Davanti a don Guido

Dom, 08/07/2018 - 12:20

I cipressi che a …
Ma quali cipressi, buon uomo? Vi erano due splendidi aceri americani e uno lo hanno tagliato mentre l’altro lo hanno mutilato e ci hanno messo sopra il contrassegno dei portatori di handicap!
Buongiorno Commendatore! Mi scusi ero sopra pensiero e non l’avevo vista...
Buongiorno a lei, buon uomo, ma preferisco che mi si rivolga col Don Guido; è più … casereccio!
Ricordo che il giorno della sua… dipartita l’On. Pietro Buffone al termine dell’epicedio lo salutò col: Buongiorno Guido, perché tu vai verso la luce!
Ma quale luce, buon uomo, mi vedi come sono ridotto all’ombra di un moncone di palma divorata dal punteruolo. Il mio naso, rivolto a ovest, è ormai scolorito dalle deiezioni dei piccioni, appollaiati sul mio capo e stanno rivolti a est per godersi il sole mattutino. Tutti mi passano accanto senza degnarmi di uno sguardo, appunto. L’orientamento è stato profetico, rivolto al tramonto. Altro che “Guido Candida nel ricordo dei Calabresi” come ebbe a titolare il direttore della Coldiretti, il fu Comm. Giuseppe Primavera, nel libretto a me dedicato.
Comunque Don Guido io vorrei parlare con Lei delle condizioni del “Suo” ospedale, perché nessuno può negare che questa è stata opera Sua.
Ma mi faccia il piacere! Quale mio ospedale! Se fossi vivo mi prenderei questo busto e me lo porterei nell’avito casale.
Mi consenta almeno di scambiare quattro chiacchiere sul funzionamento di questo presidio che Lei non considera più “Suo”.
Presidio di che? Ma lei, buon uomo, ha occhi per vedere e naso per odorare, tatto per toccare, udito per ascoltare? In quanto al quinto senso, il gusto, meglio lasciar perdere. Disgusto è il termine più adatto. Mi dica lei, buon uomo, come si può curare adeguatamente una ferita in un ambiente non sterile. Cominciamo dall’ingresso: quell’indecente pensilina piena di rifiuti e con i vetri scheggiati dovrebbe accogliere coloro che scendono da un improbabile mezzo di trasporto urbano. Gli ipotetici utenti vanno subito a sbattere il viso su una sudicia bacheca su cui si sono accumulati centinaia di strati di manifesti mortuari... bel modo di accogliere pazienti e familiari! In compenso c’è un sistema di videosorveglianza che non videa niente perché in stato di abbandono in quanto desueto dal giorno dopo il collaudo, come i cancelli scorrevoli. A piedi si percorre per una sessantina di metri un tunnel in metallo e plexiglass a misura di giganti che protegge dalla pioggia solo quando non c’è vento, e qui il vento non manca mai. In auto si parcheggerebbe sul piazzale asfaltato da poco, grazie alla venuta del Presidente Mattarella che vi avrebbe dovuto atterrare col l’elicottero. Ma qui parcheggiano solo i fessi perché i ‘ddritti, e per questo lo siamo tutti, vanno avanti superando il gabbiotto dell’ormai ex posto di guardia e la sbarra che è un ricordo di funzione e si posizionano financo davanti al pronto soccorso. Pronto, chi parla? Il soccorso? “Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore… lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”. Mi lasci dire che questo mi fa venire in mente gli ignavi del canto III dell’inferno dantesco. Alle anime degli Ignavi, pur non trattandosi propriamente di dannati, Dante infligge una dura pena: quella di correre incessantemente, nudi, dietro un’insegna priva di significato, tormentati dalle punture di vespe e mosconi fino a sanguinare; il loro sangue è, infine, raccolto da vermi raccapriccianti che si muovono ai loro piedi. Naturalmente nulla a che fare col personale del pronto soccorso che invece Dante colloca nel I Cerchio dell’Inferno dove sono relegate le anime di coloro che vissero virtuosamente, ma non furono battezzati. Questi spiriti non sono dannati, la loro unica pena consiste in un desiderio eternamente inappagato di vedere la Sanità. Ma torniamo all’ingresso principale - si fa per dire per come è stato ridotto. - Porte scorrevoli e una fila di scatole vuote, la memoria di uno sportello bancario, avvisi vecchi e nuovi tra pareti scrostate e macchinette dispensatrici di momenti di relax per pazienti e visitatori, indicazioni per i reparti e la direzione sanitaria, ormai vuota dell’una e dell’altra.
