Cronaca di un pomeriggio di ordinaria esasperazione al Pronto Soccorso di Locri

Dom, 30/06/2019 - 12:40

Sono le 15,00 di un afoso sabato pomeriggio del mese di giugno. Trasportato in codice rosso dal 118, arrivo al Pronto soccorso di Locri. Diagnosi: trauma cranico da incidente stradale con grossa ferita sanguinante lacero-contusa alla regione temporo-parietale destra e ferite da taglio multiple alla spalla sinistra. Avevo perso molto sangue, ero ipoteso, avevo nausea e vomito e percepivo che stavo per perdere conoscenza. Preciso che sono un medico per cui avevo la consapevolezza che questa sintomatologia era provocata dalla ingente quantità di sangue che avevo perso. La collega del 118, che mi aveva soccorso, seguendo il protocollo, aveva praticato con tanta professionalità tutte le cure che il caso richiedeva: ossigeno, emagel endovena, collare, tamponamento dell’emorragia, monitoraggio cardiaco ecc.
Arrivati al Pronto Soccorso, in un clima di calma apparente, vengo preso in consegna da un'altra collega e da un infermiere che con tanta cura e diligenza cominciano ad attivare le procedure necessarie in caso di politrauma: TAC, ecografia, esami del sangue ecc.
Sembrava filasse tutto liscio e attendevo di effettuare la TAC cerebrale per capire l’entità del trauma cranico.
Nell’arco di mezz’ora il clima è completamente cambiato: due codici rossi per incidente stradale (di cui uno purtroppo è deceduto) ed altri pazienti arrivati in codice rosso per altre patologie cardiache e polmonari. Io mi trovavo ancora sulla barella del 118 in attesa di effettuare la TAC per mancanza di lettini nel Pronto Soccorso e di conseguenza la postazione del 118 non era potuta rientrare ed è rimasta bloccata al Pronto Soccorso. Mentre tutti i sanitari erano impegnati con pazienti in codice rosso, un paziente che si trovava di fronte a me cessava di vivere su una barella con il volto rivolto verso di me e gli occhi aperti. Nonostante i medici avessero fatto il possibile, il paziente era morto.
La situazione cominciava a essere caotica: una dottoressa dalla faccia stravolta che correva da una stanza all’altra per soccorrere i vari pazienti in codice rosso, un’altra dottoressa impegnata a sedare gli animi di alcuni familiari, il personale infermieristico sicuramente insufficiente ed esausto che faceva su e giù per portare pazienti in radiologia. Finalmente dopo un certo tempo che non riesco a decifrare, ma sicuramente oltre quello idoneo per un trauma cranico, vengo portato a effettuare la TAC cerebrale. Ah dimenticavo, ancora mi trovavo sulla barella del 118 e la postazione non era potuta rientrare in forma attiva. Fortunatamente la TAC era negativa per cui tiro un sospiro di sollievo. Mi riportano al Pronto Soccorso e solo adesso, dopo qualche ora, mi trasferiscono su un altro lettino per suturarmi le ferite. La situazione nel frattempo era diventata ancora più caotica con pazienti che stavano in piedi per mancanza di lettini. Finalmente una gentilissima collega, insieme a un bravissimo infermiere che io non finirò mai di ringraziare, mi suturano le ferite.
Si fa sera, sono quasi le 20:00, e io mi ritrovo stremato seduto su un sedia perché non c’erano lettini disponibili; la collega sfinita dall’intenso lavoro di tutto il pomeriggio mi propone di trasferirmi a Polistena per effettuare una ecografia addominale. A quel punto mi informano che l’ecografia non si può effettuare a Locri. Stanco e infreddolito, rifiuto questo ulteriore accertamento consapevole del calvario che avrei dovuto passare per andare da Locri a Polistena in ambulanza (in merito a quest’ultima decisione consiglio a tutti di non fare come me).
Alle 21:00 chiedo di essere dimesso.
Tutto bene quel che finisce bene.
A questo punto non posso esimermi dal fare alcune considerazioni su questa mia breve esperienza vissuta da paziente e non da medico.
Essendo stato Sindaco di Caulonia ed essendo un medico che vive nella Locride (anche se da 10 anni lavoro nell’ASP di Cosenza), ero a conoscenza delle gravi carenze della Sanità nella Locride.
Mi chiedo come sia possibile che in un Pronto soccorso, dove arrivano emergenze da trattare con tempestività, possa mancare un esame così semplice come l’ecografia.
Mi chiedo come si possa tenere bloccata per ore una postazione del 118 perché non ci sono lettini al Pronto soccorso per cui i pazienti rimangono sulla barella del 118.
Mi chiedo come si fa ad aspettare ore per praticare un esame in situazioni emergenziali, in cui il tempo è un brutto nemico, mettendo a rischio sia la vita del paziente sia la prognosi e la qualità della vita (ammesso di riuscire a scamparla).
Mi chiedo se è normale morire in un pronto soccorso, in un clima quasi di indifferenza, perché i pochi medici ed infermieri che ci sono non hanno il tempo materiale nemmeno per coprire il volto di quel morto in quanto impegnati a salvare un’altra vita.
Mi chiedo se è accettabile lasciare medici e infermieri lavorare in maniera disumana in ambienti poco adeguati e senza gli strumenti necessari per affrontare le emergenze.
Non sono qui a puntare il dito contro nessuno.
Certamente se la Sanità della Locride si trova in questa situazione, qualcuno avrà delle responsabilità.
Vogliamo iniziare dai vari governi nazionali che hanno inviato in Calabria Commissari pagati a peso d’oro e che hanno fatto un buco nell’acqua?
O vogliamo esaminare i vari governi regionali la cui preoccupazione principale era di nominarsi i vari direttori generali, pagati pure a peso d’oro, senza alcun risultato?
E arriviamo ai Sindaci ( tra cui mi ci metto pure io ) che, anche se non pagati, sono stati capaci di fare riunioni interminabili, presidi, cortei, senza dare risposte concrete. Anzi in alcuni casi con atteggiamento prono per non indispettire qualcuno vicino politicamente; qualcuno mi deve spiegare come mai per tanti anni non è stato convocato il Comitato Provinciale per l’ASP di Reggio Calabria.
Certamente io non ho la ricetta per uscire da questa drammatica situazione ma mi sento di dire che è finito il tempo dei lunghi cortei, dei presidi davanti all’ospedale, delle lunghe riunioni nell’Assemblea dei sindaci. Credo che sia necessario un risveglio delle coscienze dei cittadini della Locride. Ho l’impressione che il popolo della Locride abbia dimenticato il senso della RIBELLIONE (nell’accezione pacifica del termine). Non si può continuare ad accodarci perché remare contro è faticoso. Così si firma la nostra condanna e nello stesso tempo muoiono persone che invece potrebbero essere salvate… Credo che sia necessario armarsi di spirito combattivo e per questo io mi appello al risveglio delle coscienze senza aspettare che venga qualcuno con la bacchetta magica a prometterci che le cose cambieranno.

Autore: 
Ninni Riccio
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