Confindustria a Reggio vede un futuro roseo per la Calabria

Mar, 15/01/2019 - 13:00

Questa mattina il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia si è recato a Reggio Calabria per concludere i lavori dell’assemblea pubblica di Unindustria Calabria, a testimonianza della vicinanza verso i temi della crescita e dello sviluppo del nostro territorio.
Intervistato dalla stampa, Boccia ha dichiarato che «occorre aprire un tavolo con il Governo per discutere dell’emergenza lavoro e della questione cantieri. La crisi di questi anni ha fatto perdere al settore costruzioni 600mila posti di lavoro e, se vogliamo che l’Italia assuma un ruolo centrale nel Mediterraneo, occorre attivare i cantieri per rilanciare l’occupazione.
«Nonostante i deficit di competitività che abbiamo, nonostante l’impresa italiana, rispetto a quella tedesca, paghi il 20% di tasse in più e il 30% di costi di energia in più qualcuno si dovrebbe chiedere come mai siamo la seconda manifattura d’Europa.
«La Calabria – ha proseguito Boccia –insieme alle regioni del Mezzogiorno, deve diventare centrale per la questione industriale italiana e trasformarsi in un acceleratore di sviluppo. L’Italia non deve diventare la periferia d’Europa ma assumere un ruolo centrale nel Mediterraneo e per farlo ha bisogno di porti che si affaccino verso quest’area. Il porto di Gioia Tauro, in questo caso, è una punta avanzata sul Mediterraneo e può giocare una grande partita.
«Abbiamo bisogno – ha concluso il presidente di Confindustria – di riscattare dei preconcetti e pregiudizi nei confronti del Mezzogiorno a partire dalla Calabria e, se siamo qui oggi, è per fare un passo avanti insieme a tutti coloro che ritengono di volerlo fare insieme a noi».
Nello specifico della situazione reggina e calabrese, dunque, è entrato il presidente di Confindustria Reggio Calabria Giuseppe Nucera, che ha pronunciato il seguente discorso di apertura:
«Sono presidente della territoriale da già più di un anno - ha affermato Nucera, - e in questo lasso di tempo sono stato tra le aziende per conoscere e approfondire le nostre problematiche e le potenzialità che offriamo. C’è un mondo territoriale fatto di aziende piccole e giovani imprenditori che seguono le orme dei genitori o che sono tornati dall’estero per investire nella propria terra che molti disconoscono e che dà invece segnali di vivacità e possibilità di crescita economica. Ma la il messaggio che ill nostro presidente Boccia ha lanciato a Verona, per la realtà in cui opero, è quello di una terra che ha enormi potenzialità. Nonostante i molti confronti, le nostre analisi raramente superano il Pollino, soprattutto se parliamo a livello regionale. Ebbene, sono voluto andare, su mandato di Unindustria, a parlare con i colleghi imprenditori del nord. Sono stato a Torino, Verona, Venezia, dove ho detto ciò che sui giornali non emerge: le potenzialità e le opportunità che questa terra offre al di là delle sue bellezze naturalistiche. Ho parlato della legge 182 messa in campo per le aree di crisi, delle aree di sviluppo, della ZES… ma la sintesi di questa esperienza è stata negativa e non perché i nostri colleghi non siano attenti o non vogliano investire, ma perché la Calabria ha il cappio al collo della cattiva immagine. Non me lo hanno detto per garbo istituzionale, ma mi hanno parlato della “questione ambientale”. Ebbene, questo è il vero problema: la reputazione di questa terra. Nessuno verrà anche se dovessimo dare il 100% del contributo. Gli imprenditori dell’estero e del nord non verranno perché questa terra è rappresentata male. Noi non diremo che la ‘ndrangheta è scomparsa, anche se lo Stato sta facendo un lavoro egregio e il questore dice che in pochi anni di ‘ndrangheta non si parlerà più, ma questo comunque non emerge perché si continua a dire che la cocaina sbarca più al porto di Gioia Tauro rispetto a quello di Genova, perché nessun giornale fa inchieste di cronaca in territori diversi dal nostro. Ecco perché serve che anche Confindustria, attraverso i suoi strumenti, come “Il Sole 24 ore”, parli di verità. In sala sono presenti diversi giornalisti proprio perché intendiamo avviare un processo di comunicazione positiva in Parlamento e nelle sedi degli industriali, una missione che ci dobbiamo porre come Regione Calabria, perché investire sulla comunicazione positiva è investire sulla crescita. Ringrazio le autorità che permettono a noi imprenditori di sentirci assistiti e sicuri. La Confindustria di oggi ha la schiena dritta e ha visto un importante rimpasto nella sua grande famiglia che mi permette di avere una visione fortemente positiva per il futuro di questo territorio. Restano tuttavia situazioni che vanno attenzionate. L’autorità portuale di Gioia Tauro non può continuare a essere gestita da un commissario. Vogliamo una governance fatta di imprenditori calabresi, perché la terra è nostra e nelle nostre mani deve essere il destino della nostra terra. Lo stesso dicasi per le aree industriali della Calabria che sono in un forte degrado, dal quale possono uscire solo con la gestione dei ruoli da parte di amministratori ordinari. Certamente ci sono imprenditori che hanno tanto da fare e che vogliono fare ma, assieme alle autorità, il sistema di Confindustria, forza della società calabrese, ci permettere di aprire una nuova pagina della nostra storia. L’unico meridionalista che ancora parla di meridione è il nostro presidente Boccia: sappiamo infatti che è difficile oggi parlare di meridione, perché ci vedono come quelli che vogliono il reddito di cittadinanza. Ma noi siamo contrari, vogliamo e dobbiamo educate i giovani all’amore per il lavoro. Per quanto riguarda le infrastrutture, infine, è vero che la Calabria ha il più grande porto commerciale d’Europa, ma questo porto va collegato, messo in rete. C’è una buona notizia: tra qualche mese prenderà avvio il trasporto ferroviario che permetterà il collegamento del porto con la Lombardia in 24 ore. Ma ci manca la viabilità ordinaria. Abbiamo molte aziende nella piana di Gioia Tauro e altrettanti bellissimi paesi nel versante ionico. Ebbene questi territori sono scollegati tra loro. C’è il progetto di una strada cominciata molti anni fa e mai finanziata. La Bovalino Bagnara deve essere una delle priorità così come la 106. Va ripresa e riportata all’attenzione di chi deve dare i finanziamenti. Concludo con l’auspicio che questa bellissima sala con cui abbiamo aggiornato accordi sottoscritti a livello nazionale, sia di stimolo per il futuro e sia di aiuto per chi crede nell’impresa, ha fiducia negli investimenti e possa attirare gli imprenditori che dal nord e dall’estero vogliano venire qui a investire».

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