“Or discendiam qua giù nel cieco mondo, cominciò il poeta tutto smorto. /Io sarò primo e tu sarai secondo (...) e l’occhio riposato intorno mossi, (…) per conoscer lo loco dov’io fossi. (…) de la valle d’abisso dolorosa che ’ntrono accoglie d’infiniti guai”.
Come vede, buon uomo, il padre Dante aveva già previsto tutto!
Però Don Guido deve riconoscere che in questo luogo non vi sono solo guai che Lei richiama con Dante dagli inferi, ci sono tanti lavoratori che con sacrificio fanno di questo ospedale un presidio, l’ultimo rimasto su un territorio popolato da circa 135.000 persone.
Buon uomo, vedo che lei (mi rivolgo con il lei perché sono un illuminato) confonde la forma con la sostanza, gli umili spesso lo fanno. Una cosa è essere persone per bene e oneste altro è fare cose buone e utili per il prossimo. Le ripeto può curare adeguatamente una ferita in un ambiente infetto? È chiaro che ci sono gli eroi, ma guai a una società che ne ha bisogno, gli eroi passano ma i problemi restano. Ma torniamo a noi, si fa per dire. Locri ospedale spoke. L’ultima invenzione esterofila. Ormai i tecnici che consigliano i politici non hanno più remore o vergogna e i politici che non hanno levatura oltre il metro abboccano. Lo sa cosa significa Spoke? Sono i raggi che convogliano tutto al mozzo Hub. Locri è uno spoke con 27 raggi: Allergologia, Angiologia, Anestesia e rianimazione, Cardiologia-Utic, Centro Trasfusionale, Chirurgia, Citopatologia, Dermatologia, Farmacia, Laboratorio Analisi e TAO, Medicina a indirizzo geriatrico, Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, Nefrologia e dialisi, Neurologia, Oculistica, Odontostomatologia, Oncologia, Ortopedia e traumatologia, Ostetricia e ginecologia, Otorinolaringoiatria, Pediatria - Centro Diabetologia pediatrica, Pneumologia, Pronto soccorso, Psichiatria, Radiologia, Recupero e rieducazione funzionale, Urologia. Saranno 27 raggi di sole?
Ma l’Ospedale si che ha funzionato! Vi hanno trovato sistemazione centinaia di artigiani e decine di figli della borghesia e pseudo nobiltà locale che così non hanno avuto la necessità di emigrare. Ecco diciamo che l’ospedale è stato un centro di accoglienza per i locali! Ma la sua funzione l’ha svolta egregiamente; ha dato lavoro anche a tanti sindacalisti molti dei quali, mai al tramonto, svolgono ancora il loro prezioso compito di difesa del piatto di lenticchie. Ma ormai…
È passato di mano in mano dai consigli di amministrazione alle USL e poi ASL e adesso ASP, cosa ne pensa Don Guido?
Buon uomo, se la ricorda la classificazione di Sciascia nel Giorno della Civetta? “Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà”
E quindi?
Mi lasci dire che vago ogni giorno con grandi sensi di colpa e cerco di non incrociare il cav. Teotino e la baronessa  Del Balzo- Squillacioti per la vergogna di avere fatto abbattere il loro bel castello che già funzionava egregiamente come ospedale che proprio io, in qualità di vicesindaco, avevo aperto il 1° settembre del 1949 con una sottoscrizione aperta proprio per poter adeguare il castello Verga a ospedale, offerte in olio, biancheria, sapone di casa e il versamento di mille lire a testa da ogni impiegato. Un successo che ha visto tutti per Locri.
Attento don Guido che è stato un precedente…
Si buon uomo, capisco la sua preoccupazione ma, di fronte a una scelta, io scelgo Locri.
Si, ma torniamo all’ospedale...
Col senno di poi non avrei dovuto consentire che passasse il progetto degli architetti Dall’Olio-Gasbarri che hanno proposto un edificio a croce di S. Andrea!
E allora?
La croce di S. Andrea è un segnale di pericolo che viene posto nei pressi di un passaggio ferroviario non protetto, ma qui è passato il treno dell’indifferenza e ha travolto tutto. Buon uomo: non ti crucciare, vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare!

Autore: 
Arturo Rocca
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