I tipi da spiaggia (1ª parte)

Dom, 12/07/2015 - 16:38
"C'è il tipo chic, c'è il tipo shock, c'è il tipo shake. Ma guarda quanti ce ne sono tipi tipi tipi tipi tipi tipi tipi da spiaggia" cantava Johnny Dorelli in un film del lontano 1959. Ce lo siamo imposte e armate di scherma solare similstucco e panama - che dicono renda irresistibilmente affascinanti - abbiamo trascorso una giornata al mare limitandoci a rintracciare 16 tipi tipici delle nostre spiagge.

Il vampiro
Arriva a mare alle sei del pomeriggio, con l’asciugamano arrotolato sotto il braccio. Impiega venti minuti per entrare in acqua, al crepuscolo finalmente si allontana dalla riva nuotando in stile cane: fa un metro avanti, uno indietro e di lato, poi sta fermo. Farà la pipì? Al tramonto esce fuori dall’acqua, evitando accuratamente i raggi solari, si tampona con l’asciugamano e poi se lo mette addosso a mo’ di cappotto. Attende le prime ombre della sera e poi si allontana. La sua giornata è appena iniziata.

Il quattrocchi
Terrorizzato nella sua infanzia o giovinezza dal film “Lo squalo”, il quattrocchi si inoltra nell’immenso mare con circospezione, scrutando l’orizzonte in cerca di una grossa pinna bianca. Sempiternamente deluso di non trovarla e non poter così mettere in atto i numerosi piani di fuga e soccorso elaborati durante l’inverno, si getta in acqua, tenendo le gambe accoste al corpo, per non sembrare una foca (la preda più amata dallo squalo). Non si allontana oltre i tre metri dalla riva, in caso di attacchi inattesi, e si volta sempre verso l’orizzonte. Per lui nuotare è un atto di coraggio supremo.

I biscazzieri
Riuniti in piccoli gruppi in genere non più numerosi di quattro esemplari, i biscazzieri conoscono ogni gioco di carte praticato sulla faccia della terra, dalla briscola allo scopone scientifico, fino al Mahjong. Il biscazziere è però del tutto incompetente sul Poker. Hanno uno zaino apposito in cui sono contenute le carte e i fogli per segnare i punti, le matite e le gomme. Corredati di doppio mazzo di carte francesi e di carte napoletane impermeabili, hanno un asciugamano extra, preferibilmente verde, da usare come tappeto di gioco. Variante nerd: oltre alle carte, il biscazziere nerd gioca a nomi cose e città, gibus, cadavere squisito, e nei casi più gravi, a tris.

I genitori cattivi
La specie più diffusa di genitori è quella “malvagia” che infastidisce il bagnante-bagnante con urla del tipo: “Se vai ancora in acqua ti riempio di schiaffi”, “Ti tiro la tappina di tuo padre se non esci”, “Mimmo, veni ‘cca, e mostrami i ‘jidita d’i mani!”. Il genitore cattivo strappa suo figlio dall’acqua, lo spalma di crema protezione 50+ fino a farlo diventare bianco come un pesce infarinato e lo butta al sole perché “fa bene alla crescita”. Il bambino a questo punto prende un’insolazione oppure scappa sotto l’ombrellone della zia, dove può giocare con i cuginetti.

I genitori buoni
Forse anche peggiori di quelli cattivi, i genitori buoni parlano ai loro figli come se si rivolgessero al cane di casa: “E che cos’è? Cos’è tesoro? Un sasso colorato? Che bello amore, vieni che mamma ti copre di baci”. Il bambino ha a quel punto una gran voglia di fuggire a giocare coi cugini del figlio dei genitori cattivi, ma i suoi non lo lasciano allontanare di un metro: “Gioia, vieni qui, ‘a mamma, non ti allontanare che ci sono i vetri!”. I genitori buoni non permettono che il figlio entri nell’acqua troppo fredda e hanno una piscinetta gonfiabile dove mettere l’acqua di mare. Naturalmente i loro figli impareranno a nuotare a 18 anni, nella piscina universitaria, e diventeranno dei genitori cattivi.

Autore: 
Lidia Cogliandro e Maria Giovanna Zitara
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