Chiesa e peccatori

Dom, 25/02/2018 - 16:20

La Riviera ha dedicato ampio spazio alla vicenda che ha visto protagonista un sacerdote della diocesi di Cosenza e una giovane donna, coinvolti in una relazione sentimentale. L'articolo riprende ampiamente il servizio televisivo delle Iene, nelle immagini e in parte nei contenuti, senza riproporre lo stile violento tipico della loro comunicazione "giornalistica". La vicenda è chiara solo in parte: oltre al sacerdote, il servizio ha cercato di coinvolgere Mons. Nunnari, vescovo di Cosenza all'epoca dei fatti, che ha promesso azione giudiziaria a tutela della verità e della sua correttezza che, a suo dire, non è mai venuta meno nello svolgersi di questi fatti. Ci auguriamo che, presto, una corte di giustizia possa fare piena chiarezza: accertare e sanzionare, eventuali, comportamenti penalmente rilevanti. Per ora non mi sembra si possa dire molto di più a meno che non si cerchi, come troppe volte fanno le Iene, di fare del "giornalismo d'inchiesta" che, di fatti, è solo gogna mediatica che il malcapitato di turno subisce, magari con un montaggio ad arte dell'intervista estorta, ritrovandosi esposto al pubblico disprezzo prima del pronunciamento, anche solo provvisorio, di un tribunale. La Riviera, pur riprendendo il servizio, non ha riprodotto lo stile tipico dello spettacolo infame di certa "informazione": ha parlato della vicenda, evidenziando comportamenti moralmente discutibili e, soprattutto la sofferenza della giovane donna che non ha portato avanti la gravidanza per pressioni esterne, a suo dire. Non dobbiamo abituarci alla sofferenza, e cercare di stare vicini al più debole è imperativo morale. Mi sembra anche corretto stigmatizzare le responsabilità personali, penali e morali, senza estendere a tutta una comunità gli errori di pochi. Quando si parla di "Chiesa" non si intende una cricca di ricchi e potenti oligarchi che, da parassiti, prendono in giro i semplici, vivendo alla grande sulle loro spalle. La Chiesa è l'insieme di tutti i battezzati: sacerdoti, vescovi, persone consacrate e laici, i comuni fedeli, cioè, che sono la stragrande maggioranza. Vale la pena ricordarlo, altrimenti si commette lo stesso errore che molti fanno nei confronti della Calabria dove la colpa di uno diventa la colpa di tutti. Non è il caso di addentrarsi nella teologia che indaga senso e sostanza della Chiesa, evidenzio solo un concetto che mi sembra necessario tenere presente quando si discute di questo argomento: coloro che vogliono far parte della Chiesa sanno che gli aiuti che ricevono nel cammino di fede, la misericordia che sperimentano, il perdono e la grazia che ricevono passano attraverso uomini come loro, ma sono opera di Dio, pertanto non possono i peccati personali, anche quando diventano scandali, limitare l'amore di Dio per gli uomini. Un Amore capace di accogliere qualunque peccatore pentito perché così Dio vuole.

Autore: 
Giuseppe Giarmoleo
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