Il muro è infranto

Dom, 21/12/2014 - 16:13
Il convegno di domenica scorsa ha evidenziato le potenzialità di un territorio che deve imparare a ragionare in termini comprensoriali

Siderno e Locri sono un unico centro abitato. Mettetevelo bene in testa.
La domenica che il nostro settimanale ha voluto dedicare al tema “fusione dei comuni” non ha avanzato nessuna idea inedita, ma ha voluto sottolineare quanto tale iniziativa debba essere fatta in tempi brevi se vogliamo che il nostro territorio rialzi la testa. Sono questi i punti nodali dell’introduzione del nostro direttore Antonio Tassone, che sogna un futuro in cui la parola “Calabrese” non venga più detta in termini spregiativi, ma sia il complimento sincero di connazionali che ci invidino e ricordino le nostre qualità.
La Locride sogna che le parole di Tommaso Campanella, riportate nel discorso del direttore vendite della “Riviera” Rosario Condarcuri, sottolineanti le eccellenze di un territorio che dovrebbe essere menzionato per primo in quanto culla della civiltà italica, diventino verità riconosciuta da tutti. La Locride sa che questa operazione sarà lunga e complessa, che siamo abbandonati a noi stessi e non basterà un dibattito di due ore per risolvere magicamente la questione. Ma la Locride sa anche che questo è un ottimo punto di partenza. L’unico punto di partenza possibile.
L’unione dei comuni della Valle del Torbido attualizza un tema che ricorre dalla fine degli anni ’60, dibattuto in modi diversi e per le necessità più svariate. Per quanto gli attori coinvolti siano cambiati, tuttavia, il tema è sempre lo stesso: fare fronte ai comuni problemi della Locride significa unificare l’apparato politico-amministrativo.
Semplice, vero?
Non proprio; e le decadi trascorse dal momento in cui questa idea è apparsa per la prima volta in un documento ufficiale a oggi paiono testimoniare questa difficoltà. Il campanilismo dei comuni del nostro territorio ha più volte rallentato un’unità di intenti che sapeva di avere un nemico già nell’apparato burocratico e nel desiderio di dominio più volte espresso dagli amministratori reggini, troppo interessati a portare avanti il progetto “città metropolitana” per preoccuparsi  della periferia.
Alle porte del 2015, però, farsi rallentare dal campanilismo e supportare una strategia di rottura pare più che mai anacronistico, a maggior ragione quando le buone pratiche coincidono con le buone intenzioni e la crisi, che ci ha tirato un ulteriore calcio in faccia quando già eravamo in ginocchio, ci ha fatto salire una rabbia che dobbiamo riuscire a tramutare in sana voglia di riscatto e non in semplice desiderio di vendetta.
La scelta di ospitare una manifestazione così importante al Centro Sportivo Kampus non è stata casuale. I vertici di “Riviera”, che si sono occupati dell’aspetto organizzativo, non hanno scelto l’edificio per la sua bellezza o perché, dalle ampie finestre della stanza in cui il convegno ha avuto luogo, i nostri ospiti potevano godere di una vista mozzafiato, che garantiva di abbracciare con un solo sguardo il Mar Jonio, a sinistra, e l’Aspromonte, sul quale si ergeva orgogliosa Gerace, a destra. La significatività del luogo si traduce nel suo essere perfettamente equidistante dalla Locri di Giovanni Calabrese, che ha invocato con fermezza la realizzazione di un tale progetto, e la Siderno dell’assente commissario Tarricone, chiamato fuori città da impegni di ben altra rilevanza.
L’Italia è uno Stato al collasso, costretto ad affrontare problematiche economico-amministrative di una gravità inaudita. È naturale che la Locride, nolente fanalino di coda del Paese, abbia subito più di altre zone lo schiaffo di una condizione drammatica, ulteriormente aggravata da quanto accaduto in queste settimane a Roma. Stanchi di essere trasportati dalla corrente, mai come oggi i cittadini locridei dovrebbero fare quello sforzo necessario a garantire un futuro ai propri figli, sentendosi parte di una macchina sì difettosa, ma in grado di ripartire anche grazie al loro impegno. Le considerazioni di Francesco Carnuccio, esperto del settore giuridico ed ex sindaco di Locri, partono proprio da questi presupposti e dall’accoglienza che una zona amministrativamente dispersiva come la nostra debba riservare a proposte di legge come quella del ministro Delrio. L’accorpamento, l’unione o la fusione di più comuni, sono infatti la declinazione di una stessa normativa che possa garantire l’abbattimento delle spese, incrementare l’efficienza dei servizi e creare un ente territoriale-giuridico che possa dialogare direttamente con la Regione.
Il vero punto di forza di questo atto? È a costo zero!
