Correnti fredde

Dom, 23/12/2018 - 16:40

Il termine “corrente” viene inteso in tanti modi: corrente elettrica, alternata, del golfo, letteraria, artistica… e se volessimo spiegarlo meglio… quando parliamo di “cosa corrente” intendiamo qualcosa che è in corso, che alimenta e aiuta. In tempi di congresso del Partito Democratico o di Forza Italia che sperimenta l'ennesimo delfino del Capo (o sardina, poi Berlusconi ci dirà), Tajani, delle diverse anime grilline, o di Salvini che sa di dover tenere conto dei diktat delle regioni forti, questo termine lo utilizziamo per intendere ciò che conduce ai confronti, palesi o nascosti, interni ai partiti. Nel Partito Socialista, per esempio, con Craxi, si impone la figura del leader forte, criticato ma copiato (di più, altri addirittura metteranno il proprio nome sul simbolo di partito), eppure non in grado di sottrarsi nemmeno lui al gioco delle correnti. Imperava nel partito con la sua corrente (e le sottocorrenti), ma non poteva cancellare le altre. In una condizione che oggi chiameremmo “tripolare”, il Segretario si alleava con un'altra corrente per mettere sotto la terza (Craxi + De Michelis battevano Signorile… che governava comunque un pezzo di partito e di istituzioni). La “spartizione” era tuttavia ammantata di politica, elaborazioni, letture, disegni. C'erano padri nobili, Nenni, Lombardi, De Martino, Mancini… riunioni, proposte, riviste, attività che si traducevano anche in “arricchimenti culturali”. Gli anni di adesso sono poveri di visioni politiche e, allora, su cosa si segnano le differenze? Se è vero che nessuno tra Zingaretti e Martina vuole aprire un dialogo con i grillini, su cosa faranno affidamento nel PD? Se Berlusconi non insisterà a parlare diversamente da come ha sempre fatto di (certa) Magistratura, di spread, di Europa, su cosa faranno affidamento in Forza Italia? Se Di Maio è compassato e Di Battista irruento, questo fa una differenza politica? Se Salvini ha cosi tanto fidelizzato la Lega, chi può dire che vuole distinguersi per “questione politica” (fatta salva la pressione dell'imprenditoria leghista del nord che punta al sodo e non si perde in chiacchiere con il capo politico dei grillini)? Scendendo giù, verso quei due puntini blu nel campo tutto giallo del meridione al voto, li abbiamo visti i due parlamentari reggini di Forza Italia, Cannizzaro e Siclari, organizzare due iniziative separate e in due giorni consecutivi. Per fare cosa? Il deputato doveva legittimamente dimostrare che si guadagna lo stipendio con le iniziative sull'aeroporto dello Stretto e la mobilità (anche se poi sono i voti delle maggioranze ad approvare emendamenti e leggi) e il senatore scrivendo di tutto, soprattutto di sanità? Se è per questo hanno fatto bene. Se volevano mostrare le “armate” di cui dispongono, si comprende. Se volevano spiegare ai loro colleghi come si fa a vincere in quella maniera in cui hanno fatto loro, con un voto che persino FI disconosceva, si è visto. Ma per carità, non vengano battezzati, così freschi dei primi successi (di visibilità), come dei capicorrente, che fanno nascere idee e progetti politici nuovi. La concorrenza tra i due la vedono soltanto i giornali e i tifosi sfegatati. Non può esistere per il motivo di base che abbiamo detto: dovrebbero proporre politiche diverse. Dove le vedete?

Autore: 
Federico Lago
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