Arpacal: guardare la luna, non il dito!

Dom, 31/03/2019 - 17:20

Con vivo piacere, prendiamo atto della risposta di Arpacal pubblicata sulla Riviera del 24 marzo.
Avevamo già risposto noi stessi, scrivendo che Arpacal non avesse nessun diritto di blocco, e quindi abbiamo fatto una richiesta protocollata al Comune e non ad Arpacal.
Il 24 gennaio, era previsto un incontro al Comune per discutere sulla problematica pozzi, ma, causa improvviso impegno della Commissaria, per ospedale Locri, ci era stato detto, per telefono, che ci sarebbero stati inviati i dati delle analisi, non appena sarebbero stati ricevuti.
Il direttore dei lavori ci rinviava di volta in volta affermando che prima doveva esserci un incontro in Regione con Arpacal e poi avremmo potuto conoscerli e poi che non erano arrivati. Aspettiamo i tabulati.
Avremmo preferito una risposta sulle altre questioni poste nell’articolo, piuttosto che alla richiesta della consegna dei dati; pensiamo che meritassero almeno un accenno.
Non le ripetiamo, né aggiungiamo altre e speriamo che alla fine ci venga dato una risposta su tutto, anche da Arpacal, visto che è l’organismo ufficiale più adatto a questo compito.
Questo Comitato e altre associazioni ambientaliste del territorio hanno sempre avuto un approccio di dialogo e confronto con la Regione, oltre che con il Comune, perché nostro interesse è quello di risolvere i problemi ambientali di Siderno: ex BP, pozzi inquinati intorno SIKA e area Pantanizzi, raccolta differenziata e smaltimento rifiuti.
In qualche modo, abbiamo avuto un ruolo di consulenza al Comune per affrontare le suddette questioni, partecipando a riunioni alla Regione, presenti anche Arpacal e responsabili dell’Assessorato, tra cui l’assessore Antonella Rizzo.
Abbiamo cercato di fare delle proposte e siamo riusciti a bloccare la proposta da parte dei tecnici regionali di un impianto sperimentale di carbonizzazione idrotermale, rifiutato in altre regioni, per il trattamento dell’organico, che sarebbe diventato lignite!
La regione, in particolare l’Assessore Ambiente ne ha preso atto e ha abbandonato questa idea.
Stiamo aspettando che esca il bando di smaltimento bidoni e fusti ex BP, nel quale Arpacal è coinvolta e vorremo essere informati anche su questo, sperando che la Regione destini altri fondi.
Abbiamo sempre avuto l’impressione, durante le riunioni, che i colpevoli fossimo noi e non chi inquina, guardati come volessimo costringere Arpacal, nel caso dei pozzi inquinati, a sposare le nostre ipotetiche deduzioni sui risultati delle analisi.
Quali sarebbero? Noi non escludiamo nessuna!
Abbiamo contribuito, insieme all’associazione Osservatorio Ambientale, a fare analisi in questi anni, dando una mano ad Arpacal per poter accedere ai pozzi dei privati senza problemi.
Invece un giorno abbiamo scoperto, mentre con il Sindaco eravamo in attesa, da ore, dell’incontro al Comune, che Arpacal era alla Sika dalla mattina, per spurgare i piezometri e poi fare le analisi.
La proposta più assurda della quale siamo venuti a conoscenza, avanzata da un tecnico regionale, in riunione a Catanzaro, era di “sparare” acqua nei piezometri e nei pozzi inquinati e spingere i veleni a mare!
Ci dobbiamo preoccupare o fidarci senza discutere e accettare proposte assurde?
La regione, a luglio 2017, finanzia il piano di caratterizzazione della zona, viene individuato un direttore dei lavori, che dopo un incontro con noi del Comitato, disposti a collaborare, prima non risponde per mesi e poi si dilegua.
Nel frattempo ci arrivano dai tecnici della Regione dei documenti, presi da un altro progetto, per stimare i costi.
Perché non hanno preparato il bando loro stessi?
Per utilizzare i fondi destinati, con un geologo della zona, tra i più conosciuti e stimati, non solo a livello regionale, lo prepariamo noi e successivamente viene inviato alla Suap e poi approvato e assegnato alla ditta vincitrice.
Ai tecnici regionali il nostro piano non piace, veniamo convocati a Catanzaro e dobbiamo chiarire che esso preveda una zona allargata che comprende una diversa area rispetto alla loro, ma comprende tutte le possibili fabbriche inquinanti.
Forse era sufficiente leggerlo bene, e non avere in testa le ipotesi di altri geologi di una parte interessata.
La ditta vincitrice arriva con macchinari non adatti, poiché è prevista la perforazione a SECCO, senza utilizzo di liquidi; scopriamo che utilizza schiumogeni a base di polimeri, la blocchiamo e la costringiamo a lavorare con macchine adeguate, non li ha.
Il geologo gli suggerisce ditte che producono macchinari adatti, l’azienda ritorna dopo mesi, ma con il macchinario non adatto, cioè lo stesso di prima, che per la perforazione utilizza acqua!
Ci sembra che inondare di acqua il terreno, non significa lavoro a secco!
Sorvoliamo.
Il primo giorno - presenti ditta, Arpacal e noi del Comitato, affiancati al direttore lavori, come consulenti gratuiti - sorgono problemi su come fare i lavori, in particolare la discussione era se fermarsi a 20 metri o andare fino a 40 e oltre.
Lo scontro verbale tra geologo, molto arrabbiato e responsabile Arpacal, che minaccia di lasciare il lavoro, termina con il DL che decide di seguire le indicazioni di Arpacal.
La nostra ipotesi era andare sotto i 40 m per scoprire se potesse arrivare inquinamento da sotto lo strato di argilla, causa contaminazione dovuta alla “cementificazione” dei tubi di pozzi molti profondi non bene isolati, oppure sorgenti lontane che emergono quando lo strato di argilla scompare.
Nelle precedenti analisi, avevamo sufficienti dati per restringere il controllo intorno all’area dei piezometri Sika, in tutte le direzioni, ma su una superficie non molto estesa.
Vorremmo anche chiedere perché nel 2018 siamo stati invitati a una riunione in Regione, presenti io e il Sindaco, tecnici Arpacal, a un incontro con il proprietario della fabbrica di laterizi per invitarlo a posizionare dei piezometri nella sua area?
Qual era il senso di questa richiesta? Si pensava che la fabbrica inquinasse con elementi cancerogeni?
Perché si continua sempre a volere individuare improbabili colpevoli?
Perché non si cerca il maggiordomo, invece di incriminare gli ospiti?
Vorremmo dare un’informazione, in zona ci sono pozzi che vengono sottoposti a un forte emungimento con notevole prelievo di acqua, creando turbolenza (effetto “imbuto”).
Questo implica alterazione delle linee di flusso dell’acquifero viziando così i risultati delle analisi sino a oggi ottenuti.
Si è tenuto conto di questo effetto?
Per finire, ci siamo chiesti, come mai, prima di concedere l’AIA alla SIKA, non sia stato richiesto un controllo dei terreni adiacenti, del pozzo utilizzato?
Ci chiediamo perché aspettare le analisi effettuate dalla stessa ditta per scoprire che l’area è inquinata e poi intervenire per avere la conferma?
Non sarebbe opportuno che Arpacal controlli le emissioni in atmosfera, anche se le analisi della SIKA, danno valori inferiori a quelli consentiti dalle norme?
Chiediamo perché le associazioni ambientaliste non possono partecipare, come abbiamo chiesto alla Regione, alle riunioni in cui si discute della nostra salute?

Autore: 
Francesco Martino
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