Case odorate

Dom, 25/08/2019 - 18:00
L’estate accende i sensi e accende gli odori. Solo in questo periodo alcuni sembrano rendersi conto di avere un naso e che il corpo e persino le case possiedono un odore proprio.

C’è un concetto che relaziona in maniera ricorrente la casa e l’olfatto, il senso più trasversale e trasgressivo tra tutti, è quello di intimità. Una questione che si sviluppa su un piano di pura astrazione sensoriale. Se pensiamo alla casa pensiamo alla nostra, indugiamo con distratta benevolenza sulla sua capacità di procurarci quell’agio cucito a misura nel tempo, nella confidenza tra azioni quotidiane e spazi dedicati, oggetti ed emozioni. La nostra casa ci custodisce e protegge compresi i vizi e le virtù, i problemi ed i temi; vi custodiamo l’inconfessabile ed il prezioso; il caos che sempre precede l’ordine e l’ordine che spesso precede il caos; quegli stati di instabilità che necessitano di aggiustamenti e di un intervento risolutivo, prima di diventare presentabili. La casa è un laboratorio di sperimentazione del sé; ci si rifugia per ritrovarsi, per fuggire dai pericoli, dalla mondanità, dagli eccessi ma sovente per prepararsi a tutto questo nello specchio dell’intimità con sedute giornaliere di trattamenti personalizzati. La casa è il luogo prediletto della vitalità sessuale, deputato a contenere la forza creativa primaria che governa il comportamento di ogni individuo, il suo profilo erotico. Essa è altresì luogo di relazioni private e reiterate coi partner, coi familiari, coi nostri animali domestici e con noi stessi. Luogo di segreti e misteri, studio, relax, impegno. Luogo di malattie, patologie, dolore; luogo preferito e sicuro per chiudere gli occhi e abbandonarsi ai sogni, alle fantasie, e per passare dalla vita alla morte, apoteosi dell’intimità.
Niente più del buco o della reggia che abitiamo è adatto a definirla: quell’ intimità ha una “firma chimica”, l’odore di noi, unico e irripetibile al pari di quello personale; più affilato dell’immagine che il gusto, la stratificazione delle azioni, il quadro economico familiare o quello sociale e culturale e l’architetto da noi scelto hanno messo su.
Gli odori e i profumi sfuggono alle categorie dei sensi comuni, anzi esprimono la loro efficace presenza là dove altri sensi non arrivano o, quando arrivano, sono secondi. Di un oggetto possiamo individuare il materiale, annusandolo a occhi chiusi, prima ancora di toccarlo. Di un cibo o di una bevanda la percezione olfattiva anticipa il gusto. Un odore di casa ci arriva sull’uscio, prima ancora di varcarlo e vederne le stanze. Forse solo l’orecchio è avulso da queste relazioni e la sua risposta indipendente.
Ma nessun senso come l’olfatto ha capacità di penetrare nell’intimità personale o casalinga fino a coincidere o a esserne parte. Annusiamo. Annusiamo per scoprire territori e per riafferrare in segreto la nostra più profonda natura o quella animalità inconfessabile della quale le etichette sociali auspicherebbero la soppressione.
Dentro le pareti perimetrali, complici i nasi, si attua la strategia di ribellione dalle convenzioni civili, dai luoghi comuni, dai sensi comuni: i muri serbano e occultano quella unicità a carattere sovversivo che attinge ai tesori inusitati che mai potremmo mostrare al mondo senza tema di giudizio o derisione. Odori carnali, secrezioni sessuali, emanazioni di congiungimento o di mestruo, aliti, esalazioni viscerali, puzze, puzzette; effluvi da bagno e odori da cucina spazzati appena in tempo, prima dell’arrivo degli ospiti, da potenti aspiratori o diffusori di chimiche fragranze; e poi sudori estivi e sudori di fatiche consumate nello spazio domestico o portati da fuori per essere cancellati doverosamente. Tutti odori che riguardano il nostro corpo, la sua salute; sano o malato che esso sia, lo difendiamo dall’ingerenza del naso altrui: “Non mettere il naso in ciò che non ti riguarda”. Sovente, tuttavia, ciò che non concerne l’attenzione altrui ci appare come imperfetto e sconveniente; la casa diventa il rifugio indulgente dove far baldoria con questa strumentazione scorretta.
 Le stanze d’alletto offrono ulteriore, perfetto riparo ai nasi dai nasi di famiglia. È passato quel tempo in cui la gente del popolo condivideva gli umori di numerosi congiunti in cubature minime, oggigiorno inadeguate perfino agli standard abitativi di un singolo. Eppure, se dovessimo riflettere su quelle condizioni, penseremmo con ribbrezzo istintivo non tanto al disagio della ristrettezza spaziale per le persone quanto piuttosto alle condizioni igieniche e alle conseguenze olfattive di tanta promiscuità. Insomma, il rapporto tra casa, corpo e odorato è stato e sarà sempre determinante nella costruzione di un habitat relazionale. Si capisce dalla storia recente del profumo quanto la produzione del settore dedichi cospicui interessi agli interni abitativi per “purificare” quanto di “sporco” essi emanano. Un vero processo di deodorazione che si fa sempre più urgente, complice la filosofia igienista che si è diffusa a partire da fine ottocento. Ora, bisognerebbe far luce naturale su tali argomenti e scrostare molti pregiudizi che li confondono. Gli odori delle case e quelli dei corpi che le abitano rifugiandosi coi propri umori, sono gli epigoni di un sentire umano ricco della varietà di pelle e delle risposte fisiche al ciclo della vita. L’industria dei profumi, per paradosso, utilizza e riproduce sentori corporei “animali” come catalizzatori della sensualità; la chimica ha reso noto da tempo che gli odori del corpo, piu di qualsiasi altro attributo di bellezza e seduzione, governano i processi di attrazione fisica e sessuale. Dunque, perché demonizzare la particolarità olfattiva di un corpo? E perché viceversa camuffare quella di una casa con improbabili lezzi artificiali e posticci che promettono mari e monti ma, sovente, nuocciono alla salute a al buon senso (olfattivo)?
L’intimità è certamente un valore da preservare. Forse è possibile, più semplicemente, aprire un dialogo di frequentazione tra i “nostri” odori e le fragranze che ci attraggono affinche si possano armonizzare e valorizzare a vicenda con leggerezza e curiosità. Una maniera per imparare a riconoscere i primi, sviluppando i nostri nasi e sdoganando con serenità quello che percepiamo come impresentabile. E’di sicuro un percorso di affinamento che si oppone alla disattenzione culturale cronica per gli odori e che, però, può attingere in varie direzioni per stimolare interessi: dalle conoscenze sviluppate e divulgate dall’aromaterapia a quelle del raffinatissimo e complesso settore delle produzioni profumiere. Da dove iniziare? Risposte interessanti per gli addetti ai lavori che faranno da cassa di risonanza per tali conoscenze le fornisce “Pitti Fragranze”, osservatorio d’eccezione sul mondo della cultura olfattiva. Il salone-evento internazionale, quest’anno alla sua 17a edizione, porterà a Firenze, dal 13 al 15 settembre, le migliori proposte della profumeria artistica e il meglio dei nasi internazionali per conoscere le meraviglie nascoste di un senso affascinante, ancora tutto da adoperare.

Autore: 
Marò D’Agostino
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