Le spese di due, quattro, otto, dieci comuni potrebbero diventare le spese di un’unica zona conurbata, un grande agglomerato dalla massima efficienza la cui amministrazione sia affidata a un collegio di rappresentanti in grado di riportare con celerità le esigenze di ogni zona dell’hinterland all’organo centrale. Ciò di cui stiamo parlando non è un semplice accorpamento tra Siderno e Locri che, per numero di abitanti, stando alla legge Delrio, potrebbero anche evitare l’unione, ma un vero e proprio agglomerato che faccia del frutto della fusione tra le due città un solido punto di riferimento per i paesi limitrofi. L’urgenza della messa in pratica di questa norma è dettata dall’incombere della resa effettiva dell’area metropolitana che, come paventato dal sindaco Calabrese, rischia di metterci ulteriormente da parte continuando a trattarci come “coloni” e dimenticando le nostre esigenze, alle quali dobbiamo dare voce anticipando le mosse di Reggio Calabria.
Ciò che ha impedito fino a oggi la realizzazione di questo progetto è da ricercarsi nelle continue modifiche alle normative urbanistiche apportate negli ultimi ventisei anni. In questo lasso di tempo, ha sottolineato il senatore ed ex presidente della provincia di Reggio Calabria, Pietro Fuda, Siderno e Locri sono state indicate dapprima come locomotiva della ripresa calabrese per poi essere escluse dal progetto di realizzazione delle “Zone Franche Urbane” (aree infra-comunali contenenti almeno 30.000 abitanti, sulle quali operare un processo di defiscalizzazione che garantisca lo sviluppo delle piccole e medie imprese, favorendo la crescita economica).
La lungimiranza degli amministratori che, già negli anni ’60, avevano immaginato un’unione dei comuni, era stata azzerata da uno stupido numero, che ci avrebbe fatto perdere il primo treno, colto all’epoca dall’unione dei comuni da cui nasce Lamezia Terme, oggi centro forse più importante della Calabria.
Perché oggi queste prospettive sono di nuovo concrete? Innanzitutto perché è iniziato il cablaggio dei comuni, che dovrebbe incrementare, anche per i più piccoli centri della Locride, l’efficenza comunicativa, il risparmio energetico e il rispetto dell’ambiente. Si tratta di un obiettivo già raggiunto dalla piana di Gioia Tauro venti anni fa e, probabilmente, non ci sarà riscontro immediato per la cittadinanza. Avere anche un piccolo comune meglio collegato al resto del Paese grazie a una linea telefonica e informatica più efficiente, però, costituisce un passo importante verso la fusione degli enti locali di cui stiamo discutendo. La possibilità di sviluppo in questo ambito, inoltre, potrebbe garantire anche al nostro territorio di entrare a far parte delle “Zone Economiche Speciali” (una regione geografica che possa fregiarsi di una legislazione economica differente rispetto a quella della nazione di appartenenza per favorire l’investimento di capitali stranieri), che garantirebbe il reperimento dei fondi utili a completare le infrastrutture di cui ancora necessitiamo.
Tutto questo deve essere compiuto senza dimenticare un corretto investimento dei fondi già presenti e, soprattutto, esprimendo concretezza anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini, finora tenuti fuori da questo progetto amministrativo. Dal canto loro, gli amministratori reggini, comprendano una volta per tutte che l’area metropolitana che vogliono andare a creare non è la propria città di appartenenza ma la periferia, motivo per il quale la Locride, che nel frattempo deve impegnarsi a risollevarsi con le sole proprie forze, dovrà riacquistare visibilità agli occhi della Provincia, convincendola a indire bandi e a trovare fondi utili a permetterle di affrontare le sue necessità.
La mancanza di un rappresentante territoriale a Palazzo Campanella a seguito delle ultime elezioni regionali non deve scoraggiarci, ma essere incentivo al progresso e al perseguimento di un obiettivo che rincorriamo da mezzo secolo. Che si cominci a ragionare come cittadini di una grande comunità, come individui che sentono di appartenere non più a Siderno, Locri, Agnana, Canolo, Gerace, Antonimina, Portigliola, Sant’Ilario o Ciminà, ma a un grandioso centro conurbato  di 40.000 abitanti che si fregi del suo sole, del suo mare, della sua montagna, della sua storia meravigliosa! Non vogliamo più perderci in stupidi e tendenziosi campanilismi, ma sentire solo di cittadini che, facendo appello alla loro risorsa più grande, quella solidarietà che non ha eguali nel resto del Paese, comprendano che i problemi di un comune sono quelli dell’altro, che le risorse di un paese sono quelle di tutti.
Non possiamo più fossilizzarci sulla storia politica del nostro territorio o sulle differenti ideologie politiche, perché questo atteggiamento rischia di farci aspettare un aiuto che difficilmente arriverà o che, comunque, non sarà risolutivo.
Raccogliamo le idee, raccogliamo le forze, facciamoci guidare da persone capaci, come gran parte dei nostri sindaci si sono dimostrati in questi mesi e rimbocchiamoci le maniche affinché questo progetto possa realizzarsi. Facciamo in modo che le nostre convinzioni cambino, affinché i nostri figli possano crescere in un territorio nel quale è possibile trovare tutto, ricco di mezzi e non solo di risorse. Ricordiamo il 14 dicembre 2014 come il giorno della rinascita della Locride e non soltanto come l’ennesima iniziativa che ha fatto un buco nell’acqua. Non aggiungiamo i nostri nomi all’albo delle dichiarazioni di intenti.
Abbattiamo il muro. Costruiamo il futuro.

Autore: 
Jacopo Giuca
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