Confusi come un camaleonte in una vasca di smarties

Dom, 10/06/2018 - 12:00
L'editoriale

Devono decidere: o carne o pesce. Nel contratto per il “governo del cambiamento” di M5S e Lega, da un lato si prova a "rispondere al problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari con un piano per l’edilizia penitenziaria", dall’altro si parla di una ripenalizzazione dei reati lievi, come ad esempio furti e scippi. Quindi, se la matematica non è un’opinione, il sovraffollamento, almeno in un primo momento, dovrebbe aumentare. I due leader, nel redigere il contratto, avranno pensato di accontentarsi a vicenda e sono giunti a una… confusione.
Viene, poi, invocata a gran voce la certezza della pena, viene detto addio alla "sorveglianza dinamica" nelle carceri (che sostanzialmente significa tenere tutti chiusi in cella 22 ore su 24), mentre le pene alternative sono viste come gentili e imperdonabili concessioni alle persone detenute (se pensiamo che oggi ogni detenuto costa 137 euro al giorno e appena 95 centesimi sono destinati alla rieducazione, di gentile concessione vedo ben poco). Si prevede, inoltre, una “revisione sistematica e organica di tutte le misure premiali”, introdotte nel 1986 con la legge Gozzini, nata con l'intento di valorizzare l'aspetto rieducativo della carcerazione rispetto a quello punitivo, in linea con l’art.27 della Costituzione, che vieta una pena detentiva in violazione dei diritti umani. Ciliegina sulla torta, la revisione delle “linee guida sul cd. 41-bis così da ottenere un effettivo rigore nel funzionamento del regime del carcere duro". Tradotto: quel girone infernale, che negli anni crea mostri vegetali, sarà ulteriormente avvolto dalle fiamme.
Chiara è, dunque, l’impronta forcaiola e giustizialista del contratto gialloverde: pene schiacciate sul solo uso del carcere, considerato mera discarica sociale, e al bando ogni misura alternativa alla detenzione e riabilitativa, tanto ciò che importa non è dare giustizia alle vittime ma giustiziare il colpevole!
Un’idea di giustizia che va a minare le già risibili conquiste di civiltà ottenute in questo ambito nel nostro Paese. Un allarmante arretramento che, tra le altre cose, si propone di abrogare la cosiddetta norma “Consolo” con cui oggi viene consentito a chi è sottoposto a regime di 41-bis di poter avere colloqui con i propri familiari e abbracciare i propri figli, mogli, padri, madri e nipoti (proibire un abbraccio servirà a sconfiggere la mafia?).
Conformemente all’ideologia oscurantista e reazionaria fin qui emersa, nel contratto non si fa accenno a quelle che sono le ombre del sistema carcerario italiano, una tra tutte le “celle zero”, le celle del sopruso, dell’abuso di potere, della sospensione dei diritti, in cui detenuti di tutte le età vengono vessati da guardie penitenziarie. Nessun riferimento neppure alle vere e proprie torture subite dai detenuti nelle carceri italiane, che sono valse all'Italia la condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Ma sì, chi se ne frega dell’Europa. Noi siamo l’Italia. “Lo Stato siamo noi” – come ha proclamato Luigi “Re Sole” Di Maio.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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