Ha vinto la disperazione

Dom, 11/03/2018 - 11:40
L'editoriale

Le urne ci hanno detto quello che già si sapeva: gli italiani sono disperati. Il sud molto di più. Quello che è emerso non è un nuovo Regno delle due Sicilie, come qualcuno ha fatto notare, ma un ritornare a galla della questione meridionale, divenuta negli anni rimozione meridionale.
Oltre la disperazione c'è la stanchezza. La stanchezza di sentir puzza di vecchio. E di truffa. Destra e sinistra sono distanti dal popolo, fermamente convinte, al contrario, di riuscire a stargli al passo. Sono distanti dai loro stessi ideali. O per lo meno quelli che furono i loro ideali.
Le crepe sono state evidenti durante tutta la campagna elettorale. Generalmente le campagne elettorali rimettono in scala parecchie cose. Stavolta non c'erano scale, c'erano traguardi senza un percorso. Comizi verbosi, speranzosi, lacunosi, spocchiosi, da combattenti sleali. La destra non ha considerato che l'Italia non è fatta solo di ricconi. Il tempo di Riberlusconi è scaduto ed è dovuta venire un'attivista francese delle Femen a ricordarcelo. Non l'hanno capito neppure gli uomini e le donne del centrodestra che non fosse più tempo per la sua faccia di plastica. O, più probabilmente, non si sono azzardati a farlo notare al capo.
La sinistra non ha fatto di meglio. Una sinistra che costruisce la propria campagna elettorale parlando solo di merito, si dimostra non solidale con gli immeritevoli. Una sinistra non solidale non è sinistra. E così le anime non comprese in questo aborto di sinistra hanno trovato un corpo nuovo: il M5s, che ha parlato sì di meritocrazia ma non pretendendo di farlo da partito di sinistra. E, soprattutto parlando anche di altro.
Il plebiscito al Sud per Di Maio è una rivolta. Qualcuno ci ha visto addirittura una rivoluzione, ma io ho ben altro concetto delle rivoluzioni e stanno ancora aspettando di essere scomodate. perché è inutile negarlo: non solo la lotta di classe è ancora in corso ma la sta vincendo la classe sbagliata.
Adesso quello che più mi preoccupa è se sarà la Costituzione e le leggi della Repubblica le sole a cui si atterranno i 5 stelle o se al contrario ce ne saranno altre, private, che riguardano il loro "codice di comportamento", di gente reclutata dal "basso". Non vorrei che gli italiani passassero dall'essere succubi di poteri forti a doversi piegare a poteri deboli.
Quanto a noi, non aspettiamo che il quadro politico si chiarisca. La vita non aspetta.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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