I soldi che muovono i voti e tutte l’altre Stelle

Dom, 11/03/2018 - 12:40

Se la preda muore, muore anche il predatore. Questo lo sa bene chi amministra beni, energia, finanze a livello internazionale. L’Italia – intesa come stato centrale – lo sa. Lo sa anche l’Europa, che sul colonialismo ha fondato la sua potenza economica internazionale.
Quando le sardine diminuiscono, i pesci più grossi iniziano a morire di fame. Noi siamo le sardine d’Italia. Abbiamo letteralmente dato la nostra carne a questo Stato, che se l’è pappata tutta di buon grado, e continua a sbranarci non tanto lentamente.
Se al Nord votano seguendo i precisi interessi politici e finanziari, al Sud questa possibilità è negata: sempre più confuso su quale sia la rotta migliore da seguire, convinto di non avere risorse e quindi interessi economici peculiari, del tutto differenti da quelli dell’Italia. È stato detto che l’exploit di voti per il Movimento 5 Stelle corrisponde ai confini geografici del Regno delle Due Sicilie, ma questo è avvenuto perché l’ex Regno delle Due Sicilie è la colonia, il banco di sardine, la tasca di voti a cui tutti attingono. Se ci fosse aria di “voto di protesta”, se ne sarebbe parlato nelle strade, nelle piazze, nelle famiglie.
Ma nulla. È come se silenziosamente i nostri amici, parenti, vicini, fossero strisciati fuori di casa a votare vergognandosi di farlo. Nessuno, ma proprio nessuno al Sud ha sostenuto o sostiene che il M5s sia un’ancora di salvezza per il meridione. La campagna elettorale in sordina, sui social e tramite messaggistica, ma niente slogan per strada, niente evangelizzazioni porta a porta, come se al M5s non interessasse poi tanto andare a governare, né che i meridionali vogliano essere governati dai pentastellati.
Dopo le votazioni neanche un dibattito, una discussione, come non fosse una cosa che ci riguarda.
Attratti dalla promessa del reddito di cittadinanza? Può essere, di certo avrà pesato, anche se non è una misura pensata per il Sud. Ma anche fosse, il Nord non vota la Lega per tenere basse le assicurazioni auto, i ticket sanitari e avere agevolazioni fiscali? Non è stata quella la discriminante.
Una cosa è certa: se mezzo paese vota in blocco, quei voti sono “telecomandati”. E se si potessero avere i grafici delle elezioni dei vent’anni precedenti, si noterebbero esattamente gli stessi confini. Non è davvero la prima volta che il paese si spacca in due in questo modo. Fa comodo vederla così? La lezione di Casaleggio non è andata persa.
Chi vuole leggere questo voto come un risveglio del Sud, una protesta, forse è molto giovane o molto ingenuo, o in malafede. Il Sud ancora non ha ripreso i sensi dopo le botte che ha preso dal Piemonte nel 1861, ed è andato a votare in modo ottuso, come sempre ha fatto.
Se il Sud si fosse svegliato davvero, come sostengono alcuni, alle urne non ci sarebbe proprio andato, o da qualche parte sarebbe sbocciato un partito, un movimento, in grado di inglobare le diverse istanze in modo coeso. Senza contare che questo risveglio, questa presa di coscienza, questo voto di protesta, sarebbe potuto avvenire anni or sono, specie in occasione delle elezioni europee.
Così non è stato, e non sarà.
Gli insulti che piovono in questi giorni sono perfettamente spiegabili: da un lato i demokrat screditano uno dei loro più ostici avversari, dall’altro si getta fango sul Sud. Due piccioni con una fava.
Prevedibile ma non per questo meno amaro da mandare giù.
Se però il Sud si trova tanto infastidito da questi insulti, non sarebbe arrivato e passato il momento di far valere la propria forza di cibo-base degli oceani, e orientarsi politicamente in modo da averne un vantaggio diretto?
Opinioni, proposte e attività ce ne sono già da molti anni, alcune delle quali sensate.
Se il Sud volesse cessare di essere manipolato a piacere, forse dovrebbe pensare a una scelta seria e definitiva.
Altrimenti teniamoci il fango. Entrambe le cose sono troppo pretendere.

Autore: 
Lidia Zitara
Rubrica: 

Notizie correlate