Il rosa di Rebor lascia il segno anche a Roccella

Dom, 08/07/2018 - 11:00

Ci siamo spesso occupati d’intervistare giovani ragazzi/e che sono riusciti nell’intento di trasformare la loro passione artistica in lavoro. Questa settimana abbiamo incontrato l’artista Marco Abrate, in arte Rebor, invitato dal comune di Roccella Ionica, in occasione del Meta, a realizzare un’opera sul lungomare.
Che cosa rappresenta l’installazione di Roccella e che cosa volevi comunicare?
L’opera s’intitola AQUA-r-IUS e rappresenta la nave lasciata fuori da porti italiani lo scorso mese. Ho volutamente spezzato ed evidenziato in maiuscolo le parole AQUA e IUS, indicando la legge del mare che impone, a qualunque imbarcazione, di aiutare e salvare chi si trova in pericolo.
Che cos’è l’arte per Rebor e come nasce questa tua passione?
La mia famiglia si è sempre occupata di arte, quindi posso dire che ci sono nato con questa passione. Ho sempre avuto a disposizione la libertà e gli strumenti per esprimermi e questo mi ha facilitato anche nella comunicazione con il mondo, eliminando la difficoltà che mi creava la dislessia. L’arte, quindi, è per me una fondamentale forma di espressione, a cui chiunque dovrebbe potere accedere.
Sei solito trattare diverse tematiche sociali all’interno delle tue opere. Su che cosa ti sta concentrando ultimamente?
Un’opera d’arte esprime sempre qualcosa, anche quando vuole volutamente negarne il significato. L’arte per me ha anche una valenza sociale e gli artisti devono essere capaci di scuotere le persone. Il tema a cui sto lavorando da tempo è quello relativo alla “società frammentata” che prevede da un lato l’utilizzo della metodica, ovvero lavorare con i resti, con le incrostazioni e le forme che ne derivano, dall’altro la sintesi degli egoismi e l’incomunicabilità che oggi tutti noi viviamo.
Il rosa è il colore predominante di alcune tue opere. Che cosa vuoi trasmettere attraverso il suo utilizzo?
Siccome ho un passato da writer, ho osservato che sia nei graffiti che nella pubblicità l’utilizzo del rosa cattura l’attenzione, per questo ho iniziato a utilizzarlo su una serie di opere. Il ciclo “Cabinets contemporains”, ad esempio, ha previsto una serie di piccole incursioni nei bagni dei più grandi musei, all’interno dei quali ho lasciato una versione “riveduta e corretta” di alcune mie opere, aggiungendo sempre un elemento rosa.
Il tuo percorso artistico ti avrà permesso di entrare in contatto con diversi artisti e confrontarti con essi. Chi di loro ha saputo trasmetterti quel qualcosa che mancava al tuo repertorio?
Ci sono varie personalità alle quali mi sono ispirato in maniera più o meno indiretta: fin da piccolo mi hanno affascinato i film di Tim Burton, mi sono rifatto a Basquiat, Haring e Warhol quando facevo graffiti, a Damien Hirst, Cattelan e Banksy per le mie ultime opere. Ma in generale da tutta la storia dell’arte ricavo idee e suggestioni.
Il comune di Roccella Ionica ti ha invitato a installare una tua opera in occasione del Meta. Che cosa ti ha sorpreso del nostro comprensorio e come valuti il panorama artistico calabrese sulla base di questa tua esperienza?
Ringrazio il comune di Roccella Ionica per l’invito e l’opportunità che mi ha offerto. Ho gradito soprattutto l’ospitalità e l’accoglienza che la gente e i luoghi mi hanno riservato. Riguardo il panorama artistico calabrese mi auguro di poterne approfondire la conoscenza in altre occasioni per poter farmi un’idea più approfondita. Al momento rischierei di dare un giudizio troppo superficiale.

Autore: 
Gaetano Marando

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