Cristo si è fermato a Riace

Dom, 21/04/2019 - 11:00

Sarà pubblicato il prossimo 17 maggio il nuovo album di Vinicio Capossela dal titolo "Ballate per uomini e bestie", presentato dall'autore come "un cantico per tutte le creature, per la molteplicità, per la frattura tra le specie e tra uomo e natura". Il nuovo disco è stato anticipato da "Il povero Cristo", il cui video, scritto da Vinicio Capossela e Miriam Rizzo, è stato girato a Riace e vede alla regia Daniele Ciprì che firma anche la fotografia. La produzione è di Groenlandia con il sostegno della Calabria film Commission. Gli interpreti del video sono Enrique Irazoqui, il celebre Gesù de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, e Marcello Fonte, Palma d’oro a Cannes nel 2018 per “Dogman”. Il ruolo femminile è affidato a Rossella Brescia. A curare il backstage, i sidernesi Vincenzo Caricari e Lele Nucera; quest’ultimo è stato anche capogruppo per la selezione comparse, insieme a Vincenzo Fazzalari di Riace e Alessia Iacopetta di Caulonia. Tra gli operatori Aldo Albanese di Gioiosa Ionica, assistente alla regia Mario Vitale di Catanzaro, mentre a occuparsi della scenografia Andrea Rullo di Riace.
Il brano riferisce dell'incapacità dell'uomo di salvarsi seguendo il precetto in cui è racchiusa tutta la Buona Novella: "ama il prossimo tuo come te stesso". Un precetto semplice, ma evidentemente impossibile da realizzare. L'avidità, l'egoismo e l'ignoranza dell'uomo hanno preso il sopravvento. Il testo è dedicato a Riace e a chi lotta per mettere in pratica la buona novella. In particolare una strofa sembra sia stata pensata apposta per riassumere la vicenda che ha visto protagonista Mimmo Lucano: “Il povero Cristo/ è sceso dalla croce/ si è messo sulla strada/ e va ascoltando voci/ c’è chi lo tira a destra/ chi lo spoglia a sinistra/ tutti lo voglion primo/ nella loro lista./ Ma piuttosto che da vivo/ a dare il buon ufficio/ è meglio averlo zitto/ e morto in sacrificio”.
Mimmo Lucano ha provato a mettersi in ascolto degli ultimi ma è stato (volutamente?) frainteso. Inoltre, Lucano è stato uno strumento sia nelle mani della sinistra, che ne ha fatto un’icona per calamitare chi è pieno di speranze e privo di certezze, sia della destra, che vi ha cucito attorno l’avversario da battere così da rafforzare la propria identità. Di certo il colpo più duro è stato quello inferto dalla corrente “amica” che fino a qualche tempo fa ignorava l’esistenza di Mimmo Lucano o peggio ancora gli aveva dimostrato tutta la propria indifferenza, ma che poi, tutt’a un tratto, si è posta al suo fianco per spartirsi la torta. Un imbroglio disgustoso che fa più male del morso dell’avversario. Perché, come si dice, finché ti morde il lupo pazienza… quel che secca è quando ti morde la pecora!
E così, questo povero cristo, con una finestrella tra i denti e una porta nel cuore, è stato trasformato, ora dall’uno ora dall’altro schieramento, in un concentrato di valori e anti-valori in forma zippata in modo da evocare immagini e schemi che guidino all’azione. Mimmo Lucano è stato rimaneggiato con cura sia da chi vorrebbe godere della sua stessa aura, sia da chi, al contrario, vorrebbe renderlo a tutti i costi un soggetto pericoloso da mettere assolutamente a tacere. Un povero cristo rispedito alla sua croce, dopo aver incontrato nel suo percorso chi, con “un coltello da affilare, lo sguardo torvo, non smetteva di sfidare e gli ha detto: «Cristo, spostati e lasciami passare non voglio sentir prediche, ho già molto da fare»”. 

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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