Corsi e ricorsi dell’antipolitica

Dom, 03/02/2019 - 17:00

Una parola è scomparsa dai radar dell'informazione gestita dai politologi e dagli editorialisti di vaglia, dopo aver dilagato per alcuni anni. Questa parola è “antipolitica”. Purtroppo è stata sostituita da un'altra parola, “populismo”, solitamente usata ancor più a sproposito: non è il caso di soffermarsi sulle ragioni della sostituzione, ma solamente di notare che il profluvio di analisi sull'antipolitica non ha affatto contenuto l'ondata del cosiddetto populismo. Purtroppo gli intellettuali dei salotti pseudocolti come quelli dei bar di provincia non hanno capito che cianciando tanto sulla decadenza del dibattito pubblico e affibbiando a destra e a manca facili etichette hanno fatto esattamente la stessa cosa che rinfacciano ai nuovi barbari: cercare di dare soluzioni semplicistiche e puramente verbali a problemi complessi e realissimi.
Soprattutto in Calabria la consapevolezza di quello che sta accadendo è molto rara e comunque scarsa: la nostra regione, con il suo presidente a dimora obbligata tra i lupi della Sila e un quadro politico in pieno disfacimento, è teatro della fregola pre-elettorale di molti, senza che venga realmente compreso quali potrebbero essere gli effetti del disordine internazionale, nazionale e locale in cui siamo immersi.
La stagione ’92-’94, quando gli stravolgimenti furono altrettanto profondi ma molto più convulsi, sembra essere passata senza molti insegnamenti. Per essere più espliciti: possiamo attenderci che la magistratura inquirente infligga il colpo di grazia agli ultimi agonizzanti residui della vecchia classe politica e ad alcuni esponenti della nuova, in attesa di sentenza definitiva? Possiamo attenderci che ci sia un risveglio in grande stile della criminalità organizzata, magari con macabre velleità spettacolari? Possiamo attenderci che il terrorismo di marca politica o religiosa si faccia sentire in Italia come accade all'estero con tutto il carico di dubbi sulle possibili connivenze a vari livelli? Speriamo di no, ma qualche avvisaglia c'è su tutti e tre i fronti.
Se dovessimo avviarci su questa china, sappiamo per esperienza che in Calabria le cose prenderebbero una piega particolarmente negativa, certamente peggiore che altrove: ad esempio, già oggi la notorietà di alcuni magistrati, di fronte alla pochezza della media dei politici nostrani, tende (certamente senza alcuna malafede…) ad alterare l'equilibrio montesquieuiano dei poteri; cosa succederebbe se il prossimo consiglio regionale fosse pieno di gente eletta in liste di partiti che non esisteranno più, almeno per come li abbiamo conosciuti (Forza Italia, Partito Democratico) o che hanno personale politico locale immaturo e guardato con sospetto (Lega, Movimento 5 Stelle) o che hanno consistenza residuale a livello nazionale (Fratelli d'Italia, piccoli partiti di sinistra)?
Chi ha passato il proprio tempo ad accusare prima di antipolitica e poi di populismo, con argomenti generici e cialtroni, chiunque, anche maldestramente, volesse portare qualche novità, ha ottenuto un unico grande successo: allontanare dal confronto elettorale parecchia gente autorevole che avrebbe potuto dare un qualche vigore all’esangue classe politica calabrese, lasciandola facile preda degli attacchi e delle pressioni degli altri poteri, legittimi, illegittimi o criminali. Complimenti.

Autore: 
Gog & Magog
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