Costa dei gelsomini cercasi

Lun, 28/05/2018 - 18:00
Calabrese per caso

Quante volte abbiamo letto o ci siamo posti noi stessi come promotori delle nostre coste utilizzando termini da marketing territoriale nella convinzione di riuscire ad esprimere con essi il nostro orgoglio di vivere sulla Costa dei Gelsomini? Credo molte volte e in diverse occasioni sicuramente. Eppure, gelsomini o meno, la costa tutto sembra essere tranne che quella dei gelsomini. Certo, non vorremmo competere con la Promenade des Anglais a Nizza con le sue palme, o con i lungomare delle piccole città liguri a cui fanno capolino i fiori e le aiuole ben curate. Ci accontentiamo della Costa Viola, della Costa degli Aranci e…della “nostra” Costa dei gelsomini. Solo che, di gelsomini non vi è alcuna traccia. Non vi è traccia del nobile e fiorito arbusto e non vi è traccia nell’aria dell’essenza del profumo che lo contraddistingue. Si potrebbe dire che definire una Costa in virtù di un passato dai floreali ricordi è solo un modo per distinguerla da altre località, o che in fondo la bellezza delle spiagge prescinde dall’essere incorniciata in un quadro complessivo dove mare, sabbia e flora non sono da ritenersi necessariamente parti complementari. Eppure la Calabria ha, o dovrebbe avere, una sensibilità particolare verso la cura e l’uso del verde come motivo di subliminazione della sua bellezza dal momento che dispone di una struttura organizzativa destinata ad occuparsi solo di “Verde”. Insomma, non credo che tocchi a chi scrive far notare quanto ognuno degli attenti lettori potrà osservare se non distratto dalle proprie quotidianità: che il nome di una costa non è solo una scelta toponomastica senza cartelli o una etichetta per cataloghi estivi. Il nomen nella sua fonte augurale è anche una premessa all’invito ed una necessità di branding territoriale sul quale si costruisce la credibilità complessiva di una cultura turistica che stenta, proprio per tali superficialità, a decollare. E questo perché diventa imbarazzante notare come non vi sia luogo o cortile nella Riviera del Ponente ligure come del Levante nel quale il gelsomino è presente, riconoscibile e olfattivamente apprezzabile, mentre nella Costa dei gelsomini invece è il grande assente come assente, su questo particolare aspetto, è tutta la cultura dell’accoglienza e della promozione dei luoghi che dovrebbe caratterizzare un brand turistico vero, concreto, serio e credibile soprattutto. Un gelsomino potrà dire poco nella sua semplicità ma, in questo caso, esso rappresenta quel particolare, quella piccola dimenticanza che in un disegno complessivo di promozione dimostra quanto la distanza tra ciò che si presenta e ciò che si offre sia ancora una volta incolmabile. Perché, alla fine, sono i particolari, la loro cura che fanno la differenza e che dimostrano quanta sensibilità vera e non di facciata viene espressa da chi in questi luoghi si erge a paladino del bello e della sua singolarità credendo che sia sufficiente una eccellenza uscita dal cilindro magico della pubblicità - o di un comunicato stampa politicamente corretto - per obliare quanto per occhi attenti è difficile non vedere.

Autore: 
Giuseppe Romeo
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