Crepe sul “ponte della vergogna”

Dom, 20/05/2018 - 12:40

Nella storia i “ponti” hanno spesso assunto un significato simbolico: dal famoso “ponte dei Sospiri” a quello di Bassano; da quello sul fiume Kwai a quello di Sant’Angelo. Quello sull’Allaro è il “ponte della vergogna”! Un ponte che accusa un’intera classe dirigente perché a quasi tre anni dall’avvallamento, i lavori sono ancora in alto mare ma ancora di più perché ci trattano come un popolo di stolti e di analfabeti.
C’è stato un regolare appalto che fissava i costi, il tempo necessario per i lavori, la data di consegna.
Il progetto non l’avevano concepito i cittadini ma “validi” tecnici specializzati in materia, incaricati e pagati dall’ANAS.
Questi tecnici hanno studiato diligentemente i luoghi, elaborato calcoli, calcolato la somma.
Si svolge la gara e il lavoro viene assegnato alla ditta vincitrice dell’appalto che, a sua volta, dichiara di aver preso visione del progetto e dei luoghi e quindi firma un regolare atto di “sottomissione”. In pratica si impegna a realizzare l’opera nei tempi indicati a consegnarla.
Questi tempi sono ormai scaduti ma l’opera è in alto mare.
Perché? Perché una volta iniziati i lavori ci si accorge che è tutto sbagliato e quindi che occorre un nuovo progetto, nuovi soldi e molto più tempo!
Nessuno ha nulla da eccepire.
Nessuno obietta che c’è un atto di sottomissione, che ci sono perizie tecniche, dati elaborati.
Nessuno rileva che il progetto originario viene così letteralmente stravolto senza che si sia verificato un’alluvione o un terremoto che ne giustifichi le ragioni.
S’è sbagliato? Chi? C’è stato qualche richiamo verso i tecnici che avrebbero sbagliato? Una rescissione del contratto con la ditta vincitrice? Una revoca di incarico?
Niente di tutto questo!
La “pena” viene inflitta solo a questo popolo che oltre ai disagi deve passare per sciocco per responsabilità di chi lo rappresenta.
Intanto arrivano altri fondi pubblici che verranno divisi tra gli stessi soggetti.
Si apre una voragine… di tempo, di soldi e soprattutto di credibilità.
Al danno si aggiunge la beffa perché si convoca una tronfia “conferenza stampa” in cui la vergogna assume i toni di un clamoroso successo.
E tutti in silenzio come il ragioniere Fracchia a ripetere: “Quanto è bravo Lei!”
Oggi si dice che l’arcata che sorregge l’unica corsia che resta in funzione sul “ponte della vergogna” mostra delle crepe e pertanto potrebbe essere chiusa al traffico che, in tal caso verrebbe dirottato sulle strade “ex provinciali” tenute in pessime condizioni. Se ciò avvenisse sarebbe una pagina bruttissima che causerebbe danni enormi alle nostre comunità e alla Calabria intera.
Un’ultima cosa: quando il ponte verrà terminato, per favore, risparmiateci il rito dell’inaugurazione.
Siamo pazienti ma non stupidi!

Autore: 
Ilario Ammendolia
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