CISL: Nei comuni regna la confusione

Lun, 29/02/2016 - 17:04

Dobbiamo registrare, nonostante l’impegno profuso e le costante presenza nelle sedi di delegazione trattante, la grande confusione che regna nel “variegato mondo” dell’applicazione del contratto decentrato dei dipendenti pubblici.
Notiamo che l’interesse della parte pubblica per le convocazioni dei tavoli negoziali dove si ripartisce il salario accessorio si accende sempre a fine anno e sempre con situazioni e problemi che minano la ripartizione delle risorse con ritardi enormi che non hanno, nella stragrande maggior parte dei casi, alcuna giustificazione.
Gli enti, in momenti di difficoltà economica come quello in cui versano la maggior parte dei dipendenti pubblici, a prescindere dalle note senzazionalistiche del Governo Nazionale, dovrebbero avere il buon gusto di rispettare i tempi dettati dalla normativa vigente per avviare le procedure di contrattazione ed invece, nonostante la Cisl FP si sia prodigata ad inviare a tutti i comuni della Provincia di Reggio Calabria la piattaforma contrattuale, pochi e in maniera del tutto errata, avviano i tavoli solo dopo aver ampiamente usufruito del salario accessorio nel corso dell’anno, senza preoccuparsi minimamente degli effetti, giuridici ed economici, che tali comportamenti potrebbero sollevare negli organismi preposti al controllo.
Per non parlare di quanti enti siano ancora bloccati a contrattazioni arcaiche risalenti a parecchi anni fa con evidenti problemi legati alla ripartizione delle somme sulla produttività, responsabili che non hanno ancora quantificato il fondo salario accessorio, pareri degli O.I.V. che tardano ad arrivare o che non vengono richiesti per nulla, produttività che viene riportata in economia, di anno in anno, a causa delle mancanze evidenti della parte pubblica. Ed ancora enti che non si sono nemmeno preoccupati di aggiornare ed avviare la discussione sulla parte normativa, obbligatoria dall’entrata in vigore della D.L.150/2009 (cosiddetto decreto Brunetta), forzature ed iniquità di ogni genere.
E ora di dire basta a tale situazione attivando con tutti i mezzi a disposizione, ogni genere di pressione al fine di redimere e soffocare un abitudine errata che penalizza esclusivamente i dipendenti pubblici non escludendo, in ultimo, il ricorso nelle sedi giudiziarie competenti per iniziare un percorso lineare, trasparente, che sia in grado di soddisfare le esigenze dei lavoratori ma anche della comunità per la quale lavorano. Si perché spesso ci si dimentica che un dipendente pubblico presta la propria opera per la sua collettività e quando allo stesso non vengono erogati per tempo i compensi per i quali ha sacrosantamente lavorato, un calo di prestazione appare inevitabile e consequenziale.
Leggere sui giornali fatti ed azioni, certamente deprecabili e dai quali ci scostiamo senza se e senza ma, non significa necessariamente fare di tutta l’erba un fascio. Sui giornali si riportano solo ed esclusivamente i pochi, anche se gravi, fatti che penalizzano la categoria del dipendente pubblico, dimenticando i blocchi del turn/over e del contratto che, negli anni, hanno fatto registrare un calo spaventoso del numero di impiegati ed il loro potere d’acquisto.

“I dipendenti pubblici italiani? Sfaticati e inefficienti. Ma soprattutto: troppi.” Quella dell’ipertrofia del pubblico impiego è una delle più tenaci leggende metropolitane sul sistema italiano. Resiste a ogni stagione politica, nonostante le evidenze che la smentiscono. Impietosi i dati forniti dall’Eurispes, che risalgono all’autunno 2014: insieme alla sola Germania, l’Italia è il paese europeo con il minor numero di dipendenti pubblici, in proporzione agli abitanti. Si calcola che bisognerebbe assumerne almeno 200.000, e subito, tra Comuni, scuole, ospedali. Ma i vari governi non sono mai di questo avviso: preferiscono tagliare, lasciando ovviamente inalterate le super-retribuzioni dei massimi dirigenti, cinghia di trasmissione dell’élite che da decenni continua a smantellare la struttura pubblica e la sua capacità di erogare servizi vitali per il cittadino. Ovvia, quindi, la scure di Renzi, che dietro al verbo “sburocratizzare” nasconde la volontà di colpire i lavoratori per tagliare ulteriormente il settore, già oggi tra i più “magri” d’Europa, con appena 58 impiegati ogni mille abitanti, contro i 94 della Francia, i 92 del Regno Unito e i 65 della Spagna.
Pura fantascienza, in Svezia, i 135 lavoratori pubblici ogni mille abitanti. Ci batte solo la “risparmiosa” Germania: il paese europeo che più di ogni altro ha compresso i salari e danneggiato i lavoratori annovera 54 dipendenti statali ogni mille cittadini, 4 meno dell’Italia. Secondo l’Eurispes, negli ultimi dieci anni il nostro paese ha visto diminuire i propri dipendenti pubblici del 4,7%, mentre tutti gli altri partner europei hanno assunto forza lavoro nel pubblico impiego: un incremento del 36,1% in Irlanda, del 29,6% in Spagna, del 12,8% in Belgio e del 9,5% nel Regno Unito. In Italia, gli stipendi del pubblico impiego pesano sul bilancio statale per l’equivalente dell’11,1% del Pil. Anche qui siamo il fanalino di coda: per i dipendenti pubblici la Danimarca spende il 19,2% del suo Pil, la Svezia e la Finlandia il 14,4% mentre Francia, Belgio e Spagna spendono, rispettivamente, il 13,4%, il 12,6% e l’11,9% del loro prodotto interno lordo. Altra bufala storica: la concentrazione del pubblico impiego al Sud: con 409.000 addetti, la Lombardia batte persino il Lazio, nonostante la selva di uffici della capitale. Segue la Campania, ma dopo Milano e Roma.
Quanto alla vita quotidiana dietro agli sportelli, sono dolori: l’età media dei dipendenti pubblici è in costante crescita, per colpa del blocco del turnover e dell’aumento dell’età pensionabile. In Francia, circa il 30% dei lavoratori pubblici ha meno di 35 anni, nel Regno Unito gli “under 35” sono il 25% (uno su quattro) mentre in Italia solo il 10%. La percentuale di addetti sotto i 25 anni, inoltre, è pari all’1,3%: una miseria.
Per tale motivo attiveremo, nelle prossime settimane, tutto quanto necessario per evitare che anche i Comuni possano gravare su una situazione complessiva ben diversa da come la si dipinge denunciando ogni comportamento lesivo dei diritti dei lavoratori.

Il Responsabile Dipartimento AA. LL.
Raffaele Cagliuso

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