Fuori dall’Italia, fuori dall’Europa, fuori dal Sud

Dom, 10/06/2018 - 12:20

Oggi le benedizioni non vengono più dal papa o dai santi, né dagli alti prelati, ma da chi gestisce le economie internazionali. All’alba del nuovo governo, Angela Merkel rilascia un’intervista a FAZ, un giornale tedesco, in cui si dice pronta a tendere una mano al governo italiano. “Roma va rispettata”, queste le sue parole. E così abbiamo la conferma che questo governo piace all’Europa, come in un quadro di David la cancelliera tedesca depone una corona sulle teste di Salvini e Di Maio.
Da perfetta diplomatica, Merkel cita Roma e non Milano, che è la vera capitale d’Italia, per diktat economici, politici, sociali. Roma è solo una “grande bellezza” da sfoggiare di fronte ai turisti, a cui neanche il cinema della frangia pseudo-sinistrorsa del PD è riuscito a ridare la perduta dignità di capitale.
È a Milano la “centrale” da cui la Germania manovra l’Italia, è Milano che ci ha resi proni alla finanza europeista volta alla creazione di compiacenti colonie della Germania, di cui il Sud è “subcolonia”. Colonizzati due volte, dai Savoia prima e dai tedeschi dopo, e ancora incapaci di renderci conto di quanti calci in culo ci hanno dato e quanti ce ne saranno in futuro.
Napoli ha tirato avanti come un mulo alla frusta, operosa e riottosa, mai innamorata dei suoi padroni, troppo enorme per essere contenuta e compressa. Ma Napoli non fa nulla per noi, per chi non è napoletano, per quelli che sono “chell ‘e fora”. Be’, cara Napoli Capitale, per quanto mi riguarda ti puoi fare ingoiare dal vulcano, esattamente come ti augurano i tuoi conquistatori, tanto so che se anche in Calabria ci fosse un vulcano attivo come il Vesuvio, saresti la prima a fare le macumbe perché erutti lava e lapilli fino a coprirci tutti di silicio liquido e farci affondare nell’acqua del mare, più a fondo di Atlantide.
Perché tu ci odi, cara Napoli, tu che dovevi essere simbolo, orgoglio e bandiera per tutto il Sud.
E vattene affanculo.
Affanculo anche la Puglia, che nei nostri confronti ha un odio più mirato, più aspro, perché più povera, perché più simile alla Calabria in disgrazia e miseria. Si sa: si odia più facilmente chi è più al tuo livello, non gli irraggiungibili. Cara Puglia, tu che con Vendola hai ottenuto prebende sulle caciotte internescional, con le ciliegie e il tonno rosso che vendi ai giapponesi e stai scassando un’intera ecologia con un sistema di produzione agricola ultrapompato, sappi che pure tu finirai col culo per terra, e che Milano sa odiare molto meglio di te: Milano odia da professionista.
E cara Sicilia, tu che per avidità hai scassato il Regno di Napoli, e il titolo di regione a statuto speciale te lo sei fatto dare da un bel pezzo, e fattela questa indipendenza! Non la vuoi? E allora non rompere. Tanto con Catania ormai hai fatto le scarpe a Mezzo mediterraneo, stai bene da sola. Ci odi peggio di Milano, dei pugliesi e dei napoletani messi assieme.
Allora sai che ti dico, caro “Sud”? Io non ti difendo più, non te lo meriti, perché non sei dalla mia parte. Se è vero che gli italiani non sono mai esistiti, è ancora più vero che non è mai esistito un Sud coeso, capace di sacrificare qualcosa per i diritti dei propri vicini. Qui invece è un accoltellamento continuo, del più debole, che siamo noi.
E io vi saluterei tanto volentieri cari “compatrioti” del mio Stivale, chiederei anche voi il dazio per passare sulle mie scarpe, esattamente come lo chiederei ai Milanesi, e poi vorrei vedervi venire a mangiare nella mia mano. Perché c’è una grande verità: c’è un solo posto al centro del Mar Mediterraneo, che non è un’isola, e quello è la Calabria. Rotte aeree, militari, commerciali, turistiche, rotte navali, porti, transiti; tutto ci attraversa. Che fine fa dopo spesso non lo sappiamo, perché i soldi non passano dalle nostre mani, semmai arrivano a Milano, ma noi ci teniamo lo scorno e gli sputi dell’intero paese.
Europa (leggi: Germania) e Stati Uniti hanno scatenato guerre in Medioriente per poter controllare la Russia da questo lato e avere manodopera a basso costo. I giovani neri che vengono a lavorare in Calabria e muoiono raccogliendo pomodori, ce li avete voi sulla coscienza: tu, Milano, tu Merkel, tu America. Facciamo presto presto a scoprirlo: dove sono radicate le aziende per cui lavorano questi giovani schiavi? Non certo a Rosarno, non è lì la loro partita IVA, magari a Rovigo. A Rosarno si reclutano i kapò, ché quelli è facile reclutarli ovunque, ma i soldi non finiscono nelle tasche della Calabria, finiscono al Nord. Noi mettiamo il territorio a disposizione di un colonizzatore che fa lavorare in condizioni di schiavitù neri e bianchi, i pomodori nati dalla nostra terra vengono poi lavorati da aziende del Nord, da impiegati italiani, regolari, e venduti al Sud. A noi zero soldi per i pomodori, che dobbiamo ricomprare dal Nord che si tiene pure l’IVA su un prodotto nato qui, e l’infamia di avere ammazzato povera gente.
Triplo calcio in culo con rovesciata finale.
Vi sta bene, cari calabresi miei? E allora zitti e muti, quando vi sputano guardate basso, quando a Milano affiggono i cartelli razzisti non fate scenate sui social, e quando vi dicono che siete schiavisti annuite. Ma annuite ancor di più, con convinzione, quando vi prendono in giro che siete cazzoni.
E saluti.

Autore: 
Lidia Zitara
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