Il gioco di “Morra”

Dom, 19/05/2019 - 11:00

Leggevo che dal 1957 non si vedeva un mese di maggio così freddo, un’anomalia climatica strana che appunto si verifica solo dopo lunghi periodi di normalità. Normalità, questa non è proprio una stagione normale, da nessun punto di vista. In politica ci sono stati eventi che mai si erano verificati. Dal governo giallo-verde, anomalia tra le anomalie al Consiglio dei Ministri svolto in Calabria e fuori da Palazzo Chigi, al de… cretino sanità partorito da questo governo. Ma sicuramente l’atto più stravagante che questo governo del cambiamento abbia prodotto è la vicenda che vede protagonista il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, vicenda denunciata mercoledì nella sala stampa della Camera dei deputati, Roberto Occhiuto, vice presidente vicario di Forza Italia, l’onorevole Jole Santelli, vicepresidente della stessa Commissione presieduta da Morra, e Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato. La vicenda era stata, in qualche modo anticipata nei giorni scorsi da una dichiarazione di Roberto Occhiuto a proposito delle indagini sul fratello, Mario, coinvolto insieme al governatore Mario Oliverio, in cui il vice presidente vicario di Forza Italia faceva riferimento a un “dirigente politico” che, improvvisatosi nei panni di investigatore, non si era preoccupato di lasciare le proprie impronte digitali.
Ma vediamo nel dettaglio quanto verrà denunciato in conferenza stampa, pubblicamente, affinché non solo i cittadini calabresi, ma tutta la comunità nazionale sappia cosa succede in Calabria. Occhiuto dichiara: “Non è una conferenza stampa che ha per oggetto il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, ma il senatore Nicola Morra, oggi presidente della Commissione antimafia. Nella documentazione allegata ad alcuni provvedimenti penali che vedono indagati soggetti, tra cui il sindaco, abbiamo rintracciato un verbale della Guardia di Finanza che dice che il senatore Morra, il 20 febbraio 2018 si è recato presso il comando della Guardia di Finanza di Cosenza, alle 22 di sera, e dunque in un orario assai insolito, per depositare un DVD, con dentro un’intercettazione ambientale, avvenuta nel soggiorno di casa sua, dove lui stesso aveva invitato un indagato (l’ex segretario del sindaco di Cosenza, Giuseppe Cirò), denunciato dallo stesso Occhiuto per aver fatto la cresta sui rimborsi elettorali. A questo incontro c’era oltre a Cirò, il candidato a sindaco del Movimento 5 Stelle Gustavo Coscarelli e un perito della Procura di Cosenza, in un procedimento connesso, oltre al senatore Morra che a loro insaputa, registra un’ora e mezza di conversazione. Questo accadeva il 15 febbraio. E Morra aspetta 5 giorni per recarsi poi il 20 febbraio alla Guardia di Finanza e consegnare al maresciallo della Finanza il DVD. Lo stesso maresciallo che poi Morra distacca presso la propria segretaria come segretario del presidente della Commissione Antimafia. Qualche ora dopo il procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini, apre un fascicolo e ordina alla Guardia di Finanza di sbobinare il contenuto di questa conversazione. Guarda caso il procuratore Manzini, viene chiamato da Morra come consulente alla commissione antimafia che apre un fascicolo sulla questione.”
Da queste dichiarazioni si evince che un presidente della Commissione Antimafia, un maresciallo e un magistrato si sono organizzati per mettere in piedi una struttura inquirente parallela allo Stato. Non è ammissibile, se queste dichiarazioni corrispondono al vero, che questi tre soggetti si trovino insieme a lavorare nella Commissione antimafia. Hanno lasciato le loro impronte digitali, evidentemente convinti di godere di un’impunità. Questo è l’aspetto che mette maggiore paura: se chi dovrebbe garantire la legge, la usa a proprio uso e consumo, allora possiamo anche emigrare tutti, perché per questa terra non c’è più speranza. È evidente che qualcosa non torna se i due unici candidati a governare la Calabria, dal momento in cui hanno annunciato la candidatura, sono stati raggiunti da più avvisi di garanzia, anche per fatti che poi non sono stati confermati dai giudici. Sembra casuale, e speriamo che lo sia, ma il sospetto che in Calabria ci sia una strategia della tensione che tende a togliere la fiducia verso i due candidati al governo regionale è reale. La sensazione per chi racconta la politica da anni è che ci sia qualcuno che sta giocando “alla morra” con il destino di questa terra, e noi cittadini, possiamo solo sperare che escano i numeri giusti.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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