Gigi Malafarina, un sidernese libero vent'anni avanti rispetto agli altri

Dom, 22/07/2018 - 13:00

Quando ci si trova davanti a un bivio, indecisi sulla strada da prendere, la scelta più sensata è quella di fidarsi al proprio istinto. Pertanto Luigi, chiamato Gigi, tra la strada verso Bova, che lo avrebbe reso un giornalista e quella per Siderno, che lo avrebbe consegnato ad un’altra vita, guidando la sua 500 rossa e assaporando un panino con la mortadella, proseguì per Bova e si presentò alla Gazzetta del Sud. Scelse il mestiere di giornalista, nonostante la madre, appartenente ai Ruffo di Calabria, avesse per lui altri progetti - ingegnere o medico - e, per tanti anni, si rifiutò di leggere i suoi articoli, come segno di protesta. Fin da ragazzino è stato attratto dall’informazione, era il suo divertimento. Scriveva sui giornaletti scolastici e le sue opinioni venivano tenute in considerazione, sia per i contenuti che per lo stile. Inoltre, possedeva un diario, sul quale annotava i fatti salienti che riguardavano Siderno. Amava molto la sua terra, per questo decise di non lasciarla, lavorando alla Gazzetta del Sud, ma collaborando anche con “il Giorno” e “Il Messaggero”. Gigi viveva la notizia e sapeva trasferirla senza emozioni, con assoluto rispetto per chi avrebbe letto le sue cronache. La sua attenzione era particolarmente rivolta al fenomeno mafioso: risale al 1975 “Cronache mafiose”, un libro in cui descrisse l’organizzazione mafiosa, le sue alleanze e le sue regole, dimostrando di essere avanti, rispetto agli altri, di circa venti anni. La sua tenacia lo portava a voler sapere, scavando sempre di più in profondità, ciò gli causò minacce, lettere minatorie e, per la sua sicurezza, si procurò il porto d’armi. Una sera, mentre con amici e familiari, festeggiava il suo compleanno, una bomba esplose vicino casa. Ma Gigi non si scoraggiò, continuò a cercare notizie e con la sua intelligenza e il carattere bonario riusciva ad arrivare dove gli altri vedevano solo limiti. Riteneva che l’unica arma per sconfiggere la mafia fosse la cultura e coniò un nuovo termine: “mafia dalle scarpe lucide” per sottolineare il passaggio dalla vecchia alla nuova mafia (ovvero quella imprenditoriale). La sua testa era un archivio prodigioso, non aveva bisogno di prendere appunti, ricordava fatti, persone, date. Dovunque fosse, appena succedeva qualcosa era sul posto e un momento dopo a scrivere per raccontare le sue cronache perfette. Amava molto il suo lavoro e soprattutto i suoi lettori. Sembrava li conoscesse intimamente e per loro scriveva cronache puntuali, precise, accurate. Ma non scriveva solo di mafia: quando ci fu la rivolta a Reggio fu il primo in piazza ad ascoltare, a cercare di capire per raccontare. Tutte le sere telefonava al commissario di polizia: "Pronto! Sono Malafarina, ci sono novità?". In caso di risposta positiva, correva sul posto, chiamando il fotografo Lello Spinelli, suo carissimo amico. Viveva in un mondo tutto suo, perché era un sognatore, uno spirito libero che aveva una grande sete di conoscenza, voleva raggiungere confini sempre più lontani. Altre sue passioni erano l’arte e la letteratura: era un critico d’arte; inoltre, ogni anno partecipava, in qualità di Presidente di Giuria al Premio letterario Casentino a Poppi, in provincia di Arezzo. Tanti giornalisti, che oggi hanno incarichi importanti, sono stati aiutati da Gigi, ma come succede spesso, molti di loro hanno avuto memoria corta sul bene ricevuto. All’improvviso nella notte tra il 10 e l’11 settembre 1988, è morto trascinando tutti, in primis la moglie e i figli in un profondo dolore che il tempo non è riuscito a lenire. Essendo stato figlio unico, ci teneva a creare intorno a sé una grande famiglia, così con l’adorata moglie Annamaria, hanno avuto tre figli: Rosamaria, Antonio e Walter. La sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto e il rammarico di aver potuto godere per poco tempo di questo papà e uomo straordinario. Ma i suoi insegnamenti, il suo coraggio e il profondo affetto nei loro confronti, non troveranno mai una fine.
A trent’anni dalla morte di Gigi, tante cose sono cambiate e probabilmente a lui non sarebbe piaciuta la frequente superficialità che oggi è facile ritrovare su stampa e televisione. Ci rimane il suo modo diretto e immediato di dare la notizia, quando ancora i social network non esistevano, la sua profonda integrità morale e il suo amore per questa terra. Grazie Gigi, il tuo tempo in questo mondo è stato breve, ma incredibilmente intenso.

Autore: 
Rosalba Topini
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