Ed ora Falsa Politica

Sab, 12/07/2014 - 18:40

Nella pena a 12 anni di reclusione che il tribunale di Locri ha disposto lunedì scorso ad Alessandro Figliomeni non c'è solo la condanna per un imputato ma anche quella di una classe dirigente che ha governato Siderno per decenni, sottoposta al giogo di un direttorio della 'ndrangheta riconducibile alla famiglia “Commisso”, con l'aggravante che l'ex sindaco della quinta città della Calabria, almeno per la sentenza di primo grado, era lui stesso un intraneo alla criminalità organizzata.
La conclusione del processo “Recupero-Bene comune” lascia l'amaro in bocca per Alessandro Figliomeni e la sua famiglia. è incredibile e ci si aspetta di conoscere le motivazioni della condanna e gli altri gradi di giudizio per consentire che la verità giudiziaria si concluda in maniera definitiva. Ma intanto il dato dei 12 anni di carcere inflitti all'ex amministratore fa riflettere. Nonostante Figliomeni non sia stato intercettato mai, e sarebbe da sottolineare più volte questo “mai”, l'ingegnere, due volte sindaco, è stato sbattuto dentro le patrie galere da una serie di intercettazioni che lo hanno coinvolto quale presunto “santista”, componente della locale di 'ndrangheta di Siderno in particolare di contrada Lamia, della quale farebbe parte anche il fratello Antonio Figliomeni (cl. 49), condannato per il reato di associazione mafiosa nel processo “Crimine” a 11 anni di reclusione, mentre viene assolto nel processo “Recupero” dai contestati reati in materia di sostanze stupefacenti. Un dato che emerge dalle due sentenze è che per entrambi i fratelli Figliomeni i giudici di Locri, (presidente Sicuro, giudici Gerace e Grassani), hanno escluso un loro ruolo apicale o verticistico all'interno della organizzazione criminosa.
Forse è questo risultato che cristallizza l'esistenza e l'operatività di un “direttorio” che dirige la locale di Siderno, per come ipotizzato dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto procuratore Antonio De Bernardo, della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che hanno istruito, insieme ad altri magistrati inquirenti, i procedimenti penali “Crimine” e Recupero”.
La funzionalità del “direttorio” per la Dda reggina si sarebbe concretizzata nel maggio del 2010, quando Giuseppe Commisso “il mastro”, insieme a Carmelo “Mino” Muià organizzano un pranzo in un noto ristorante sidernese per discutere del futuro candidato a sindaco di Siderno che doveva prendere il posto di Alessandro Figliomeni, abbandonato al proprio destino per una decisione che sarebbe stata voluta dal “mastro” per motivi personali. Il direttorio sarebbe così composto: Giuseppe Commisso il “mastro”, Carmelo Muià, detto “Mino”, Riccardo “Franco” Rumbo, Riccardo Gattuso, Antonio Galea (cl. 62), Michele Correale, detto “Zorro”, Antonio Futia, alias “u 'ngilla”, e Vincenzo Figliomeni, (cl. 65), detto “brigante”.  Non è bastata la presunta dote di “santista” per l'ingegnere, che senza più l'appoggio di Commisso il “mastro” e senza l'apporto dell'anziano Antonio Commisso, si è determinata la sua fine politica e amministrativa.
La battaglia giudiziaria per Sandro Figliomeni proseguirà, ma intanto altri politici ed ex amministratori di Siderno rischiano una sentenza nell'altro processo sulla presunta commistione tra politica e criminalità organizzata, che in codice è denominato “Falsa politica”, dove pezzi della giunta Figliomeni e l'ex consigliere regionale Cosimo Cherubino saranno giudicati dopo l'estate.

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lr
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