Giudiziaria: il Figliomeni day, la difesa estrema dell’ex sindaco di Siderno

Dom, 22/06/2014 - 12:15
La sentenza del processo è attesa per il 6 Luglio

“Santista” per grazia ricevuta dalle ossessioni di un presunto boss che lo osteggiava per motivi personali e privati. Alessandro Figliomeni rischia 16 anni di reclusione, per come richiesti dal sostituto procuratore Antonio De Bernardo della Dda reggina, sulla base di intercettazioni di terzi che parlano, anzi “sparlano” dell'ex sindaco di Siderno mettendolo nei guai stroncandogli la carriera politica ma soprattutto quella personale e professionale.
Sandro Figliomeni si è difeso nel processo “Recupero Bene comune”, la cui sentenza dovrebbe essere decisa entro domenica 6 luglio, affermando di aver sempre profuso il suo impegno politico e amministrativo per Siderno, per la sua città ed i suoi cittadini con coraggio, tenendo fuori dal palazzo intrusi che potevano nuocere al presente e al futuro della più importante realtà urbana della Locride, terza in provincia, e traino per molti altri paesi.
La difesa dell'ex sindaco, affidata all'avv. Antonio Mazzone e all'avv. Vincenzo Nobile, ha smontato in fatto e in diritto l'impianto accusatorio. E lo si è notato perché il collegio penale del tribunale di Locri, presieduto dal giudice Alfredo Sicuro, ha seguito le arringhe annotando alcuni dei passaggi che, in maniera significativa, hanno esplorato le norme sulla presunta intraneità mafiosa dell'imputato, nonché il contenuto di alcune conversazioni intercettate, il cui effetto è rimasto nella trascrizione originaria, poi sgonfiata dai periti del tribunale.
A colpire Sandro Figliomeni ci ha provato anche il collaboratore Giuseppe Costa, quello che ha saltato il fosso anche per “togliersi qualche sassolino” contro i Commisso e che ritiene l'ex amministratore un colluso perché è così se vi pare.
Le ossessioni di un presunto boss contro l'ex sindaco sono apparsi, nel tempo, sempre meno convincenti dal punto di vista della responsabilità penale dell'imputato. Del resto Figliomeni non è stato intercettato in prima persona, non ha posto in essere reati e lo stesso decreto di fermo del dicembre del 2010 si richiama ad un pericolo di fuga per una possibile partenza per l'Australia programmata, mai realizzata, dell'agosto precedente.
Figliomeni ha combattuto una battaglia importante, che lo ha segnato per sempre, ma dalla quale c'è la speranza di giungere ad una verità, quanto meno giudiziaria.

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