Avanzata una proposta di razionalizzazione delle risorse idriche e fognarie

Mar, 08/08/2017 - 11:05

Razionalizzazione risorse idriche e fognarie. Non più scarichi a mare ma acque reflue riutilizzate per rimboschire il patrimonio forestale bruciato ed aver turismo a 360 gradi e per 365 giorni l’anno.
Milioni di ettari di terreni bruciati da piromani. Che fare?;
Depuratori comunali delle acque reflue nella totalità dei casi manchevoli di manutenzione scaricano a mare acque non depurate;
Goletta Verde semina i litorali di bandierine nere suggerendo il divieto di balneazione. I Sindaci dopo i risultati di ARPACAL emettono provvedimenti di divieto  di balneazione,  i  cittadini  non  li osservano e si tuffano nelle acque putride,
contraggono malattie e poi la sanità italiana sostiene le spese per curare. Questo stato di cose non può più perdurare.
Il cambiamento climatico non alimenta più le dighe i ghiacciai si stanno sciogliendo la Nazione è a secco, cosa fare per intrattenere le acque meteoriche per uso civile e industriale, certamente  il problema di nuove dighe proposte oggi da politici va riconsiderato.
Sarebbe opportuno su questo tema completare le dighe che in Calabria Sicilia e Sardegna sono in costruzione da 40 anni per il nostro disastrato Sud e ancora non completate. Le reti esistenti acquedottistiche e fognarie vanno rifatte di nuova pianta perché a leggere i dati nazionali il 40-50% delle ormai poche acque esistenti si disperdono nel sottosuolo, per far ciò il Governo nazionale dovrebbe   riconsiderare tutta la problematica con un piano  straordinario, tipo “Piano  Marshall” indirizzando le regioni ad adempiere con urgenza in tal senso.
 Per quanto ci riguarda visto la compromessa salute pubblica per questo sistema depurativo non più  idoneo,  si suggerisce di bandire prioritariamente lo scarico a mare di acque reflue, raccogliere in grandi invasi  queste acque reflue, depurarle in ambito urbano e pomparle in montagna con impianti successivi di distribuzione a goccia, per un rapido attecchimento delle piante e la successiva crescita  per il rimboschimento di queste grandi aree bruciate.
Nota. L’ ARPACAL di Reggio Calabria in risposta a delle  problematiche sollevate dallo scrivente riguardanti la cattiva depurazione nel territorio di Motta SG  e  dintorni in una sua nota del 3/10/2011 diretta anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alcuni Ministeri, autorità Amministrative e Giudiziarie, istituzioni Regionali ed Enti locali  ha riferito che queste problematiche ambientali si ripropongono in occasioni di malfunzionamenti o anomalie al sistema depurativo e della rete di adduzione in tutti i siti in cui sono presenti queste infrastrutture, quindi non soltanto nel territorio del Comune di Motta San Giovani. E noi diciamo che fare?
Il problema va affrontato con provvedimenti legislativi che preveda la sdemanializzazione delle aree bruciate sottraendole al privato cittadino inglobandole al demanio pubblico che dà la possibilità di occupare migliaia di persone laureate e non  per un buon servizio di uno Stato Civile e Moderno. In sostanza un esercito di persone  in  movimento  sotto il controllo dei  Carabinieri  forestali  che potrà  essere
utile  anche  nella  disgraziata  ipotesi  nelle calamità sismiche, alluvionali e necessità di altro genere.
Ai Sindaci della Città Metropolitana chiediamo di condividere  questo progetto e suggerire agli Organi successivi richieste di provvedimenti in senso legislativo.
La presente proposta è stata posta all’attenzione del presidente del consiglio dei ministri della repubblica italiana, del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, del ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, del  ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, del presidente della regione calabria con deleghe alla agricoltura e risorse agroalimentari ed inviata al Sindaco e ai Sindaci della città metropolitana di Reggio Calabria.

Vincenzo CREA
 Referente unico dell’ANCADIC
e Responsabile del Comitato spontaneo “Torrente Oliveto”

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