Ha trionfato il “mandiamoli a casa”

Lun, 12/03/2018 - 17:00
Lo Zibaldone

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori. Non nascondo che non rappresentandomi in alcuna denominazione ho rischiato di essere vittima di una crisi esistenziale. Per fortuna che, poi, come nota caratterizzante degli italiani si è aggiunto l'essere commissario tecnico della nazionale e l'essere opinionista, vale a dire un commentatore qualificato come si ritiene il tuttologo Sgarbi, il prode paladino attorniato da capre. (Fermo restando che paladino può anche significare spazzino - nessuna offesa agli operatori ecologici - ritengo che siano sempre meglio le capre che le belanti pecore). Pur non ritenendomi un politologo, essendo semplicemente uno che osserva ma non ha alcuna intenzione di esprimere giudizi, desidero esternare una personale considerazione sull'esito delle votazioni del 4 marzo e non dimenticando che, per esigenze editoriali (il pezzo deve essere consegnato entro il mercoledì), farò riferimento alla odierna situazione. Per la prima volta abbiamo sentito da Rosati ammettere la sconfitta del PD. Eravamo abituati, infatti, a politici che, arrampicandosi sugli specchi, pur ammettendo una flessione concludevano “però l'incremento dello 0,2 a... dimostra che il cittadino nel momento in cui riesce a recepire la bontà della nostra proposta, ci accorda fiducia”. A perdere è anche il redivivo Silvio Berlusconi. Insieme ai grillini, trionfa la Lega di Matteo Salvini che col 18 per cento vince il duello interno con Forza Italia e diventa primo partito del centrodestra. Salvini si conferma l’uomo della nuova Lega: colui che ha trasformato il Carroccio da partito regionalista a forza nazionale. Ad ogni elezione sfonda sempre un pochino più a Sud. Inizialmente aveva puntato la sua ruspa contro il cerchio magico di Bossi, riuscendo a strappargli le redini del partito, adesso ha indirizzato la ruspa contro il centrodestra, demolendo Berlusconi e diventando il leader indiscusso. Vince la sua xenofobia, forte in un Nord che chiede sicurezza contro l’immigrazione. (Venuta meno la leadership di Berlusconi e, di conseguenza, la maniacale fissazione per un verbo, credo che non ci sarà un governo di... scopo). Il M5S intercetta il voto del ceto medio impoverito, dei giovani senza futuro, di chi appartiene alla categoria dei disoccupati ma anche a chi appartiene alla categoria dei lavoratori poveri cioè a coloro che, pur avendo un'occupazione, si trovano a rischio di povertà e di esclusione sociale a causa del livello troppo basso del loro reddito, dell'incertezza sul lavoro, della scarsa crescita reale del livello. Un segnale di discontinuità contro un establishment ormai screditato agli occhi dei cittadini. Ha trionfato il “mandiamoli a casa”. Anche se il Movimento, nelle ultime settimane, sta avendo una metamorfosi. A Locri abbiamo ascoltato Di Battista. Il Movimento 5 stelle non vuole apparire una forza soltanto del “vaffanculo” ma responsabile e con un progetto credibile. Nei prossimi giorni avremo le idee più chiare. Per il momento consoliamoci con un adagio della saggezza popolare. Dicono che per vedere l'arcobaleno... sia necessaria la pioggia.

Autore: 
Tonino Carneri
Rubrica: 

Notizie correlate