Da Londra in Calabria per lavorare nel Mulino dello Steve Jobs italiano

Dom, 19/03/2017 - 16:39

"C'è sempre un po' di tristezza quando lasciate il vostro armadietto vuoto dopo l'ultimo turno e in questo caso le emozioni sono molto più profonde e più forti che mai. Non ci sono parole per spiegare quanto io sia grato a tutti i ragazzi che hanno preso parte alla mia bella esperienza in #Fucina. Voglio che tutti voi sappiate che quando ripenserò al tempo trascorso insieme, ci sarà un sorriso sul mio volto e un po' di nostalgia nel mio cuore" - Lo scrive rigorosamente in inglese, in un post su fb, Santo Pate, 28 anni, di Catanzaro, che lo scorso febbraio, dopo tre anni e mezzo trascorsi a Londra, ha deciso di lasciare il ristorante Fucina, in cui lavorava come chef per ritornare nella sua terra e lasciarsi coinvolgere nel progetto di Stefano Caccavari, 28enne anche lui, definito dalla stampa nazionale lo Steve Jobs della Calabria. Di Stefano abbiamo scritto esattamente un anno fa per raccontare della sua Bio Valley, l’orto più grande d’Italia, realizzato a San Floro, a cinque minuti dalla Cittadella regionale. È qui che insieme allo zio Franco, Stefano ha realizzato ettari di coltivazioni biologiche riuscendo a spegnere il fuoco del "drago": in quest'area, infatti, sarebbe dovuta sorgere la seconda discarica più grande d’Europa, un ecomostro capace di raccogliere 300 tonnellate al giorno di rifiuti speciali e pericolosi. Anche Stefano ha vissuto all'estero e più volte è stato nella Silicon Valley per soggiorni studio. Gli era stato pure offerto un posto di lavoro lì, ma Stefano aveva rifiutato. Quando un anno fa l'abbiamo intervistato si era messo in testa di riabilitare delle vecchie macine e ristrutturare un vecchio casolare abbandonato a San Floro così da dotare la Calabria di un mulino a pietra che macinasse come si faceva un secolo fa. Per salvare l'ultimo mulino a pietra della Calabria servivano 250 mila euro. In tre mesi ne ha raccolti il doppio grazie a un crowdfunding via facebook, creando la più grande start up agricola del mondo. Il suo progetto si chiama “Mulinum” e ha come obiettivo quello di riportare in Calabria la filiera dei grani antichi e di puntare ai prodotti a chilometro zero e alle lavorazioni di una volta. Un progetto che è subito decollato e a cui oggi collaborano anche Santo e suo cugino Simone, anche lui a Londra da due anni e mezzo e chef della partita antipasti nello stesso ristorante. Santo aveva contattato Stefano alcuni mesi fa per sapere se fosse possibile inviare le farine del suo mulino biologico anche a Londra. I due si danno appuntamento a San Floro, dove Santo si reca durante le vacanze natalizie: in quell'occasione Stefano gli propone di tornare in Calabria per lavorare con lui. Santo accetta e, ritornato a Londra per presentare lettera di licenziamento, coinvolge anche Simone. Insieme preparano le valigie di ritorno. "Mi definisco uno zingaro - sorride Santo - la mia casa è nella mia valigia. Da giovanissimo ho lasciato la mia terra. Sono stato quattro anni in Piemonte, poi in Germania e infine a Londra. Stavolta ho deciso di tornare per restare". "Lo stipendio, rispetto a Londra, sarà quasi meno della metà - prosegue Simone - ma il progetto è allettante". "... e poi sarà realizzato in Calabria!" - gli fa eco Santo.
“Qui abbiamo tutto - riprende Simone - le materie prime sono di ottima qualità, i posti sono bellissimi, il clima è perfetto. Quello che ci manca è l’organizzazione. Un progetto deve essere ben costruito e ben gestito, non basta farlo partire. Senza impegno non potrai mai iniziare ma, soprattutto, senza costanza non potrai mai finire. Il progetto di Stefano è stato pensato nel modo giusto, è innovativo e assai promettente".
Anche Santo è convinto che la Calabria abbia scarse capacità di pianificazione: "La mia maestra alle elementari diceva a mia madre: suo figlio è bravo ma non si applica. Ed è quello che io oggi penso della Calabria! Da noi va di moda l’arte di arrangiarsi. Abbiamo smesso di puntare in alto perchè qui è tutto un rincorrersi di burocrazia interminabile. E così rinunciamo in partenza. Quella che in altri paesi è la normalità, a noi ci sembra inarrivabile". E l'amarezza, adesso che è ritornato, un po' lo assale: "Anche la mia ragazza è ritornata a Catanzaro dopo aver vissuto insieme a Londra. Lì lavorava come infermiera. Appena rientrati, ha inoltrato il suo curriculum a 170 indirizzi... le avesse risposto qualcuno! Nemmeno per dirle: No, grazie, non siamo interessati. Non c'è rispetto per i giovani, non c'è considerazione, non c'è fiducia. Non ci sentiamo stimolati e, piano piano, abbiamo visto crollare ogni punto di riferimento, politica in pimis, per questo in molti abbiamo abbandonato la nostra terra. Per restare, dobbiamo metterci in testa che non possiamo contare se non sulle nostre forze e allearci con chi non si arrende, cercando di essere un modello per chi, invece, ha gettato la spugna. Come dice il grande Gualtiero Marchesi, il padre della nuova cucina italiana: la migliore forma di insegnamento è l'esempio. E io di lui mi fido!".

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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