Fortugno: ora, tutte le carte sul tavolo

Ven, 24/06/2011 - 12:33
Perchè non foruno attivate tutte le misure per proteggerlo?
Fortugno: ora, tutte le carte sul tavolo

  Partiamo dai fatti. Il primo dicembre dicembre 2005  il capo della squadra mobile di Reggio Calabria , dr. Salvatore Arena, ora questore di Siracusa, invia al sostituto procuratore dott.ssa Roberta Nunnari  copia  d'un  rapporto   sulle “attività illecite realizzate  da  quella che storicamente può definirsi una delle più autorevoli e potenti 'ndrine operanti nel capoluogo reggino: la 'ndrina LIBRI”. L'indomani, 2 dicembre 2005, il detto rapporto, viene  trasmesso dalla dott. ssa Roberta Nunnari al sostituto procuratore dr. Creazzo  con una breve nota d'accompagnamento dove è detto testualmente  che presenta “spunti di interesse”. Quali, non è specificato. Cercheremo di specificarli noi.
Domenico Libri  si trova a Prato , luogo di sua detenzione domiciliare.  La sera  del 13 ottobre 2005, il boss del locale di 'ndrangheta di Cannavò  riceve  nella sua abitazione  di Prato Salvatore Tuscano e Antonino Sinicropi , uomini d'onore, e quest'ultimo suo nipote.  Di che cosa informano  Domenico Libri?  “Di un programmato evento  che […]  avrebbe generato  un forte scossone tale da generare imprevidibili conseguenze”, scrive il dr. Salvatore Arena. La data in cui si produrrà  il grosso evento non appare nelle intercettazioni. Ma non ci vuole la zingara per indovinare, dal momento che  Salvatore Tuscano dice al suo capo: “Da lunedì [17 ottobre] ridiamo”. E Antonio Sinicropi aggiunge, rivolto a Domenico Libri: “ Zio, da martedì [18 ottobre] in poi ti conserviamo tutti giornali e te li mandiamo tutti in… in una volta”. Francesco Fortugno fu ucciso il 16 ottobre.
Scrive il dr. Salvatore Arena: “ Alla luce delle risultanze sopra descritte [nel rapporto], appare fondatamente ipotizzabile che i colloquianti  stessero discutendo, seppur implicitamente, dell'imminente omicidio del Vice Presidente di Consiglio Regionale della Calabria FORTUGNO Francesco”,
Prima domanda: perché non furono allertate tutte le misure  per proteggere la vita di Francesco Fortugno?
Seconda domanda: se quelle misure non furono prese, evidentemente  non si diede peso al contenuto delle intercettazioni. Possibile   che si ritenga  “fondatamente ipotizzabile “ l'imminente omicidio  dello sventurato Fortugno  e che poi non se ne tenga operativamente conto?
Ma scrive ancora il dr. Salvatore Arena : “ Dal tono, seppur criptico, dei brevissimi passaggi  di conversazione  appare, quindi, altrettanto fondatamente ipotizzabile  che la decisione  di attentare alla vita del FORTUGNO Francesco, oramai in via di DEFINITIVA ASSUNZIONE AI MASSIMI LIVELLI DECISIONALI  DELLE STRUTTURE  CRIMINALI REGGINE,  fosse stata posta al vaglio del boss LIBRI Domenico, attraverso i suoi più fidi luogotenenti: il TUSCANO  ed il SINICROPI”.
Terza domanda:   se, dunque, la decisione  di attentare alla vita  di Francesco Fortugno fu ASSUNTA AI MASSIMI  LIVELLI DECISIONALI DELLE STRUTTURE CRIMINALI REGGINE, non si deve  concludere che  Alessandro Marcianò non è il mandante del delitto e che il figlio non è l'esecutore?  E a questa conclusione si sarebbe potuto pervenire giudiziariamente se  il rapporto fsse stato accolto  nel faldone del processo per l'assasinio di Fortugno.
Quinta domanda: perché  questo non è avvenuto?

Autore: 
Redazione
Rubrica: