Il Conte sbagliato

Dom, 02/12/2018 - 11:20

Noi cittadini della Locride siamo sfortunati. Altrimenti non si spiega come mai capitino tutte a noi. Lo scorso 22 novembre esce la notizia che il giorno dopo sarebbe venuto Conte per effettuare una visita a sorpresa in Calabria. Se fossimo stati fortunati, avremmo avuto la visita di Paolo Conte, stimato cantante, che sicuramente avrebbe voluto visitare le bellezze archeologiche e la nostra storia musicale, e contribuito così a diffondere un’immagine positiva della Locride. Niente. Se avessimo avuto la visita di Antonio Conte, allenatore della nazionale di calcio, certamente avrebbe voluto visitare il nuovo campo sportivo di Locri e forse anche le bellezze del territorio, e anche in questo caso sarebbe stato un’ottima vetrina per la Locride. Niente. Ci è toccato Giuseppe Conte. Che come meta della sua visita ha voluto inserire solo luoghi di morte, simbolo di una terra rassegnata alla sconfitta da parte della ‘ndrangheta. Noi non volevamo questo tipo di visita, avremmo voluto dal Presidente del Consiglio uno stimolo a crescere, a superare, mai dimenticare, quei luoghi per iniziare un nuovo percorso. Avremmo voluto che il Presidente visitasse magari anche il parco archeologico di Locri, in modo che in tutta Italia per un giorno venisse ricordato il nostro glorioso passato, che molti di noi vogliono far diventare anche il futuro di questa terra. È stato mortificante che abbia scelto di visitare solo luoghi di morte e non luoghi di vita, sarebbe stato utile che chi guida il paese avvesse dato un segnale di speranza, non il messaggio che per noi anche la speranza sia morta.
Caro Presidente, lei è stato sicuramente mal consigliato, molto approsimativo ci è semprato il suo programma. Due giorni prima non si sapeva niente, poi giovedì 22 arrivano le prime notizie, viene diffuso un comunicato che conferma la sua presenza e invita chi volesse seguire la sua venuta a registrarsi presso la prefettura.
Presso la prefettura. C’è qualcosa che non sta funzionando. Per una serie di motivi veniamo rappresentati solo ed esclusivamente dalla prefettura, che sicuramente esercita al meglio il suo compito, ma è guidata da gente che non appartiene al territorio, non lo conosce, non ha il tempo di conoscerlo. La durata media di un prefetto a queste latitudini è di due anni, succede pure che magari un prefetto si innamori di questa terra, come è successo a De Sena, ma il più delle volte, come è giusto, questo non accade. La mancanza di democrazia in questo sistema di cose è palese, noi non possiamo votare il prefetto, nemmeno i responsabili delle forze dell’ordine, da poco nemmeno il sindaco della Città Metropolitana, ma questa è un'altra storia... Mi capita spesso di notare che quando vengono personalità in questa terra sfortunata, dal presidente della Repubblica allo stesso Conte, solo autorità da noi non votate hanno la possibilità di avvicinarle.
Forse non ci crederete, ma succede un fatto strano nella Locride. Ho cercato informazioni sul cerimoniere dello Stato Italiano in caso di visita delle alte cariche. C’è una regola che stabilisce dove si devono sedere le autorità; ho letto con meraviglia che le prime file devono essere riservate agli eletti dal popolo, mentre le file a seguire sono destinate alle altre autorità e alle forze dell’ordine. Bene in molti incontri, succede il contrario, emblematica è la foto della visita del presidente della Repubblica Mattarella, in cui si vede in fondo una zona con le fasce tricolori. Perché succede questo? Ma è chiaro, questa è una zona ad alta densità mafiosa. Ma cosa vuol dire? Che tutta la popolazione è mafiosa?
Ricordo di aver già scritto che siamo vittime due volte: la prima dell’organizzazione criminale, nel nostro caso la ‘ndrangheta, la seconda della criminalizzazione che non fa sconti a nessuno e ci costringe a subire i torti anche da parte di chi dovrebbe proteggerci, sostenerci e aiutarci.
Mi si perdonerà se spingo oltre il mio ragionamento. Io vivo a Siderno, nel mio paese c’è stata una terribile e sanguinosa faida a cavallo del 1990. Poi una grande operazione di polizia ha portato in carcere molti dei protagonisti di queste vicende; verso il 2005, anno orribile per la Locride, molti di loro erano di nuovo in giro a ricreare una situazione di sconforto e di oppressione. Negli anni successivi ci sono state alcune operazioni, Crimine su tutte, che hanno riportato in carcere le solite famiglie. Negli anni a seguire si è vissuta una situazione di calma e di ripresa; la gente, dal mio punto di vista, ha iniziato a reagire anche laddove era difficile reagire: quando la banca non ti concede prestiti, c’è la ‘ndrangheta pronta a farlo e strozzarti. Ebbene, in quella fase i cittadini non hanno fatto ricorso né all’una, né all’altra, ma sono riemersi con sacrifici e fatica. Nello stesso periodo abbiamo rilevato che sono completamente scomparsi gli omicidi, nemmeno uno dal 2006 al 2016, solo uno negli ultimi due anni; insomma una serie di dati confortanti anche perché seguiti da arresti mirati che fanno riacquistare fiducia in una parte dello Stato. La situazione di Siderno è riscontrabile in quasi tutti i centri della Locride.  A mio modesto parere, andrebbe considerata di più la parte sana e onesta della popolazione, non solo l’ “onorata” società che rappresenta il 5% della popolazione e non il 27% come sostiene qualche magistrato che vende antindrangheta. Quando si parla di fuga dei cervelli, secondo me viene dimenticato che la lotta alla mafia da queste parti viene affrontata con metodi militari: la gente resta in mezzo, a suo rischio e pericolo, e senza una vera stategia non ci può essere un futuro.
Questo si chiede, nient’altro, una chiara strategia contro le criminalità, uno studio del fenomeno, un coinvolgimento delle persone oneste, una battaglia che poggi le sue basi sulla cultura, sullo sviluppo e sull’occupazione. Senza queste mosse non c’è futuro, la guerra è persa, la gente ha bisogno di sentire lo Stato vicino, di sentire che può iniziare un percorso per eleggere delle persone che potranno rappresentare questo territorio. Le menti migliori o scappano oppure lavorano fuori da contesti pericolosi; la pubblica amministrazione è un contesto pericoloso, la facilità di essere etichettato come il male è estrema, vedi il caso Meduri descritto la scorsa settimana. Per sconfiggere le bestie serve usare quello che le bestie non hanno: il cervello, l’unità di intenti e l’entusiasmo di un futuro migliore.
Penso che oggi serva qualcosa di concreto, meno ridicolo di una firma in un registro che attesti la nostra non mafiosità, più serio, per scrivere una nuova pagina per la Locride che cresce.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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