Destra, sinistra e 5 stelle, la partita non è mai sta così aperta

Mar, 21/06/2016 - 16:16

Rottamare è facile, costruire… molto meno! È la prima considerazione che mi viene in mente a ben guardare la violenza del ciclone mediatico che si sta abbattendo sul Pd nazionale, segnando un punto di non ritorno. Da dove? Ma da quel palcoscenico invaso dai 5stelle, cui per primo Renzi sembra cedere il passo, quando dice: “Hanno vinto, ma non è voto di protesta!”. Certo è un attimo, perché subito dopo cinguetta: “ Vogliono il cambiamento! Ma io non mollo, anzi rilancio”. Diciamo che fa bene, perché se anche ogni nuova prospettiva sembra dipendere dall’assemblea romana fissata venerdì, Renzi ha pagato sul campo il mancato rilancio dell’economia, piuttosto che la lotta ad oltranza intrapresa dall’opposizione interna al suo partito. E dunque se il premier decidesse di abbandonare i massimi sistemi del Palazzo, rabberciati nella riforma costituzionale, per abbracciare le ragioni della gente, potrebbe anche imboccare quella inversione di marcia invocata dall’elettorato, partendo magari da una riforma fiscale complessiva che incominciando da un oculato condono seppellisca per sempre Equitalia e le sue ottuse angherie! Per poi proseguire con una seria riforma della scuola, più aderente alla strada del lavoro per i giovani, e continuare con una semplificazione strutturale dell’accesso al credito e agli investimenti per bilanciare meglio lavoro e consumi interni, includendo nella mappa magari l’intero Mezzogiorno. Si! perché se il vento della vittoria fa dire a Grillo “È l’ora del cambiamento! adesso voliamo alto verso il governo nazionale….”, è grande la sfida dei fatti che attende le giovani sindache di Roma e di Torino, ma anche di tutti gli altri 19 sindaci che, in nome del Movimento, hanno vinto il ballottaggio in realtà più periferiche. Infatti, per la verifica che si prospetta alle prossime politiche, non c’è il tempo che serve per dar modo ai 5 stelle di dimostrare le loro capacità di buon governo. In verità la partita di Renzi è ancora tutta da giocare, perfino… se continuasse a intestarsi il referendum! Qualunque sia la legge elettorale, che i 5 stelle per primi vorrebbero cambiare. Peraltro insieme al centrodestra che però, se pensa di insistere ancora sulla linea Salvini-Meloni con il populismo sfrenato in pole position, perde o sparisce com’è successo a Bologna. Ma se si spostasse sulla via intestata ormai solo a Parisi, autore - ancorché perdente di misura - di proposte innovative per Milano e dunque per il Paese, forse qualche chance la potrà anche acchiappare: con o senza Berlusconi! Ovviamente c’è da scommettere che anche in questo caso, la destra calabrese, senza Scopelliti, scriverebbe una storia a parte, mantenendo fino alle estreme conseguenze… posizioni anacronistiche. E dunque veniamo alla Calabria che, grazie al Pd che la governa, sta soffrendo oltre ogni tolleranza l’insipienza del governo regionale, gestito dal primo partito calabrese. Qui ogni ragionamento sta a zero, visto che “impera” e soprattutto divide un governatore eletto con il 65% dei voti e che oggi si ritrova con 4 capoluoghi su 5, retti da un segno politico contrario! E anche al Consiglio regionale niente gira nel verso giusto: se è vero, come lo è, che il presidente, pur con buone prerogative quali ha Nicola Irto, per assolvere ai propri doveri di delega per il sottogoverno, è stato costretto a sfangare, tramite sorteggio, le pressioni sulle nomine che non riusciva a dirimere. E la città metropolitana di Reggio? Ormai è una realtà, se ne diano pace tutti. Il nodo però è che “inaugurata” dal sindaco Falcomatà con una presentazione plateale al Cilea, ha avuto come ospite d’onore il sottosegretario alla sicurezza nazionale Marco Minniti, ricalcando la prassi ricorrente del Pd in questo momento politico di forte oscurantismo. Un evento che è servito ancora una volta, dopo l’ultima apparizione per la chiusura della campagna elettorale di Guccione, a reiterare il pensiero minnitiano di grand commis, quello che non disvela certo il disegno del capo, né tanto meno il futuro che li sopravanza, ma che sa glissare, argomentandoli come se invece lo facesse, perfino gli argomenti più inquietanti… Certo la Calabria non è il Veneto, come ha detto una volta Renzi a Mestre, aggiungendo che se così fosse, anche da noi “sarebbe tutto risolto!”. Dunque lo sapeva fin da allora come giravano le cose a queste latitudini… allora aspettiamo di conoscere la capacità e il raggio d’azione del lanciafiamme che il premier-segretario ha deciso di mandarci contro!

Autore: 
Teresa Munari
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