Incidenti stradali: quel senso di onnipotenza che non ci fa capire quanto siamo vulnerabili

Dom, 14/07/2019 - 13:00

Dopo l’ennesimo incidente verificatosi sulle nostre strade, una delle persone rimaste coinvolte ha ben pensato di sferrare un calcio nel costato al giovane che riteneva responsabile di quanto accaduto. A rendere ancora più grave il gesto, il fatto che questa persona fosse già accasciata a terra e fosse stata già accertata la necessità di far intervenire l’autoambulanza per verificare la gravità delle ferite che aveva riportato nello schianto.
È successo lunedì a Caulonia, in una serata in cui la forte canicola estiva che affligge in questi giorni il nostro comprensorio ha evidentemente fatto perdere di lucidità i conducenti dei mezzi rimasti coinvolti nel sinistro. Ma il verificarsi di incidenti anche gravi sulle nostre strade e l’aggressività al volante, sia chiaro, non è certo causata dal caldo.
I comportamenti sconclusionati di chi sale in macchina, nel nostro comprensorio, sono purtroppo all’ordine del giorno, e rendono per i pendolari della Locride, che raramente hanno altri mezzi all’infuori dell’auto di famiglia per spostarsi, una vera e propria lotteria viaggiare da una zona all’altra del nostro territorio. Tra chi cammina a centro strada, chi sorpassa in curva, chi corre troppo e chi invece va troppo piano per gustarsi il paesaggio, le nostre strade sono una vera e propria bolgia dalla quale non è sempre facile uscire illesi e non (solo) perché le nostre vie di comunicazione siano fatte male o la segnaletica sia vecchia o inesistente, ma soprattutto perché la gente è incosciente e menefreghista.
L’automobilista medio (non solo calabrese), pretende di guidare esattamente come passeggia sul lungomare o sul corso: va piano quando vede qualcosa che gli interessa, accelera quando ritiene di aver perso tempo, svolta all’improvviso e senza segnalare quando si rende conto che deve cambiare strada, pretende di parlare al telefono gesticolando e manda affanculo chiunque si comporti esattamente come lui. È egoista, prepotente, nervoso, non riconosce le proprie responsabilità e, quando succedono le disgrazie, convinto che tanto le cose accadano solo agli altri, bolla rapidamente la questione attribuendo la colpa ai telefoni, alla strada o, perché no, allo Stato. Lo Stato che utilizza il deterrente dei posti di blocco, degli autovelox o dei controlli a campione, infatti, diventa per l’automobilista medio non uno stimolo a comportarsi in maniera maggiormente disciplinata, ma un “deterrente d’area”, ovvero un elemento che lo convince a rispettare il codice della strada solo entro il suo raggio d’azione. Mi spiego meglio: è risaputo che, dopo la tragedia della SGC Jonio-Tirreno, in cui hanno perso la vita quattro ragazzi di Siderno e un padre e un figlio di Platì a causa dell’alta velocità, siano stati installati lungo la via di comunicazione che unisce le due coste calabresi alcuni autovelox che dovrebbero garantire maggiore sicurezza agli automobilisti che viaggiano sulla lingua d’asfalto. Ciò ha per caso impedito ai guidatori di correre? Niente affatto, perché siccome l’automobilista medio egoista, prepotente e nervoso si crede anche più furbo degli altri, si è semplicemente adattato alla nuova condizione percorrendo la strada a una media oraria ben più elevata dei 90 km/h prescritti dalla legge, per poi, in prossimità degli autovelox, inchiodare al fine di ridurre la velocità fino al sorpasso del dispositivo di controllo. Tale atteggiamento, che ignora qualunque norma di sicurezza prescritta dal codice della strada, è certamente uno dei motivi per cui il calo degli incidenti sulla SGC dall’introduzione degli autovelox non è poi stato così drastico come ci si poteva auspicare e concorre naturalmente, assieme a tutti i controsensi imboccati e a tutti gli stop non rispettati, a far pagare agli automobilisti calabresi le polizze auto più elevate d’Italia. Sono arrivato alla conclusione che tale evenienza, di per sé odiosa soprattutto in un territorio in cui i mezzi di locomozione sono molti meno di quelli che si muovono al nord, è d’altro canto resa necessaria da tutto questo insieme di comportamenti, spesso dettati dal senso di sicurezza trasmessoci dalla certezza di avere delle conoscenze. Avere la certezza che, anche dovesse accadere qualcosa di spiacevole, il tal carabiniere potrebbe mettere una parola buona, il titolare del carro attrezzi è amico di famiglia e il carrozziere ci possa riservare un trattamento di favore, ci rende decisamente più spensierati, mentre siamo al volante. Ma, ahimè, essere più spensierati va spesso di pari passo con l’essere anche più indisciplinati, con il prendere le cose più alla leggera… e questo senso di onnipotenza, talvolta, provoca disgrazie inimmaginabili, che rovinano la vita di intere famiglie.
Ricordare che, quando ci si mette al volante, si sta maneggiando un’arma fatta di almeno 1.000 kg di lamiera che, rispettando i limiti, in città, divora 14 metri di strada al secondo, dovrebbe costituire un deterrente sufficiente a guidare in maniera oculata, ma è evidente che la definizione di homo sapiens sapiens ce la siamo data per superbia, non perché siamo effettivamente intelligenti.
La conformazione delle nostre strade, il traffico e le distanze del nostro comprensorio, non sono tali da garantire grandi guadagni di tempo guidando in maniera spericolata; tutt’altro. Se avete il piede pesante fate questa semplice prova: cronometrate il tempo che impiegate a percorrere un tragitto abituale con il vostro solito stile di guida e, all’occasione successiva, fate lo stesso semplicemente rispettando i limiti di velocità. Sono pronto a scommettere che non perderete più di un paio di minuti, con la differenza che avrete risparmiato carburante, avrete inquinato meno, non avrete messo in pericolo voi stessi e gli altri e sarete arrivati un po’ più rilassati a destinazione, facendo diminuire drasticamente le possibilità di prendere a calci il ragazzino che vi avrà tagliato la strada in bicicletta.
Ah… e un’altra cosa: quando affrontate una rotonda dovete dare la precedenza PRIMA di imboccarla, non fermarvi nel mezzo.

Autore: 
Jacopo Giuca
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