Calabria: dalla soppressata al surimi è un attimo!

Mar, 18/06/2019 - 09:00
I briganti

Una regione accogliente, piena di sole, di mare, di speranza. Questo era la Calabria, un tempo. Non molti anni fa. Ora è difficile comprendere cosa stia diventando. Dal mio punto di vista: né carne, né pesce. E se a dirlo è una persona che non mangia né uno né l’altro, la cosa potrebbe essere interessante, perché nonostante abbia deciso di smettere di consumare questi cibi, conosco bene i sapori di entrambi, ne ho apprezzato per molto tempo la succulenza, il gusto deciso. Diciamo che la Calabria di questi tempi assomiglia a un surimi sbiadito, dal gusto vistosamente indecifrabile, gonfiato di falsità. Esattamente come le belle parole vuote profuse per questa regione da parte di un certo ministro degli interni, che in questi giorni scatta selfie con cani e porci, (e asini, come abbiamo visto) ma che fino a un anno fa metteva felpe con la scritta “lavali col fuoco” e “prima il nord”. I calabresi di questi tempi hanno dimenticato tutte le offese ricevute in un batter d’occhio, stanno ore davanti alla tv credendo che la politica italiana si interessi improvvisamente di loro. Bramano per un poco di visibilità, fosse anche una foto insieme al loro boia. I calabresi di oggi si arrabbiano se un paese come Locri diventa impraticabile a causa di un processo che in realtà dovrebbe interessare tutti, perché si processa l’umanità, quella che Mimmo Lucano ha tentato di portare in questa terra martoriata a causa della poca presenza dello stato. I calabresi di oggi devono correre per strada veloci, invece di sostenere una parte buona e solidale: controcorrente, evidentemente. “Deve essere processato, la legge è uguale per tutti!”, grida il calabrese medio, dimenticandosi del fatto che qualche ministro degli interni, uno a caso, abbia evitato di essere processato grazie alle sue buone stelle, precisamente cinque, che gli hanno parato il deretano. Poteva essere una buona occasione per dimostrare un po’ di sensibilità, e invece è stato tutto il contrario: ciò che ho visto è stato disprezzo per un fratello, un coltello affondato nella schiena a tradimento. Ascari calabresi. Al solito. Ma si sa: il nemico sta sempre dentro casa, come gli schiavi neri che durante la tristemente famosa tratta difendevano le case dei padroni bianchi dagli stessi fratelli neri. L’avevo già detto qualche articolo fa? Oh, me ne dispiaccio inesorabilmente. Non mi stancherò mai di sperare che il flusso negativo che ci attraversa e che ci sta portando indietro di 80 anni svanisca nel nulla accompagnato da oblio, possibilmente portando con sé personaggi di dubbio gusto che avvelenano l’animo umano.

Autore: 
Brigantessa Serena Iannopollo
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