Big bang Fuda

Dom, 04/01/2015 - 11:05
il sindaco che farà rinascere la città fallita. Reggio trema e trama

Il Pd di Reggio Calabria ha paura del binomio sidernese, e di sinistra, Fuda-Panetta. Se la città più importante della Jonica ritorna operosa, dinamica, produttiva, diviene un problema per chi intende la politica esclusivamente come una semina di mediocrità negli orti della provincia.
Se Siderno ritorna a essere guidata da teste pensanti, da esperienza e da competenza allora non sarà più possibile lanciare elemosine da 200mila euro per un lungomare a cui servirebbero, solo per la decenza, almeno cinquemilioni di euro. L’obiettivo reggino e del Partito Democratico che opera, in modo strano, in riva allo Stretto e s’abbuffa dei voti delle frazioni metropolitane, è demolire chi in provincia, a Locri e Siderno specialmente, ha le capacità di progettare, di avere idee, di attrarre finanziamenti dignitosi, congrui, che farebbero passare dal declino alla crescita. A Reggio interessa soltanto alimentare, invece, l’arretratezza, far crescere la spazzatura, rimpicciolire l’ospedale di Locri, addirittura bruciare quello di Siderno perchè emana tanfo dopo la morte. Ma perché una città che dialogava senza complessi d’inferiorità con Giacomo Mancini, ma anche con Bettino Craxi che la definì «una piazza vincente, un laboratorio politico d’avanguardia nazionale, fatto di sintesi e confronto laico»  dovrebbe abbassare la testa dinanzi  ai  Vallespluga fuorusciti da urne balorde, che pretenderebbero di stabilire chi deve o chi non deve essere sindaco nella Locride?
Da Punta Pellaro a Soverato, Siderno rimane Godzilla, nonostante il crack.  Il dinamismo di questa città è noto, addirittura di tipo antropologico. Amalfitano.
Dopo la peste amministrativa degli ultimi anni, serve una sana e robusta amministrazione, una politica efficiente come dice l’economista francese Daniel Cohen: «Un’istituzione politicamente debole costituisce un freno allo sviluppo economico».  E come ha affermato più volte anche il sindaco Giovanni Calabrese: «la Locride ha più che mai bisogno della Siderno di prima, del locomotore che “illuminava” i territori circostanti, rendendoli partecipi della sua luce».
Le elezioni amministrative rappresentano momenti rari e preziosi per progettare il futuro di una città: politica, cuore, senso di comunità, pezzi fondamentali per far riacquisire alla popolazione e agli imprenditori sidernesi fiducia nelle proprie forze, stima di sé, desiderio di eccellere. Siderno ha bisogno di Pietro Fuda almeno quanto Roccella ha avuto, dodici anni fa, bisogno di Sisinio Zito.  Entrambi senatori, entrambi con barba e capelli bianchi.
Eppure c’è chi entra in tackle. Da qualche giorno alcuni maramaldi iniziano a girare nelle piazze della città come Sunniti a La Mecca, altri passeggiano sul corso con il volto grinzoso di quelli senza speranza, lungo il miglio verde. Mariateresa Fragomeni, da quando Panetta ha condiviso in prima linea la candidatura di Fuda, sembra finita con il muso dentro uno sciame d’api della Tanzania affiliate a Belzebù. Quelli di Siderno Libera, invece, più che a novelli colonnelli Buendia, soli e disperati ai tempi del colera, somigliano a quei Corsi che strillavano indipendenza e libertà dalla Francia padrona, per poi accontentarsi di doppio gioco e vizio sulla Costa Azzurra.
Siderno non è Pellaro, né Bocale, né tanto meno Catona o Gallico: Siderno non è una frazione di Reggio Calabria o corvée a gettone come alcuni politici sidernesi vorrebbero qualificarla.
Di conseguenza, se il centrosinistra cittadino deve o non deve fare le primarie, non lo possono stabilire i voti d’Archi né quell’Innominato che trama dove giovani onde scivolano sulle secche quando cambia il vento. 

Autore: 
Ercole Macrì
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