Domenica delle palme: l’omelia di Monsignor Oliva

Lun, 26/03/2018 - 09:20

Domenica delle palme o della passione del Signore? Ecco il dualismo che sembra caratterizzare questa settimana: luce e tenebre, vita e morte s’intersecano in un prodigioso duello. Le Palme sono espressione della gioia di un popolo che accoglie festoso il Signore. Gesù nei panni dell’umile Re che entra in Gerusalemme su di un asino, il Signore che ha bisogno di un asino nel suo ingresso nella Città santa, che si contenta di poco, ma vuole il nostro coinvolgimento.
Passione e morte, momenti di sofferenza, di abbandono e di scoramento. Il tutto per arrivare alla resurrezione e alla vita, alla pasqua del Signore passando attraverso la sua morte. Ecco il mistero di Gesù e del cristiano: non c’è Pasqua se non passando attraverso la prova del dolore. In questa celebrazione come in tutta la settimana avvertiamo questa tensione tra storie di gioia e di sofferenza, di errori e di successi. Il racconto della passione che abbiamo ascoltato in religioso silenzio ha messo a nudo i sentimenti e le contraddizioni che toccano anche noi capaci di amare, ma anche di odiare, di slanci entusiasti di fedeltà ma anche di grandi infedeltà e tradimenti.
Il racconto della passione appena proclamato è tratto dal Vangelo secondo Marco, il Vangelo del “segreto messianico”. Gesù impone alle persone di mantenere il silenzio sulla sua identità. La piena rivelazione della sua identità si ha sulla croce. Nell’atroce solitudine del Calvario, qualcuno per la prima volta giunge al suo riconoscimento: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!» (Mc 15, 39). E’ un riconoscimento che avviene dopo il grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34). Un grido che racchiude il dramma del silenzio di Dio di fronte alla sofferenza del Figlio e il terribile abbandono del Figlio che muore nella consapevolezza che nonostante tutto il Padre rimane fedele. Il riconoscimento del Figlio di Dio che avviene sulla croce non è quello di un discepolo o di un sacerdote del tempio, ma di un centurione romano, un pagano, che di certo non si trova davanti alla prima esecuzione capitale e alla prima morte straziante di un crocifisso. E’ l’atto di fede di un lontano!
Davanti a Gesù Crocifisso chiediamoci in questa settimana santa se la nostra vita è addormentata come quella dei discepoli nell’orto del Getsemani. Se, come Pietro, pensiamo che si possa affrontare tutto con la spada. Se davanti alle nostre responsabilità come Pilato ce ne possiamo lavare le mani. O se c’è in noi la disponibilità del Cireneo ad aiutare chi porta la croce. Se facciamo in fretta a barattare il vero Re con il Barabba di turno. Se restiamo davanti ai crocifissi del nostro tempo, agli scartati e senza tetto, ai poveri e sofferenti come tanti che fanno finta di niente e tirano dritto senza curarsene. O se come Maria, la Madre, sappiamo resistere sino in fondo, con la sua compassione e condivisione.
Viviamo intensamente questa settimana. Accogliamone il messaggio profondo. Non rinunciamo a qualche momento di intensa preghiera, di digiuno e di carità. Arriveremo a celebrare la Pasqua vivendo l’esperienza del centurione romano.
In questa Giornata Mondiale della Gioventù, che a livello diocesano abbiamo celebrato con un incontro di tanti giovani culminato nella veglia di ieri sera presso la Chiesa S. Maria di Portosalvo in Siderno (Rc), desidero rivolgere il mio saluto ai giovani qui presenti e a tutti i giovani. E’ questa una tappa importante nel cammino verso il Sinodo dei Vescovi sui “Giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si svolgerà dal prossimo mese di ottobre, come anche nel percorso di preparazione della Giornata internazionale, che si svolgerà a Panamá nel gennaio del 2019. Quanto vorrei che i Giovani che mi ascoltano si lasciassero cogliere dall’invito di Gesù: vieni e seguimi! A tutti chiedo di pregare per le vocazioni sacerdotali e religiose.
E grazie ai sacerdoti della Città per questa celebrazione così raccolta organizzata dalla comunità delle tre parrocchie. Camminare insieme, vivere insieme i momenti più forti dell’anno e soprattutto saper programmare insieme la nostra pastorale sarà un segno di unità che ci renderà più credibili davanti al mondo. La chiesa è la comunità che unita vive la comunione della fede, della speranza e della carità. Diversamente, se si disunisce, perde la sua vera identità. Mi auguro la stessa partecipazione odierna nei momenti programmati in questa settimana (celebrazione della Messa Crismale a Gerace; processione del Venerdì Santo; Veglia Pasquale).
Camminiamo insieme a Gesù e traiamo da Lui la forza di andare avanti gioiosi nella speranza. Verso la Pasqua!

Rubrica: 

Notizie correlate