Ecco chi comanda a Milano

Sab, 24/03/2012 - 16:41
Ecco chi comanda a Milano

Quattro presidenti del consiglio regionale, indagati uno dietro all’altro. Di tutti i colori politici. Pd, PDL, LEGA. Davide Boni chiude il cerchio, gli affari quelli veri sono tutti appannaggio della politica. La cementificazione, quella importante, dalla ex area Falck, a Santa Giulia a Porta Vittoria resta di competenza dei grandi immobiliaristi, tipo Coppola o Pasini. L’expo 2015 è un affare politico-imprenditoriale. Sulla cessione delle azioni SEA del Comune di Milano riemerge, dopo aver dormito, un fascicolo giudiziario che riguarderebbe Gamberale e nientemeno che Pisapia. Tangenti e corruzione, la Lombardia torna a essere la terra di mani pulite, quella della Milano da bere. La ndrangheta rimane un fenomeno di criminalità pura che si occupa delle cose terribili che le sono consone, soprattutto la droga, restando lontana dai business economici di alto livello. La ndrangheta non è entrata nei grandi affari limitandosi a fornire manodopera e mezzi a basso costo nella realizzazione delle grandi opere o a procacciare voti agli amici nelle tornate elettorali. A Milano comanda, come ha sempre fatto, la politica, la grande imprenditoria, la finanza immorale.
La ndrangheta non è entrata in borsa, si è fatta un giro per via Montenapoleone e poi è andata nel posto che solitamente le è riservato, San Vittore. E a Castelli e Maroni, che qualche mese fa volevano cacciare i calabresi dalla Lombardia, qualcuno dovrebbe andare a dire di buttare fuori dalla gestione pubblica certa politica lombarda.

LOGICHE EMERGENZIALI

Negli anni ottanta l’emergenza italiana aveva un nome terribile, terrorismo. Un fenomeno devastante che aveva seminato di morti la penisola, assorbendo totalmente l’attenzione dei media, dell’opinione pubblica, delle forze investigative e giudiziarie, del dibattito politico. Una stagione paurosa alla cui ombra e nel silenzio hanno pascolato ingrassandosi a dismisura le mafie, la corruzione politica, il debito pubblico, l’evasione fiscale. Il mostro unico era il terrorismo, tutti avevano occhi solo per esso e nessuno vedeva la miriade di mostriciattoli che proliferavano indisturbati. Finiti gli anni di piombo e crollati i blocchi ideologici russo-americani, a Milano esplose d’improvviso la questione morale, nata per finto caso con le forme di un mariuolo socialista di nome Mario Chiesa, beccato con le mani nella marmellata. Una tempesta giudiziaria si abbatté sulla politica ma non fece in tempo a spazzarla via, perché ecco esplodere una nuova emergenza nazionale, con le bombe di Palermo, Milano, Roma, Firenze deflagrò nella penisola il pericolo mafia.

ED ECCO “COSA NOSTRA”

Tutti si riempirono bocche, occhi e orecchie con i mostri dei Riina e dei Provenzano. I boss finirono in galera, e si arrivò nel terzo millennio con la mafia al fresco e si tornò a guardare alla nazione scoprendo un paese sull’orlo del fallimento, con una corruzione politica più in voga che mai, un’evasione fiscale da record mondiale, uno stop economico inamovibile. Ancora una volta all’ombra del mostro emergenziale erano cresciuti dei mostriciattoli micidiali. E con l’Italia al collasso iniziarono a venire alla luce i saccheggi infiniti di infiniti ladri che in ogni settore avevano fatto man bassa di beni. Ma ecco che il momento della presa visione venne nuovamente fugato, un nuovo mostro era nato all’ombra dei mostri pregressi.

UN NUOVO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE

La ndrangheta un male assoluto da un nome strano e impronunciabile nato alle falde dell’Aspromonte. La nuova emergenza si chiama ndrangheta e tutti ci riempiamo tutto di essa. Giornali, tv, libri, sociologi, politici, scrittori, cinematografari, popolo. Tutti ne sono pieni. E la ndrangheta è un mostro, è certo, come lo erano il terrorismo, la mafia. Però è anche successo che non abbiamo mai saputo se le stragi terroristiche, vedi Brescia o Bologna, siano state effettivamente tali. Sta anche succedendo che forse stiamo per scoprire che le stragi di Capaci e via D’Amelio tanto mafiose non lo sono. E si finirà per scoprire un giorno, che gli affari, quelli veri, in questa nazione li hanno fatti le banche, i partiti, i grandi gruppi imprenditoriali. E alla fine questa nazione mai nata finirà nel terzo mondo, perché se la saranno mangiata in tanti fra corruttori, evasori,  turpi banchieri, multinazionali d’arrembaggio. La ndrangheta aveva in mano il nord questo l’ultimo assunto della logica emergenziale, solo che ora negli affari ci sono finiti i leghisti, i pidiellini, i pidini. Boni, Penati, Errani e anche il nome di Pisapia fa capolino nelle inchieste mentre la ndrangheta di Oppedisano prende forme meno pericolose e più folcloristiche nelle sentenze dei tribunali. La ndrangheta è un mostro ne siamo convinti anche noi, però sappiamo per esperienza che un giorno fuori dalle brume dell’emergenza scopriremo un paese mostruoso.

Autore: 
Antonio Cormaci
Rubrica: