Falcomatà come l'Inter di Moratti? La Città Metropolitana una patacca?

Dom, 02/11/2014 - 17:51

Un milione di abitanti da Punta Stilo a Capo d’Orlando; il cinque per cento del patrimonio culturale nazionale da Rosarno a Taormina; il trenta abbondante di quello criminale; governo a Messina, parlamento a Reggio: la Metropoli dello Stretto è una patacca?
Dimostrare il contrario sarà una sfida  impegnativa per il nuovo sindaco di Reggio che, tra l’altro, potrà contare sulla totale collaborazione dell’assessore alla Cultura di Messina: il reggino Tonino Perna, infatti, ha già fatto la prima mossa calando, nero su bianco, coccole e pacche al figlio del grande Italo nell’intervista rilasciata mercoledì scorso, con stile e volemose bene, al Quotidiano della Calabria.
Dare fiducia a Giuseppe Falcomatà è un dovere, nonostante la sua vittoria (e il buonismo espressivo) mi ricorda tanto quella dell’Inter  di Moratti che ha prevalso con forza brutalmente muscolare e margini bulgari dopo che il principale avversario è stato squalificato per doping.
“Pi vui nu votu u truvamu… ci mmancava puru” è stato questo lo slogan elettorale che ha costretto i reggini all’urna. Quasi mille candidati al consiglio comunale non danno molta speranza a una città in cirrosi di democrazia. Il voto reggino non è stato libero, e non per colpa dei competitor, ma per un sistema eletto-muscolare  il voto di scambio  nel DNA e il comparaggio nelle viscere.
 La presidentissima Antimafia Rosy Bindi ci ha promesso leggi speciali, senza però mai guardare o vedere un sistema elettorale che, nei comuni superiori a 15mila abitanti, favorisce quelle lobby che stanno alla Calabria come i trenta tiranni ad Atene, e che continueranno a lacerare questo culo d’occidente lentamente con morsi al ventre, senza mai affondare il colpo letale e subitaneo alla trachea. Le lobby stanno sviscerando la Calabria, ma poi basta un’associazione 416 a Polsi e un po’ di crimine a macchia di leopardo in provincia per affermare  la presenza seria dello stato e affrancare la coscienza di chi opera in malafede sotto  il regime straordinario di una “prefettocrazia”.
L’avvocato Falcomatà non ha colpe, ma quanti in Calabria possono permettersi undici liste a sostegno? Con questi blocchi  come può la Calabria richiamare in patria quei calabresi che si sono contraddistinti in paesi che viaggiano cento volte più veloci di noi? Chi può aspirare a un ruolo di primo cittadino di Reggio quando la dinastia o scuderia muove il cavallo figlio di Varenne?
Ma torniamo a Reggio, al suo futuro nel breve e medio periodo. Alla metropoli che verrà.
La città negli anni ha ottenuto risorse finanziarie straordinarie attraverso il Decreto Reggio. In più ha goduto da oltre un ventennio di fondi europei in quantità rilevantissime. Malgrado ciò la città non ha dimostrato di saperli utilizzare a fini di crescita economica e di creazione di posti di lavoro e non è detto con la Città Metropolitana le cose (politica, economia, cultura, società, ecc.) cambieranno automaticamente in meglio. Se vi era incapacità politica prima, se vi era deficit progettuale prima, se vi era assenza di visione prospettica prima, ebbene queste manchevolezze rimarranno tali e quali, e a questa non secondaria condizione va aggiunto che la struttura burocratica esistente, oggi suddivisa fra i due Enti (provincia e comune) e domani accorpata in uno,  se è inefficiente oggi - e lo è purtroppo in misura notevolissima - continuerà a esserlo anche domani. Questa la mia posizione. Aggiungo qualche elemento di riflessione ulteriore su quello che si afferma essere la grande opportunità di Reggio nel divenire Città Metropolitana ovvero la possibilità di governare il proprio destino, di progettare liberamente e nel migliore dei modi il proprio futuro, come se fino a oggi ciò fosse stato impedito. Del resto il tanto pubblicizzato waterfront reggino - con alle sue due estremità il Centro Polifunzionale tra Stazione Centrale e mare e il Museo del Mediterraneo accanto al Porto - è un esempio  di pensare e progettare a casaccio, di un’ingenua megalomania dello stesso ricorrente pensiero che ritroviamo a proposito di Città Metropolitana.
Rotoli scarsi, che trovano pronta ed ennesima conferma nell’ultimo rapporto Svimez, un istituto che diagnostica bene, ma cura malissimo: «La Calabria è la regione più povera in assoluto, un deserto dove non si fanno più figli a causa del crollo dei redditi e quelli nati sono sempre più disoccupati. I calabresi guadagnano meno della metà di quanto s’incassa nelle regioni più ricche (Valle d’Aosta in testa). Più decessi che nascite, la recessione sembra senza soluzione e la crisi continua a  svuotare il carrello della spesa».
Giuseppe Falcomatà ha un’unica possibilità, che poi è quella che stanno utilizzando i paesi in ritardo di sviluppo che battono la nostra stessa bandiera (Polonia in primis). C’è un passaggio fondamentale in ogni primavera del cambiamento, un passaggio spesso utilizzato dai Kennedy: mettere al fianco di chi governa e comanda persone che sanno. E il giovane Falcomatà, che l’eredità dei Kennedy l’ha incassata tutta all’alba di lunedì scorso, ha un unico passaggio a disposizione per evitare l’ennesimo fallimento di una città bella e impossibile: mettere al suo fianco e a gettone manager che si sono formati altrove, outsider, addirittura ribelli che non guardano in faccia nessuno.  Solo così la Città Metropolitana sarà possibile, e anche la Coppa America, il Gran Premio di Formula Uno e il duomo di Milano esposto in bella vista in riva a uno dei posti più suggestivi al mondo
C’è sempre qualcosa di fecondo nella decadenza, ma solo se si rimette tutto in discussione, si sperimenta, si macinano idee a pieno regime, con al fianco quelli che sanno.
Manager, outsider e ribelli, non vecchi sanguisuga che hanno rimpicciolito una grande città.

 

Autore: 
Ercole Macrì
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