Petra Reski, con il suo tichititì tichitità, tacco punta, punta tacco, faceva la spola tra procure e questure dello Stretto per stanare e sbattere in prima pagina il malo pesce da fondale, quell'incrocio tra la malvagità del Terzo Reich e la vanità dei santoni di Polsi. Non gli bastavano questi ultimi, a nessuno bastava il capo crimine locale: una nazionale campione del mondo e la strage di Duisburg, insieme, valgono poco meno, a livello di riscontri e propaganda,  del Giudizio Universale e delle Torri Gemelle.
Achtung mafia, tacco e punta, acchiappandranghetisti e  sputa inchiostro. Made in Calabria.
I tedeschi, però, conoscono più di chiunque e sulla propria pelle, il reato di razza ne stanno ancora pagando le conseguenze, nonostante da mezzo secolo ripudiano kapo e santoni, i dux.
Antonio Pelle è un tedesco prima ancora che un sanluchese. Gli appartiene. S'è fatto lì. Ha sposato una tedesca, esce con i tedeschi, ha fatto gavetta, ha sudato, faticato, investito e tenuto botta. Ha vinto. Eppure Francesco Forgione, ex presidente di quella potenza che è la Commissione Antimafia, ha calunniato questo albergatore, l'orgoglio e la dignità di questo lavoratore capace che ha ospitato la nazionale campione del mondo nel 2006 nel suo Landhaus Milser Hotel.  Più di tre anni dopo il 30 novembre 2009, alle ore 15 di un lunedì italiano, l'ex presidente antimafia l'ha descritto dai microfoni di Radio Tre come uno dei «signori legati alle stragi di Duisburg… citato in tutti i rapporti del Bka tedesco come uno degli uomini chiave in relazione della 'ndrangheta in Germania».
Il tribunale di Locri ha condannato Francesco  Forgione a corrispondere ad Antonio Pelle la somma di 20.000 euro.
Achtung mafia, tacco punta e applausi. Zidane, colpo di testa, cartellino rosso.
Ma i tedeschi non amano lo strascico. Loro i criminali li prendono con l'amo dalle branchie, li squamano e dopo avergli tolto stomaco, intestino e vescica natatoria, li sfilettano come si deve.  Le associazioni criminali se non hanno un piano criminale in Germania, però, non contano. Senza reato gli uomini, i tedeschi, gli italiani, i turchi sono cittadini normali.
Nicola Gratteri si scandalizza:  «Nella Repubblica Federale Tedesca il reato di Associazione mafiosa non esiste e il riciclaggio di denaro sporco è molto più facile che in Italia. Finché le leggi non cambieranno, in Germania sarà difficile combattere la mafia in modo efficace».
Gratteri parla della Germania dimenticandosi che la Germania, il Canada, l'Olanda, la Francia non sono il Burundi o la Corea di Kim Jong, in questi posti la dignità di un uomo, l'immagine che un uomo si è costruito con ambizione e rispetto, vanno tutelati fino in fondo. Anche quando è un emigrante, in Germania rimane un gentiluomo.
Poi, se insieme ad altre quattro briscole o kebab un naturalizzato tedesco o un tedesco stesso o il figlio del Cancelliere stanno preparando un piano criminale, il concetto cambia, in modo subitaneo si capovolge. E l'amo, al contrario dello strascico italiano usato sommariamente solo contro i calabresi, non lascia scampo. È serio nei confronti soprattutto dell'orgoglio e della dignità di un popolo che va protetto dai reati e non dai riti che si svolgono a macchia di leopardo nei McCalabria all'estero. Con i quali, comunque, il nostro Antonio Pelle non ha mai avuto a che fare.
Achtung mafia, tacco punta e applausi. Fabio Grosso tiro, rete.
Calabria Ora con un articolo a firma di Peppe Rinaldi ha calunniato Antonio Pelle. Il quotidiano diretto da Piero Sansonetti il 31 gennaio 2011 scriveva che «Antonio Pelle (nipote dell'omonimo padrino) e il suo socio Rolf Milser, famoso pesista, furono al centro di un'attività investigativa eseguita dalla Lka Dussenldorf.
Anche Calabria Ora, per il tramite del direttore Piero Sansonetti, è stata condannata a risarcire con 11 mila euro Antonio Pelle, emigrante e gentiluomo.

Autore: 
Ercole Macrì
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