Disaggregare per riaggregare

Dom, 09/12/2018 - 16:40

ODIATO E INDISPENSABILE? Esiste ancora un sistema colpevolmente corrotto, e non stiamo più vivendo un sistema partecipato. Il confronto non riesce, viene rifiutato da leader supponenti, impedito dalla inesistenza di programmi “firmati”, dalla assenza stessa di sedi e momenti dedicati. Qualcuno ha usato l’immagine del “tetto scoperchiato”: non esistono traiettorie che conosci già, il tuo dato culturale non si esprime in un partito, in un sodalizio, in un’associazione. Tempo addietro, avevi il tuo circolo politico, il tuo sindacato, il tuo patronato, il tuo modello d’impresa… Decidevi, da interista, se tifare Juventus nella finale in Europa, per scelta “patriottica” oltre che sportiva, non perché il mondo si divideva tra sovranisti e globalisti. Oggi, Aldo Grasso arriva a scrivere sul Corsera che si è rinunciato alle idee, a pensarle, e ci si ferma a dare opinioni sugli altri. Fa l’esempio di Di Battista: lingua svelta sull’operato degli altri, nessun concetto partorito da lui.
LA LENTEZZA DELLE ISTITUZIONI. Le istituzioni sono sempre in ritardo. Sembrano usate per far vivacchiare i suoi occupanti. Sappiamo di finanziamenti di opere pubbliche vecchi di decenni eppure riproposti o vantati di continuo. Parliamo dei fondi per il sud. Parliamo, per capirci da vicino, nella Locride, ad esempio, dell’ultimo (tanto e bene è stato fatto prima) di 2 milioni e mezzo di euro per lavori nella splendida Villa Romana di Casignana datati 2012 che non si realizzano. Ma sono di continuo reclamizzati. Antonio Ricci ci ha raccontato la storiella delle passeggiate di lui ragazzo e del nonno. E del pinolo. Ne trovava uno nella villa e glielo consegnava gioioso. Dopo alcuni metri un altro, stessa contentezza e stesso gesto… un altro paio di volte ancora e ancora. Si renderà conto, quando sarà in grado di farlo, che si trattava sempre dello stesso pinolo che il nonno tornava a buttare.
L'ULTIMA RIVOLUZIONE. Non si sta affermando un sistema che contrasta l’illecito, che funziona meglio, ascolta tutti. Tutti quelli almeno che cercano sedi per dire la propria, gruppi, formazioni, categorie, rappresentanze. Si deve smuovere il terreno. Con una rivoluzione? L’ultima che conosciamo è questa del 4 marzo: Lega e Movimento 5 Stelle l’hanno fatta, tanti temono per il risultato finale. Ci potrebbe bastare quello che diceva un vecchio ministro socialista, “disaggregare per riaggregare”. Rimettere insieme, cioè, in uno schieramento e nell’altro, forze democratiche e attive che il sistema sono capaci di costruirlo, non solo di distruggerlo.

Autore: 
Federico Lago
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