Diritto di famiglia, il PD di Siderno aderisce alla mobilitazione contro il Decreto Pillon

Ven, 09/11/2018 - 19:00

Il Circolo del Partito Democratico di Siderno aderisce alla mobilitazione generale del 10 novembre indetta contro il Disegno di Legge 735 (c.d. Decreto Pillon), che rappresenta un vero e proprio ritorno al passato rispetto all’attuale impostazione del diritto di famiglia e della legge che prevede la pari condivisione della responsabilità genitoriale. In sintesi, negli intenti desumibili dal testo, si obbligherebbero i coniugi in via di separazione a richiedere, a pagamento, l’intervento di un mediatore familiare; verrebbe scardinato il concetto di affido condiviso, trasformando il figlio di una coppia separata in un “pendolare” e costringendolo a vivere perennemente con la valigia in mano. L’assegno di mantenimento verrebbe abolito, per cui, il coniuge in situazione di maggiore dipendenza economica e povertà, sarebbe sottoposto ad un vero e proprio ricatto economico, magari rinunciando ad affrontare la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica. Neanche i casi in cui la separazione dovesse avvenire per cause legate a violenza domestica sfuggirebbero all’obbligo della mediazione familiare, sottoponendo comunque il componente debole della coppia ad uno stress emotivo e psicologico oltre ogni limite; fintanto che la violenza domestica non sia “comprovata”, bambini e bambine saranno costretti ad avere rapporti con il genitore violento ed un coniuge che dovesse denunciare la violenza subita dall’altro coniuge, potrebbe essere denunciato per manipolazione sui figli contro il genitore, rischiando di perdere la responsabilità genitoriale. Quella del Senatore Pillon, leghista, è una campagna contro le libertà civili e individuali di donne, uomini e bambini coinvolti, a vario titolo, nelle separazioni e nei divorzi. Il Circolo del Partito Democratico di Siderno invita tutti, pertanto, a partecipare alla mobilitazione del 10 novembre prossimo per manifestare contro questo grave tentativo di mettere in atto una regressione politica e civile, ma ancor prima sociale e culturale.

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