Delicante di Ferruzzano

Mer, 14/02/2018 - 15:00
I frutti dimenticati

Nel settembre del 2010 fui contattato da Sergio Guidi, dirigente dell’Arpa Emilia Romagna che aveva visitato un mio campo di salvataggio di viti della provincia di Reggio Calabria e mi propose di partecipare ad un’esposizione di frutti di piante in estinzione ,con quelli della Locride, che si sarebbe tenuta a Roma nel palazzo della Provincia, ospiti della giunta Zingaretti.
Accettai e mi preparai alla partenza che fu non certo una passeggiata in quanto ero appesantito da due enormi scatoloni di cartone di circa trenta chili ognuno di peso e da una valigia con gli effetti personali.
Guidi mi aveva pregato di farmi aiutare da qualche dirigente della provincia di Reggio che avrebbero potuto pagarmi un corriere veloce che avrebbe portato gli scatoloni pieni di frutti del germoplasma calabrese, in quanto essi avrebbero fatto pubblicità alla Calabria tutta.
Mi recai alla provincia e feci le mie proposte a qualcuno, dopo ore di anticamera, che mi ascoltò con atteggiamento schifato , sentendo parlare di biodiversità , e mi ritenni fortunato quando mi allontanai a bocca asciutta , ma senza aver ricevuto dei calci nel fondo schiena.
Il viaggio fu un calvario in quanto, partendo da Brancaleone dovetti cambiare treno prima a Reggio e poi a Villa S. Giovanni, dove salii faticosamente su un treno da cui scesi su un marciapiedi della stazione Termini a Roma.
Non esisteva ormai più un servizio addetto ai bagagli per cui mi stavo preparando a trascinare i miei fino ai taxi, ma per mia fortuna comparve una donna rumena che faceva servizio abusivo con un suo carrellino personale e così risolsi il mio problema, per cui in poco tempo arrivai a Palazzo Valentini, sede della Provincia.
Vi arrivai prima di Sergio Guidi e nell’attesa mi misi ad osservare con molta attenzione la colonna traiana che è situata nella parte opposto della facciata della sede della provincia, a ridosso per giunta.
Essa era stata voluta dall’imperatore Traiano per esaltare la conquista della Dacia, attuale Romania, nelle dure campagne che costarono anni di guerre (101-106 d.C.) contro i valorosi Daci guidati dall’eroico Decebalo, che quando fu sconfitto preferì suicidarsi per non cadere nelle mani dei romani.
Quando arrivò Guidi cominciammo ad allestire i tavoli per l’indomani, quando sarebbe stata aperta la mostra dei frutti, che sarebbe durata due giorni; fu un successo e fu prorogata di alcuni altri.
Il tavolo più ammirato fu quello calabrese e fu visitato con attenzione da Vanna Forconi, presidente dell’ISPRA, la quale volle visitare la Calabria ed arrivò ai primi di dicembre ed il suo desiderio fu quello di visitare i “ giganti” di Pietra Cappa, ossia i castagni millenari piantati nel periodo bizantino dai monaci basiliani, ricadenti nel comune di San Luca.
Aveva nevicato abbondantemente ma nonostante ciò la dott. essa Forconi non rinunciò all’idea di visitare il bosco di castagni millenari e la guida fu Totò Pellegrino presidente ed animatore di “Gente in Aspromonte “l’organizzazione che si occupa di evidenziare con gite guidate le caratteristiche più notevoli della montagna Calabrese.
Visitammo i “giganti” con la neve che arrivava oltre i ginocchi e Vanna Forconi restò tanto estasiata che programmò per il Quaderno dell’Ispra 2012 la partecipazione congiunta della Calabria e del Trentino Alto Adige.
Il Quaderno fu edito dall’ISPRA, con la partecipazione anche dell’ARPACAL , del prof. Giovanni Spampinato della Mediterranea di Reggio Calabria, dell’UNICAL ed addirittura, per la sezione Alto Adige anche del prestigioso Istituto Agrario di San Michele all’Adige e del Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg.
I testi sui fruttiferi, per la sezione Calabria furono curati in prevalenza dalla Dott. esse Caloiero , Odoguardi e anche dal sottoscritto che si occupò anche delle notizie storiche riferite alla Calabria.
Durante la visita in Calabria la dott. essa Forconi ebbe modo di visitare l’ulivo del Krisma nell’orto della palazzina dei ferrovieri a Ferruzzano e restò tanto stupita dalla fantasmagoria delle sue ulive candide che assieme al dirigente dell’ARPA Emilia Romagna Sergio Guigi organizzò la donazione di un ulivo del Krisma ai Giardini Vaticani che fu portato dalla Calabria al Vaticano appunto nel dicembre 2011 da me.
Invece durante l’esposizione dei tavoli a Palazzo Valentini, i visitatori ammirarono i frutti dimenticati e l’ultimo giorno , gli ultimi, assaggiarono tutti i grappoli delle decine di varietà d’uve presentate, riducendoli in graspi.
Fra gli altri c’era un grappolo della Delicante di Ferruzzano, qui rappresentata, che avevo recuperato in una vigna abbandonata alla fine degli anni 50 del 900 e la vite che lo aveva prodotto era stata allevata a pergola e per questo si era salvata dall’estinzione; di essa sopravvivono ormai solo dieci viti che sono collocati nel mio campo di salvataggio a Ferruzzano.
Quando la viticoltura era florida a Ferruzzano, alcuni agricoltori avevano cura di piantare nelle proprie vigne molte viti di Delicante con cui avrebbero prodotto in purezza un vino particolare, molto delicato, morbido e fruttato ed il vitigno era stato denominato nei termini suddetti , oltre che per la delicatezza del vino ricavato, “femminello” ossia delicato come una donna, anche per quella dei grappoli, costituiti da acini radi, talvolta quasi sferici o subovali; i suoi graspi erano teneri e delicatissimi, quasi candidi.

Autore: 
Orlando Sculli e Antonino Sigilli
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