I Rassegnàti, una generazione senza santi né eroi anche a Marina di Gioiosa

Dom, 18/11/2018 - 16:40

È appena arrivato in libreria i Rassegnàti (sottotitolo, L’irresistibile inerzia dei quarantenni), di Tommaso Labate, giornalista del Corriere della Sera, calabrese di Marina di Gioiosa Jonica, dove, qualche sera fa, alla presenza dell’Autore e di Pietro Melia che con lui ha dialogato, i Presìdi del Libro lo hanno presentato nella sala del Consiglio comunale davanti ad un pubblico eccezionalmente numeroso.
Una prima lettura suscita un’impressione non precisa, e cioè che si tratti di un libro dedicato “solo” ai quarantenni. E invece no. Rileggendolo, quella prima impressione si fa più larga e profonda, e il libro si rivela per quello che effettivamente è: una riflessione, necessariamente rapida, ma dettagliata e informata sulla lunga crisi che ha accompagnato il Paese dagli anni 70/80 al nostro oggi in cui i quarantenni stanno sulla scena, dimessi, scoraggiati, frustrati perché illusi prima e delusi poi, “senza santi e senza eroi”, per dirla con le parole del più volte citato Vasco Rossi.
Uno spazio importante è occupato dal complesso rapporto con i padri, uomini della generazione precedente, attuali sessanta-settantenni: lo scontro diventa l’occasione per tracciare la diversità dei contesti sociali in cui sono rispettivamente nate e cresciute le due generazioni. La prima ha agito in un mondo più strutturato, più facile da leggere, con prospettive e condizioni di lavoro abbastanza certe e garantite, ad alta probabilità di accesso al posto fisso. Un mondo che, sul piano politico, era aperto alle passioni collettive che trovavano sfogo dentro ampi scenari (il “68, il “77). Dal confronto, i quarantenni di oggi escono a pezzi: smarrimento, senso di precarietà senza tempo, conseguenti frustrazioni con corredo di egoismi, rancori marcati e diffusi, latitanza rispetto alle urgenze di interesse pubblico. Soffrono particolarmente, e Labate vi si sofferma, perché hanno fatto in tempo di vivere la coda di un’epoca più serena, che li ha illusi e poi li ha delusi, in quanto il futuro che prometteva non è mai arrivato.
Ci sia permessa una rapida diversione nella più palpitante attualità: Torino, Piazza Castello stracolma per la manifestazione a favore della o del TAV, organizzata da sette donne cinquanta/sessantenni, prima perfettamente sconosciute; il fatto è fuori dal libro per evidenti ragioni cronologiche, ma ne conferma in pieno la tesi di fondo.
Onesto intellettualmente, l’Autore finisce per essere impietoso nei confronti dei suoi coetanei accusandoli apertamente di essere vili e paurosi a cominciare proprio dal confronto con i padri, i quali, all’epoca in cui erano giovani, seppero invece dimostrare grande coraggio con i loro, che poi, in qualche modo, li ripagò. E qui, una lunga serie di riferimenti gustosissimi: ad esempio, i giovani militanti comunisti romani che dialogavano con Pier Paolo Pasolini, a dispetto dei “consigli” della Segreteria nazionale del partito che considerava lo scrittore e regista un pericoloso eretico da evitare; o quello che vide protagonista un giovane socialista, Enzo Curzio, che, in occasione del referendum proposto da Mario Segni sulla preferenza unica, osò schierarsi a favore, così suscitando le ire di Bettino Craxi che aveva appena consigliato agli italiani di andarsene al mare; quel giovane scomparve dal panorama politico italiano, ma non si rassegnò; decise di andarsene negli Stati Uniti, dove ha vissuto e sta vivendo una vita pienissima di incontri e occasioni felici (con finale a sorpresa).
Nello scorrere delle pagine si susseguono altri temi, ai quali nel breve spazio consentito, si può solo accennare. Non riguardano solo i quarantenni, ma toccano anche aspetti non irrilevanti dei nostri giorni: la scomparsa della solidarietà e dell’altruismo, la crisi dell’ambientalismo, la forte attenuazione della comunicazione tra le persone, il senso diffuso della paura. Però, attenzione, l’Autore non sostiene che tutto è perduto: i quarantenni, sembra voler suggerire, farebbero ancora in tempo a sterzare. A tale proposito, aiuta Hermann Hesse, che nella prefazione al suo “La cura”, scrive:” Si dice degli Svevi che non mettono giudizio prima dei quarant’anni…”.
Insomma, come si diceva all’inizio, Tommaso Labate ha scritto un libro importante, ricco e complesso, che tratta con concisa precisione una serie di grandi questioni; lo stile è brillante, ironico, veloce.

Autore: 
Francesco Macrì
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