Il garantismo non è una scelta ma un dovere

Dom, 27/07/2014 - 15:49
Sentenza recupero/ bene comune

Personalmente non sono “innocentista”, sono un garantista convinto. Sempre e con chiunque.
L'ex sindaco di Siderno, ingegner Sandro Figliomeni è stato condannato a 12 anni di carcere, Rocco Femia, già sindaco di Marina di Gioiosa a 10. Si trovano in carcere l'ex consigliere regionale Cosimo Cherubino, l'ex  assessore provinciale Rocco Agrippo, l'ex sindaco di S. Luca Sebastiano Giorgi ed un suo assessore.
Inoltre una quarantina tra ex ed attuali consiglieri regionali, ex sindaci, consiglieri comunali ed assessori sono indiziati di aver intrattenuto rapporti con la ndrangheta. Una decina di Comuni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa mentre in due opera la commissione di accesso. Spesso, parliamo di reati associativi quindi con confini molto labili .
Questa è la Locride.Bisogna spostarsi in Afghanistan o in Birmania per trovare una situazione analoga.
Premetto ancora: i miei rapporti con le persone citate sono state di mera conoscenza istituzionale ma mi indigna il silenzio di quanti li hanno votati,li hanno candidati e sostenuti, hanno amministrato con loro ed insieme a loro e adesso fanno finta di non conoscerli. La viltà e l'omertà sono due facce della stessa medaglia. Noi siamo di altra pasta ed appartiamo ad altra storia.
Nei giorni scorsi s'è concluso  il processo “Recupero bene comune”. La sentenza del tribunale non ha avuto lo stesso clamore mediatico degli arresti. Non pretendo di giudicare la sentenza non avrei né titoli , né le capacità. Mi limito ad alcune osservazioni:
Su 55 imputati , ben 27 sono stati assolti (49,3%) Molti di loro erano in stato di detenzione da circa quattro anni: millecinquecento giorni di carcere anni da innocenti. Non credo ci sia bisogno di alcun commento.
Tra i condannati alcuni hanno avuto una pena inferiore al tempo trascorso già trascorso in carcere.
Tralascio ogni considerazione di carattere umanitario, mi limito a sottolineare che per tutti costoro, se le sentenze verranno confermate, lo Stato pagherà milioni di euro per ingiusta detenzione.
Fondi tolti alla prevenzione, alla occupazione, all'istruzione, allo sviluppo della Calabria e dell'Italia.
Infine se una persona trascorre in carcere quattro anni da innocente il rapporto con lo Stato e con la società sarà gravemente compromesso. Infatti è molto probabile che la ndrangheta eserciterà su l'ex detenuto una autorevolezza pari all'ostilità maturata in carcere nei confronti dello Stato. Infine è molto frequente che i rapporti stretti nelle galere continueranno anche dopo la liberazione.
Così una operazione concepita per reprimere la ndrangheta finisce oggettivamente per rafforzarla.
Sono state rispettate le garanzie costituzionali?
È la sentenza stessa a dirci di no.
John Gotti, capo della mafia americana, s'è presentato al processo da uomo libero. È stato condannato ed è morto in carcere.
Al Capone, il più pericoloso tra i gangster americani, ha assistito al suo processo da imputato seduto accanto al suo avvocato e godendo dei suoi diritti di cittadino americano sino al momento della condanna.
Sarà un caso ma la mafia americana è stata debellata quella italiana è diventata più forte.
Non può essere un “giusto processo” se l'imputato è rinchiuso in carcere da anni e l'accusa ha mezzi e tempo per ricercare prove per la sua condanna.
I giudici dovrebbero maturare i loro convincimenti in dibattimento, attraverso un libero confronto tra accusa e difesa messi sullo stesso piano.
In questo, come in altri processi, soprattutto in Calabria, l'accusa è stata libera di cercare le prove contro gli imputati disponendo dell'immenso apparato repressivo. L'imputato è stato in carcere.
Ripeto: è un giusto processo?  No! Così si condiziona e si manomette il processo stesso! È una sfida tra un gigante armato e un uomo ammanettato ed esposto in gabbia.
Questi metodi orrendi valgono soprattutto in Calabria, o comunque nel Sud.
Gli imputati del processo Mose, che hanno mosso una mole di denaro superiore a quello di mille cosche assisteranno al loro processo in un regime di libertà. Lo stesso succede a Milano per l'inchiesta su l'Expo 2000. Berlusconi aveva sulle spalle sette anni di carcere. Oggi è stato assolto ma s'è potuto difendere da uomo libero.
Una procedura sostanzialmente e formalmente corretta.
La legislazione straordinaria è adottata soprattutto al Sud. Proprio per questo, oggi come ieri, il garantismo è parte della questione meridionale e, in linea storica, è patrimonio del movimento democratico anche se una parte della sinistra  lo rinnega per miopia, convenienza e cinismo.
Si dirà che i magistrati non si divertono ad arrestare le persone. Certamente è vero. Un magistrato serio, preparato, maturo, umano non arresta una persona se non in caso di assoluta e conclamata necessità. Spesso lo fa con sofferenza. Tuttavia non si può negare che molti magistrati, soprattutto tra coloro che sono alla spasmodica ricerca di pubblicità, provano un forsennato brio nel privare una persona della libertà. Avvertono un perverso godimento perché sentono nelle loro mani un potere straordinario, a volte di vita o di morte che li rende diversi dai comuni mortali. È il delirio di onnipotenza del potere quando questo non viene bilanciato da regole, contrappesi e sanzioni che, in questi casi, non esistono.
La sentenza “Recupero bene comune” ci conferma che la carcerazione preventiva quando, come in questi caso, si protrae per anni è una barbarie ed è dimostrazione che non si può parlare di “giusto processo” quando una delle parti è messa in condizioni di non potersi adeguatamente difendere.
In appello l'inchiesta potrebbe essere ancora ridimensionata.
Chi è garantista non si sente un sindacalista della 'ndrangheta, né dei fuorilegge ma erede di quanti hanno combattuto per la libertà, la democrazia e la Costituzione. Ripeto, io sono garantista, non innocentista. Difendo un patrimonio di valori che è costato sangue, carcere, lotte e che oggi viene messo in seria discussione.
Infine è bene che si abbia l'assoluta consapevolezza che la lotta alla ndrangheta non può essere vinta se non da uno Stato giusto e che nessuna emergenza può costringere lo Stato ad abbassarsi ai livelli delle organizzazioni criminali che è chiamato a combattere.
Quando questo succede è la fine della civiltà.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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