Il sud dell'Italia non potrà mai decollare

Lun, 01/12/2014 - 11:51

Innanzitutto mi presento. Mi chiamo Mazza Oreste, vivo a Gioiosa Jonica, in Via Maratà n.44. Sono titolare di una piccola impresa individuale con tre dipendenti e risulto iscritto alla CCIAA e al Registro delle Imprese di Reggio Calabria sin dal 14 maggio 1974.  Sì, sì, avete letto bene: 38 anni di sana attività in un’azienda specializzata nella distribuzione di prodotti agricoli, concime e mangime, fitofarmaci, e quant'altro necessario all'agricoltura di base con un'esposizione di 1000 metri di magazzino. L’azienda è, inoltre, specializzata nella fornitura di un elevato servizio di consulenza, attraverso un aggiornamento costante e continuo del proprio personale su tutte le innovazioni tecnologiche. Or bene, chi legge in modo critico capisce che questa è un'attività che risente dell'andamento delle stagioni, con alti e bassi nella commercializzazione di prodotti specifici; capirà anche che è una vera “impresa” tenersi aggiornati e avere un magazzino che sia in condizione di far fronte a tutte le esigenze e richieste degli agricoltori. Ne discende che il ricorso al credito bancario è — da sempre – una componente imprescindibile del bilancio di esercizio della mia azienda.  All’apparire dei primi sintomi della crisi che sta strangolando l'Italia (e il meridione in particolare) precisamente nel mese di novembre del 2011, su suggerimento e d'accordo con specialisti del settore, ho pensato che fosse giunta l'ora di procedere a una ristrutturazione dei debiti aziendali, e in particolare ai debiti di finanziamento provenienti dalla principale banca dl riferimento: UNICREDIT spa.

Dicevamo era il lontano 2011. Mi sono preoccupato per tempo chiedendo un colloquio con l'allora dirigente della filiale di riferimento; quando questi ha pensato di potermi finalmente ricevere, ho esposto le mie considerazioni chiedendo una ristrutturazione del mio credito per una normale attività, così da avere una minore incidenza di interessi passivi da pagare sui debiti a breve e ridurre l'esposizione debitoria della mia azienda in un tempo medio-lungo.  Il tutto, ovviamente, senza ledere in alcun modo le garanzie offerte all'importante istituto di credito. La mia proposta è stata positivamente valutata — almeno in apparenza –con tanto di stretta di mano e un bel “ci sentiremo presto e le faremo sapere”. 

Intanto il tempo scorre e gli interessi continuano per la loro strada. Da allora, nonostante i solleciti avanzati, nessun effettivo riscontro. Sul finire del decorso anno ricevo una visita inaspettata di un consulente-gestore dell'istituto di Credito in questione: di nuovo belle parole e strette di mano con l'impegno personale di affrontare e addivenire a una soluzione procedendonell’immediato con la riduzione dell'esorbitante tasso d'interesse: dal 13,60 % con capitalizzazione trimestrale al 12,00 %. Cosa che è avvenuta ma solo e soltanto per un trimestre… un contentino per il periodo dall’ 01.01.2014 al 31.03.2014, una vera presa in giro! Un tasso trimestrale di quest’entità rasenta la soglia di usura stabilita periodicamente dalla Banca d'Italia (riscontrabile dai siti ufficiali). E a questo punto una richiesta di risarcimento per anatocismo è stata d'obbligo! Così le banche italiane e gli operatori bancari del meridione trattano gli imprenditori onesti.

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