Il sistema corruttivo a Milano

Lun, 01/02/2016 - 12:11

Una delle pagine nere delle indagini sul malaffare nella Milano da bere non ha riguardato solo la presenza di consorterie della ’ndrangheta della Locride impiantate e operanti nell’hinterland meneghino. Tra le indagini coordinate dalla locale procura vi è una che ha trovato origine a seguito del rinvenimento della contabilità occulta di una società da dove è emerso, secondo gli investigatori, come una delle prassi sistematiche operative, seguite nella cura degli affari di impresa, fosse quella di remunerare indebitamente pubblici ufficiali a vario titolo coinvolti nelle iniziative sociali.
Dunque, partendo da quegli spunti, costituiti per lo più da “voci di spesa” prive di giustificazione lecita, annotate a fianco della contabilità relativa a questa o quella operazione in corso, seguiva un’attività di indagine che – anche grazie al contributo confessorio di imprenditore – permetteva di mettere in luce un vero e proprio sistema di corruzione.
Dal racconto dell’imprenditore viene rappresentata una situazione di assoluta e grave illegalità.
Sullo sfondo di un sistema, appena tratteggiato ma chiaramente visibile, di rapporti politico-imprenditoriale sistematicamente costruiti sull’illegale favore reciproco, l’imprenditore I. rappresenta di avere avuto letteralmente a libro paga due pubblici ufficiali. Ciascuno di essi, in relazione alle reciproche sfere di competenze ed influenza, si mette a disposizione dell’imprenditore, in cambio di pagamenti di denaro e promesse di retribuzione a percentuale sui guadagni illecitamente procurati al corruttore. La naturalezza con cui I. ipotizza somme a favore dell’uno e dell’altro, in ragione di ogni singola pratica da trattare, denota l’abitualità in quel tipo di comportamenti e la possibilità di contare indiscriminatamente sui due uomini delle (almeno formalmente) istituzioni. Il campo di operatività del pubblico ufficiale “1” è vastissimo, tanto che da una posizione privilegiata accelera pratiche e favorisce il gruppo di I.; ma “1” ha anche un consolidatissimo rapporto all’interno della amministrazione comunale di un comune dell’hinterland di Milano, ove – quale membro del consiglio e della commissione edilizia nonché profondo conoscitore della macchina amministrativa e dei suoi attori (ad esempio di quel T. che si intasca 4000 euro difficilmente riconducibili ai suoi doveri di ufficio) – è pronto ad intervenire per ogni operazione edilizia di interesse di I..
Non meno inquietante il compito del pubblico ufficiale “2” il quale, non contento di favorire illecitamente I. grazie alla sua posizione di vertice, svolge il ruolo di dichiarato anello di collegamento con la moglie che è il sindaco di un comune del milanese per le necessità di I.: il tutto, ovviamente, dietro congrua ed indebita retribuzione.
Ebbene, questo quadro di (ormai) ordinario malaffare ha trovato puntuale corrispondenza nelle verifiche condotte dalla autorità inquirente. Il contesto in cui muove la vicenda complessiva. è, per l’appunto, quello di soggetti che mettono la loro intera rete di poteri e conoscenze al servizio dell’imprenditore disposto a retribuirli profumatamente.
Gli episodi narrati dall’imprenditore costituiscono condotte paradigmatiche del delitto di corruzione: I. promette soldi a pubblici ufficiali, per ottenere in cambio i loro servigi. E tanto basta e avanza per delineare, all’ombra della “Madonnina”, un rodato sistema corruttivo.

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